Abbiamo realizzato un’intervista a Vale Lambo in occasione dell’uscita del suo nuovo album Come Il Mare.

Sono passati due anni dall’uscita di Angelo e il rapper napoletano classe ’91, ha deciso di tornare con un progetto che incarna perfettamente la sua poetica.

Sedici tracce e otto featuring. Le emozioni e le esperienze di vita, vengono descritte con molta accuratezza e sensibilità, in un album in cui, la linea che divide l’alter ego e la persona, è estremamente sottile. Un lavoro nel quale la purezza e la pace del mare, convivono con l’imprevedibilità e il tumulto delle sue correnti.

Vale Lambo è fuori con il suo nuovo disco Come Il Mare. Noi di Rapologia lo abbiamo incontrato negli uffici di Virgin Records (Universal Music Italia).

A seguire ciò che ci ha raccontato. Buona lettura!

Ciao Vale, benvenuto su Rapologia. Sono passati due anni dall’uscita di Angelo. Già dal primo ascolto di questo nuovo disco si nota una maggiore profondità nell’affrontare certe tematiche come amore, amicizia e successo. Pensi che il tuo modo di approcciarti alla scrittura sia cambiato? Ci sono state delle differenze rispetto alla scrittura dei testi di Angelo?
«Si. Rispetto al periodo in cui ho scritto Angelo, il mio modo di scrivere è cambiato perché ora mi sento più sicuro di me stesso e dei miei mezzi. Ho imparato a centrare bene la storia e a focalizzarmi sull’argomento e sulle tematiche che voglio trattare in un pezzo.»

In un tuo post hai scritto che c’è stato un momento in cui la musica che ascoltavi era tutta uguale e che hai avvertito la mancanza di messaggi comunicati, quindi hai compiuto un’evoluzione interna. È cambiato il tuo modo di fare musica? Se si, come?
«Durante il lockdown, chiuso in casa da solo, ho avuto modo di riflettere su me stesso e ascoltare molta musica. Di tutto ciò che ho ascoltato, ad eccezione di Persona di Marracash, non mi è rimasto nulla. Quindi ho deciso di affrontare le tematiche del disco in modo più approfondito. Inoltre ho scoperto la passione per i libri e mi sono cimentato nella lettura di alcuni testi come le poesie di De Filippo, Pirandello e alcuni scritti buddhisti più spirituali.»

Abbiamo guardato il docu-film uscito per TIM VISION. Ad un certo punto un tuo amico ti descrive come una persona timida che però poi, una volta salita sul palco, cambia atteggiamento radicalmente. Come gestisci questo tuo lato caratteriale a livello lavorativo e nella vita di tutti i giorni?
«Diciamo che la mia convivenza con il personaggio Vale Lambo dura ormai da un po’ di tempo. Uno completa l’altro, sul palco o quando mi chiedono le foto si rivela il mio alter ego, mentre nelle interviste o nei dischi sono più intimo. Forse in questo disco, rispetto ai miei precedenti, sono riuscito ad essere meno schivo e ad aprirmi ulteriormente per trasmettere i messaggi. Questo fa si che la differenza tra Valerio e Vale sia sempre più sottile, quasi inesistente.»

Vale Lambo

Hai scritto su Instagram che “l’onestà è passata di moda e gli onesti camminano da soli”. Cos’è per te l’onestà?
«Io credo nella legge del Karma, quindi la furbizia rimane fine a se stessa, perché il male che queste persone compiono, prima o poi, gli si ritorcerà contro. Spero che Come Il Mare possa essere d’aiuto alle persone, così che possano capire che, oggi come oggi, l’onestà è tutto, e spero che l’onestà torni ad essere un valore primario.»

Il disco mette in risalto la profondità con la quale ti poni verso le esperienze belle e brutte della vita.  Pensi di esserti liberato di alcune sensazioni cupe di cui parli nel disco?
«Si. Con questo disco ho superato un periodo di down personale, dovuto a un blocco nella scrittura, a un problema contrattuale e a un momento difficile che riguardava mia madre.
Come Il Mare mi ha aiutato, mi ha liberato da queste difficoltà. La porta aperta nella copertina dell’album, rappresenta proprio una via d’uscita, un varco verso la libertà.»

Nei tuoi dischi è sempre molto presente il tema dell’amore, per il partner, per la famiglia e per gli amici. Trovi difficile scrivere di questo sentimento o senti la stretta necessità di parlarne?
«Sicuramente ho sempre sentito la necessità di parlarne. Nonostante io abbia iniziato la mia carriera da rapper con pezzi più trap, più “ignoranti”, penso di essere stato uno dei primi, a Napoli, a portare un mood un po’ più romantico. Il rap è un genere macho, dove prevale l’ego. Io ho voluto sdoganare questa cosa e ho deciso di aprirmi nei miei testi affrontando il tema dell’amore proprio perché, alla fine, anche noi musicisti, siamo comuni esseri umani. Ricollegandomi alla questione onestà e trasparenza, credo che mostrare e raccontare i propri lati del carattere e della personalità, aiuti gli ascoltatori a immedesimarsi meglio.»

Valentino è un omaggio a Pop Smoke. Pensi che la tua esperienza e le tue amicizie londinesi abbiano facilitato la produzione di questo pezzo in chiave drill?
«Certo. Ho vissuto tre anni a Londra, una città che sicuramente mi ha aperto la mente e mi ha fatto conoscere ciò che mi mancava a livello musicale. La drill in UK esiste da una vita, con Pop Smoke il genere è arrivato a tutti. Con Geolier abbiamo voluto fare un tributo a questa leggenda che purtroppo ci ha lasciati. Spero di poter tornare presto a Londra.»

Hai definito Neve con Carl Brave un esperimento. Pensi ci potranno essere altri episodi di questo genere?
«Neve è un pezzo che ho scritto con difficoltà, ma a me piacciono le sfide, quindi ci ho messo tutto me stesso. Yung Snapp mi ha proposto di provare a comporre un brano di questo genere, e io, che sono sempre stato affascinato dal pop e dall’indie, per il modo in cui vengono scritte le canzoni, ho deciso di accettare.La fase di scrittura non è stata immediata, proprio perché non sono abituato a generare questo tipo di testi. Spero di essere riuscito nell’intento e che il pezzo venga apprezzato dai fan. Sicuramente, in futuro, ci sarà la possibilità di fare altri brani di questo tipo.»

STATT ZITT, uno dei singoli estratti, è ispirato al sound dei ’90. Che teng’ a vere richiama un sound hip hop che oggi si sente poco. Pensi ci sarà un ritorno a queste sonorità?
«Lo spero. Io sono nato con Shot Caller di French Montana e musica di questo genere, che mi ha segnato e mi ha dato le basi per fare il rap che porto ora. Oggi si ascolta la trap ma spesso si dimentica da dove nasce il tutto, alcuni non sanno nemmeno chi sia stato Tupac, per me è inconcepibile. Io mi ispiro molto ai grandi, quindi penso che se loro riporteranno in auge le sonorità hip hop degli anni ’90, in Italia magari si potrà tornare a respirare di nuovo quella wave.»

Qualora ci sarà la possibilità di fare dei live prossimamente, come pensi di portare questo disco?
«Innanzitutto spero che si possano fare i live. Vorrei provare una formula di live che ho visto fare a Yung Lean, artista molto versatile che ho avuto l’occasione di ascoltare dal vivo a Londra. Un concerto in teatro, in cui la console era piena di rose e, ad ogni pezzo, Lean regalava una rosa ai fan lanciandole dal palco. Mi piacerebbe portare questo tipo di show, che si ricollegherebbe anche alle tematiche riportate in Come Il Mare.»

Per chiudere, quali ascolti ti hanno ispirato per comporre Come il Mare? 
«Io sono ispirato da molta musica diversa. Sicuramente ascolto molto Yung Lean, Chief Keef, Nas, French Montana e Fat Joe, ma anche la musica che mi hanno fatto scoprire i miei genitori come Celentano, Battisti, Renato Zero, Baglioni, Vasco Rossi. Chiaramente anche artisti napoletani come Gigi D’Alessio e Franco Ricciardi, che è presente all’interno del disco.»

Come Il Mare è fuori ovunque. Puoi ascoltare l’album, se vuoi, anche qui sotto in streaming:

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