Baby Keem è davvero la Next Big Thing del Rap Americano?

Il cappuccio è sugli occhi e lo sguardo è rivolto in basso: Keem rappa sottovoce una strofa a cappella, sembra più riflessivo e dimesso rispetto al solito. Il video della sua strofa è stranamente scollegato dal cypher di freestyle che, con gli anni, è diventato un appuntamento fisso delle Freshman Class di XXL. La rivista americana, infatti, nella sua ambitissima selezione annuale di “nuove leve”, per il 2020 ha scelto dodici nomi tra i quali anche il suo, Baby Keem.

Il ragazzo, appena ventenne, in passato ha indovinato una o due hit, ha messo mano alle produzioni di diversi progetti TDE (tra cui la soundtrack di Black Panther e CrasH Talk di ScHoolboy Q) e con la pubblicazione di un paio di mixtape è riuscito già ad attirare molte aspettative su di sé.

Anche altri portali americani assicurano si tratti della Next Big Thing, sotto i suoi video gli ascoltatori sembrano essere della stessa idea. E deve essersi convinto dello stesso anche Kendrick Lamar quando ha deciso di prendere il cuginetto Keem sotto la sua ala, al punto da fare di lui il volto chiave di pgLang, il nuovo progetto che ha inaugurato da poco con il produttore Dave Free. Si sa ancora molto poco del progetto, anzi, quasi nulla. Ma se K.Dot sembra non aver dubbi sulle potenzialità del suo nuovo protè, può essere utile per noi interrogarsi su cosa giustifichi tante attese sul giovane Baby Keem. Ma partiamo dall’inizio.

Chi è Baby Keem?

Hykeem Carter nasce nel 2000 a Las Vegas e qui trascorre l’infanzia. Tuttavia nella cittadina del Nevada, a pochi kilometri dai casinò e dai night acchiappa-turisti, a dominare è la noia e una vera e propria scena musicale non c’è. Perciò Hykeem lascerà la città del peccato già nella prima adolescenza in favore di Los Angeles. E’ in questo periodo che comincia a scrivere, esercitandosi dopo la scuola su type beat trovati su YouTube e provando a registrare in cameretta i primi esperimenti.

Dai tentativi iniziali fino a pubblicare i primissimi pezzi il passo è breve: comincia quindi a caricare brevi progetti su SoundCloud a nome Baby Keem già attorno ai quindici anni. Il proposito di tenere nascosta la propria identità sarà accantonato in fretta con la pubblicazione dei primi videoclip sgranati, un anonimato rotto dall’omonima Baby Keem.

Il primo progetto a creare davvero curiosità attorno al rapper è il mixtape The Sound of Bad Habit del 2018; esso è prodotto in buona parte da Cardo (il produttore di Goosebumps o God’s Plan, per intenderci), con però alcuni contributi anche di Keem stesso.

I brani all’interno di Bad Habit risentono ancora della forte influenza di molto SoundCloud Rap che, con 808 distorti e testi ripetitivi, ha marchiato a fuoco la seconda metà del decennio scorso. Ciononostante, la peculiare voce di Baby Keem – volutamente mantenuta su un timbro infantile e sfrontato – si presta già ad alcuni esperimenti trap quasi industrial, così da restituire all’ascoltatore vari episodi piuttosto originali (Xmen, Gang Activities, So What, A New Day).

DIE FOR MY B*TCH e il successo

È in questo periodo che il nome di Baby Keem comincia ad apparire nei crediti di più di un progetto della label TDE: oltre ai già citati Black Panther e CrasH Talk, Keem presta il suo tocco anche a due tracce di Redemption di Jay Rock. Ma è soltanto con il suo secondo mixtape DIE FOR MY B*TCH, arrivato nel 2019, che Baby Keem svela la propria identità musicale. In DIE FOR MY B*TCH convivono difatti due anime diverse: a quella più divertita e sbruffona che già conoscevamo (MOSHPIT, FRANCE FREESTYLE, ROCKSTAR P), si aggiunge ora una vena più eterea, dove a farla da padrone sono atmosfere maggiormente sfumate; massiccia è qui la presenza di melodie attutite da filtri ed echi che premiano le basse frequenze,  così da regalarci scenari sospesi tra il sonno e la veglia, valorizzati dalla voce ipnotica di Keem (HONEST, INVENTED IT, BULLIES, ORANGE SODA).

Nei suoi brani il testo si dimostra quasi un accessorio di poco conto – si va dallo sberleffo “I can’t do two hoes no more just one at a time” di FRANCE FREESTYLE fino al ripetitivo nonsense “bitch i’m 50 Cent” in MOSHPIT – mentre sono proprio le atmosfere a rappresentarne il punto di forza: Keem non ha mai fatto mistero di esser poco interessato a diventare un grande liricista, prediligendo invece la costruzione di paesaggi sonori unici come i suoi beniamini Kid Cudi e Kanye West.

Assieme a DIE FOR MY B*TCH arriva anche il primo vero successo con il singolo ORANGE SODA che, partito in sordina, macinerà poi numeri importanti fino a diventare una hit a tutti gli effetti: il brano ad oggi conta più di 167 milioni di ascolti su Spotify.

Il rebus PgLang e il Keem di domani

Tutto quanto descritto fin qui sembra dirci ancora poco su chi sia quel Baby Keem che nel video di benvenuto nell’enigmatica pgLang – la nuova realtà di Kendrick Lamar e Dave Free – guarda il Sole senza paura di rimanerne accecato.

PgLang, a quanto leggiamo sul sito ufficiale, si propone come una comunità che: “speaks music, film, television, art, books, and podcasts – because sometimes we have to use different languages to get the point of our stories across. Stories that speak to many nations, many races, and many ages”.

Tuttavia, nonostante l’ambizioso manifesto programmatico, a quasi un anno di distanza dalla sua fondazione (era marzo 2020), a firma pgLang troviamo soltanto un paio di videoclip, un ciclo di spot per Calvin Klein e, infine, un doppio singolo (hooligan/ sons & critics). E’ importante sottolineare che in tutti e tre i lavori, Baby Keem è coinvolto in prima persona.

Ipotesi sulla vera natura di pgLang a parte, può essere utile soffermarsi sul doppio singolo hooligan/ sons & critics dello scorso Settembre. I due nuovi brani ripropongono le due anime di Hykeem conosciute fino ad ora, per cui la vena più notturna e assonnata presente in hooligan lascia presto il passo a quella più spensierata che si affaccia su sons & critics. Beninteso, si tratta di due brani che si ascoltano con piacere ma che, in fin dei conti, non ci dicono molto di più su chi sia Baby Keem e cosa dobbiamo aspettarci da lui in futuro.

Forse la risposta è contenuta nella copertina del doppio singolo che, con le sue diverse gradazioni di grigio, passa progressivamente dal colore più scuro a quello più chiaro. La sensazione è che per capire le reali potenzialità di Baby Keem ci manchi ancora di conoscere molte gradazioni intermedie. Ma confidiamo che Hykeem (e la pgLang) ce le riveleranno presto.

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