Dopo un attento ascolto del nuovo album del professore emiliano, abbiamo cercato di tirare fuori le barre più interessanti di Tenebra È La Notte.

Terzo concept album, quinto connubio fra letteratura e rap che si suggella nel rap-didattico. Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli è l’ultima fatica di Alessio Mariani, ai più noto come Murubutu, che lo consacra come una delle migliori penne del nostro genere. Scrittore instancabile, dopo tre anni dal suo L’uomo che viaggiava nel vento ed altri racconti di brezze e correnti ed un tour terminato con l’anno passato, il professore torna sulla scena.

I suoi pezzi, colmi di calembour, figure retoriche, riferimenti letterari, filosofici, scientifici, sono estremamente complessi, frutto di un lavoro di labor limae non indifferente. Una fatica che richiederebbe molto tempo e concentrazione per qualsiasi tipo di artista, ma che al tempo stesso lui considera un’attività essenziale antistress lavorativo.

Amante del naturalismo francese, prosegue il suo lavoro di storyteller attraverso gli elementi naturali. Dopo il mare ed il vento, questa volta ad occupare la scena è il buio, raffigurato e pensato in tutte le sue possibili declinazioni. Sfuma i contorni, altera la percezione degli oggetti, dei colori, nasconde e che funge da teatro dei pensieri di ‘poeti e briganti’. Lo stesso rapper ha affermato di scrivere spesso in notte tarda, complice un po’ un disturbo del sonno.

Per questi ed altri motivi che potreste evincere dalla suddetta analisi, abbiamo deciso di riportare e commentare alcune delle migliori barre presenti in questo disco molto profondo.

“Chiuso dentro al suo studio nel buio
uno scrittore accende il lume ed inizia la bugia.
[…] mentre la pioggia spazza i cieli,
batte i piedi,
porta a terra ogni pensiero che volava via.
[…] Quando c’è buio vedo più chiaro,
la notte è nella penna e resta in sua balìa”

Così in Occhiali da luna scrive a proposito del rapporto fra notte e scrittura: un legame indissolubile. In termini platonici, il professor Mariani ce lo permetterà, questo è il momento in cui la ragione si assopisce e la follia comincia a far da padrona. Saltano alla mente i pensieri, le persone si conoscono, si confrontano con la loro parte più intima.

I qui presenti Dutch Nazari e Willie Peyote sono introdotti in maniera piuttosto naturale. In questo senso Murubutu si è prodigato nell’adattare il pezzo alle esigenze metriche di tutti gli ospiti dell’album. Ma come i due si rapportano con la notte? Se da un lato Dutch ritiene che “le migliori idee volano basse a volte le intercetto quando sono steso a letto e allora mi alzo per andarle a scrivere di getto”, il rapper torinese ci dice di non sapere cosa sia l’ispirazione in quanto le sue canzoni nascono da sole. Per questo, la notte esce scendendo i gradini tre alla volta.

Chi esce di casa e chi invece una casa vorrebbe averla per trascorrerci le notti, cercando un po’ di sano riposo. È la storia di Matteo, talentuoso pianista che, come ci viene raccontato in Ancora Buonanotte, cominciò a suonare sin da piccolo sotto la guida dolce e amorevole di sua madre. Una storia strappalacrime che si fa sempre più intensa a seguito della morte della madre.

“Ora mamma canta un’aria che la calma
Ma ha un segreto che la scava
Seppellito dietro le pupille.
Amore mio mi manca poco
Con te sarò onesta, non so quanto resta,
io me ne andrò presto.
Noi due navi che si incrociano nel mare aperto
Ma sarò con te ogni notte e in ogni tuo concerto”

Matteo è costretto ad inseguire il suo sogno da solo. Vincerà una borsa di studio, ma con questa riuscirà a stento a pagarsi la retta. Di notte barbone, di giorno talentuoso pianista. Riuscirà a realizzare il suo sogno con tenacia e determinazione e con sua madre sempre vicina.

In quest’album, che riprende il titolo dall’omonimo romanzo di F.S. Fitzgerald, il buio, la notte diventano il comun denominatore per ogni storia: amore, morte, solitudine, guerra, ma anche perpetuazione dell’essere. È quanto possiamo constatare in La vita dopo la notte, la storia d’amore fra Donata e Vittorio, a parer di chi scrive la miglior storia d’amore di Murubutu. Una storia che nasce in via Pascal, costruita come la casa che Vittorio edificò con fatica, certo, ma con quell’amore che gli permetteva di intrecciare lo sguardo attraverso i fori del marmo.

“Colpi di tosse nel buio di quella notte
Quando lei perse le forze,
poi sognando se ne andava altrove.
Pioveva a fiotti, le nubi sopra la coltre
quando lei chiuse i suoi occhi
lui non resse e la seguì in due ore”

Sembra essere arrivata la notte per la loro storia a causa della loro morte. In realtà riprende vita grazie ai cittadini di quella città che, “a chi chiede di chi era quella casa nella via”, rispondono che fosse di una coppia vissuta cent’anni fa, “una coppia una storia d’amore autentica che si dice siano ancora la”.

Una storia quella di Vittoria e Donata che potremmo avvicinare a quella tra Franz e Milena per l’intensità della relazione. Le due storie non sono paragonabili, l’una è inventata, l’altra è reale. L’una è la storia genuina di due ragazzi che potremmo situare nella lower/middle class, l’altra invece riguarda una delle migliori penne e menti del ‘900, Franz Kafka. Il boemo, finito il lavoro, tornava a casa e scriveva lettere da spedire ai vari destinatari.

“Cara Milena, lui scriveva fino all’alba
Mi terrai sveglio per sempre.
Chino nel suo studio
[…] combatteva contro un sogno i suoi amletici dubbi,
combatteva contro il sonno i suoi eserciti muti”

Il professore ci fornisce uno spaccato psicologico dello scrittore, il tormento che lo affliggeva e che lo ha portato fino alla disperazione, Milena, legata ad un altro uomo, non lascerà mai il marito. Franz si spense giovane, in cattedra ancora quattro parole “Io ancora ti aspetto. Franz Kafka”. Milena, intanto, morirà nel campo di Ravensbruck.

Amore, morte, guerra, solitudine, passione. Lo scenario notturno è forse più vivo del giorno. Lì si svolgono le vere storie, lì la vita accade davvero, contrariamente al giorno, in cui svolgiamo per la maggior parte del tempo le nostre mansioni. L’uomo, domatore infaticabile della Terra, di notte cede il passo ad una natura che ci viene descritta in maniera estremamente precisa e limpida nei suoi pezzi, anche quando questa potrebbe non rientrare affatto nella strofa.

È la spinta dell’indole naturalista del rapper che, con precisione vangoghiana, dipinge peculiarmente i propri paesaggi e le ambientazioni. Come quel paesaggio lunare descritto in Wordsworth. Un brano magico, che riesce a catapultarci dentro la scena, ci guida attraverso cambi repentini di ambientazioni. Non è un caso. Ad incontrarsi in questo pezzo sono due tra le penne più interessanti del panorama del rap italiano: Murubutu, appunto, e Caparezza.

“Wordsworth,
è l’uomo visto dalla Luna.
Sei solo un piccolo corpo sul suolo,
microbo, ignoto e remoto,
e quanto tu ascenda sui picchi,
scelga l’eclissi,
poi resti a vita svilito nell’infinito di Schelling e Fichte”

Letteratura inglese e filosofia che si intrecciano. Wordsworth in Paesaggio Lunare dice di essere visto dalla Luna. Richiamando la concezione di infinito e natura nei due filosofi idealisti, viene affermato come sia impossibile che la Luna possa osservare il poeta inglese in quanto, come affermerà Caparezza successivamente, “so che tu non distingui il mio corpo e il tronco del faggio”. In una musicalità brigantesca, il cantautore pugliese si inserisce alla perfezione.


“Prendo posto in sella ad un ippogrifo
Verso il boscoIl mio senno è lì sopito
Dentro il bosco Vago come intimorito
Bramando il tuo consenso come in un antico rito”

Qui, con estrema semplicità, attraverso un’ellissi del nome del protagonista, ci parla del volo verso la Luna di Astolfo per recuperare il senno perduto di Orlando. Un pezzo, questo, che richiama a sé molti riferimenti tratti dalla letteratura, non solo italiana, ma anche europea.

Con questo album Murubutu ha dimostrato di possedere un’estrema maturità, concedendo ampio spazio e libertà assoluta a coloro i quali hanno collaborato nella scrittura dei brani. Un passo da non sottovalutare in un mondo in cui la competizione porta spesso alla divisione degli individui.

Riunendo nel suo nuovo disco alcune delle penne da lui considerate migliori in Italia, ha tenuto un’altra lezione magistrale sulla vita, sulla letteratura, su una notte che, in fin dei conti, non appare poi così tanto tenebra.

Grafica di Matteo Da Fermo.

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