Cosa succede quando sullo stesso palco salgono Barracano, Speranza e Massimo Pericolo? Noi eravamo presenti all’Alcatraz, e vi raccontiamo qui com’è andata. (Spoiler: benissimo).

“Stamm’ a fa’ proprio ‘na bella serata”, dice Speranza fra un brano e l’altro, e mi basta guardarmi attorno tra la folla per capire che ha ragione. Quella di ieri all’Alcatraz non è stata solo una bella serata (anche se probabilmente Mario Giordano non la penserebbe allo stesso modo), ma un grande party non proprio fra pochi intimi (un pienone tale non lo vedevo da tempo) i cui festeggiati sono stati Barracano, Speranza e Massimo Pericolo, che sono approdati a Milano per la quarta tappa del loro tour corale nei più importanti club italiani.

L’onore di infiammare il pubblico – verbo in realtà piuttosto improprio, visto che il calore che trasuda (nel vero senso della parola) e che si percepisce nell’aria già dalle lunghissime file all’ingresso è palpabile – è tutto di Rafilù aka Barracano con Il figlio di Scar, il suo album d’esordio uscito lo scorso 31 ottobre. Si parte decisamente in quarta con Dio nel Casertano, uno dei pezzi più crudi e forti del rapper campano, e si continua col piede sull’acceleratore con il primo degli svariati ospiti della serata: a portare un pezzo di storia di Roma sul palco di Milano a sorpresa c’è infatti il Chicoria, che accompagna Barracano in Vodka.

I motori sono oramai piuttosto caldi (in tutti i sensi, come dimostrano le numerose magliette che dal parterre volano on stage), e a raccogliere il testimone dalle mani di Barracano è il re indiscusso di Caserta, Speranza, che già solo con le prime note di Manfredi fa detonare il locale, per poi continuare fino all’attesissima Spall a sott senza perdere nemmeno un grammo di fotta e adrenalina.

Tra le sue barre poliglotte (un mix perfettamente riuscito di francese e dialetto campano) e un momento di musica balcanica – che Speranza dichiara essere uno dei suoi generi preferiti, a dimostrazione di quanto la sua musica sia una naturale commistione di culture diverse e lontane fra loro –, ad alternarsi sul palco ci sono altri due ospiti, Izi e Ketama126, con cui il rapper casertano ha collaborato rispettivamente in Ok e in Problema.

A chiudere la serata arriva poi Massimo Pericolo, talmente atteso che il suo nome riecheggiava già prima dell’inizio del live. Iconico nel suo piumino nero e nelle sue celeberrime orecchie da gatto, viene accolto con un boato ineffabile, amplificato dal fatto che ad occupare le prime file ci fossero i fedelissimi ragazzi di Brebbia. Il pubblico è in visibilio e non si perde nemmeno una parola dei pezzi di Vane, che su Ansia, Sabbie d’Oro e Scacciacani (da poco certificata disco di platino), viene accompagnato da quelli che ormai può definire degli amici: Ugo Borghetti, Generic Animal e Ketama. Per il gran finale poi non poteva che richiamare sul palco i compagni di avventura, e tutti e tre insieme fanno definitivamente esplodere l’Alcatraz con 7 Miliardi, Chiavt a Mammt e la recente Criminali.

In questi ultimi mesi, ho avuto la fortuna di vedere live Massimo Pericolo e Speranza svariate volte, la prima delle quali lo scorso maggio al Mi Ami. Ricordo che la situazione era stata quasi surreale (l’immagine di Vane con il suo Boxeur a strisce, le orecchie da gatto e i pantaloni zebrati mi aveva inspiegabilmente accompagnata per molto tempo, così come le pistole giocattolo di Speranza), e la sensazione che ho provato per tutta la durata del live è stata quella di stare assistendo ad un evento che percepivo come storico, quasi fosse un rito di iniziazione: due tra i più acclamati astri nascenti della scena stavano facendo il proprio debutto davanti ad una quantità esagerata di persone (tra pubblico e addetti ai lavori), tutti con aspettative chiaramente altissime e tutti a fare il tifo per loro. Ciò che mi lasciò maggiormente colpita fu l’incredulità nelle loro parole per quello che stava succedendo (e la cosa era effettivamente comprensibile, perché non capita a chiunque di fare il proprio esordio sul main stage di un festival così importante). L’incredulità per avercela finalmente fatta.

Da quella sera sono passati sei mesi, e nelle vite di Barracano, Speranza e Massimo Pericolo sono sicuramente cambiate molte cose (il loro cv, ad esempio – a cui si sono aggiunte importanti collaborazioni –, e anche la quantità di persone sotto al palco – che è in costante aumento –), ma lo stupore e la voglia di riscatto sono rimaste le stesse di quella sera di maggio, in cui probabilmente tutto questo sembrava ancora impensabile, e se siamo certi che la rabbia che i tre hanno da sputarci addosso non è sicuramente finita qui, ieri sera è stata la conferma che, almeno per adesso, la vita è finalmente molto più che decente.

Foto di Riccardo Trudi Diotallevi x Shining Production

Commenti