Kento e l’associazione Defence for Children hanno realizzato ad un interessante documentario dopo una serie di laboratori nelle carceri di Torino e Bari.

Quando ho avuto modo di leggere il libro di Kento (che consiglio a tutti) una parte in particolare mi colpì:

“Il concetto che l’Hip-Hop sia un fenomeno proprio solo delle grandi metropoli ormai è superato: cittadine di provincia si sono distinte e si stanno distinguendo ancora per l’originalità e lo spessore della propria espressione artistica. Chiaramente non tutti devono essere rapper o hiphopper, ma probabilmente tutti dovrebbero avere gli strumenti minimi per capire questa cultura (o contro-cultura, o sotto-cultura, non sono qui per dare definizioni), che è diventata il linguaggio comune dei giovani di quasi tutto il mondo. Il pregiudizio stupido “sono tutti scemi” o “guarda come si vestono” non è diverso da quello che hanno dovuto subire le generazioni precedenti ai tempi degli hippy, dei punk, di tutti i cosiddetti “alternativi”. Come in ognuno di questi movimenti che ci ha preceduto, c’è sicuramente ostentazione e posa, ma c’è anche qualcosa di profondo e interessante, che lascerà il segno perfino sulle persone che oggi cercano di ignorare o ridicolizzare l’Hip-Hop. Ieri i ragazzi che si vestivano largo erano degli alieni, oggi tutti girano col New Era con la visiera dritta. Se vent’anni fa mi avessero detto che un rapper italiano avrebbe vinto Sanremo e sarebbe andato in udienza dal Papa mi sarei messo a ridere. Ad essere sincero mi viene un po’ da ridere anche oggi, ma è un fatto che devo – dovremmo tutti analizzare e fotografare come segno della realtà cambiata dei tempi.”

Queste idee sono in un certo senso “ovvie” per chi ama il rap, ma molto meno per chi lo conosce solamente a sommi capi. Inoltre il valore di questo pensiero l’ho anche filtrato in relazione all’autore, uno che si è sempre dato da fare per utilizzare il rap per nobili scopi.

Proprio relativamente a questo, è da poco stato ultimato (ma non è ancora disponibile) il documentario “Voci da dentro – Rap, prospettive e diritti di ragazzi privati della libertà” che Kento ha realizzato insieme all’associazione Defence for Children. Questo lavoro, che è nato grazie anche al co-finanziamento del “Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza” dell’Unione Europea nell’ambito del progetto europeo “CRBB 2.0 – I diritti dei minorenni privati della libertà”, è stato diretto da Michele Imperio e racconta i laboratori che il rapper ha realizzato all’interno delle carceri di Torino e Bari.

La buona notizia è che il documentario è stato selezionato per il Valdarno Cinema Festival, a testimonianza che talvolta vengono apprezzati sforzi del genere. Sperando sia solamente il primo di una serie di traguardi, vi lasciamo al trailer.

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