Il tema della sofferenza nella musica di Axos è sempre stato in grado di distinguerlo dai prodotti che il rap di oggi ha sfornato in quantità.

Ian Curtis, frontman dei Joy Division, ha passato la sua intera vita ad usare la musica in modo terapeutico, provando a sconfiggere i suoi demoni peggiori. Dalla depressione alla solitudine passando per le dipendenze da alcool e droghe. Un percorso lungo e tortuoso che ha visto la sua fine con l’album “Closer“, il quale ha sancito definitivamente l’ultimo capitolo di una vita inquieta e tormentata. In quell’album, Curtis ha lasciato il suo testamento in modo esplicito, descrivendo con malinconia i motivi della sua dipartita.

Un approccio viscerale e malinconico che siamo stati abituati a trovare spesso dentro la musica di Axos. Nel rap italiano, i suoi versi suggeriscono sensazioni di unicità grazie alla sapiente miscela tra raffinati tecnicismi, contenuti inediti ed ispirazioni molteplici. Perché è facile nascondersi dietro ad un dito ed affermare come il rap sia oggi uno strumento essenziale per marcare bene determinate distanze: il povero dal ricco, l’amore dall’odio o lo spirito dalla materia. Il problema è che solitamente si sceglie una di queste opzioni in modo incondizionato, motivo per cui in Italia si perde ancora troppo tempo ad etichettare il rapper impegnato e quello commerciale, quello hardcore e quello conscious, quello indie e quello pop, senza nessuno svincolo. Axos è, invece, uno di quegli artisti che ha fatto del suo percorso di vita la cifra stilistica della sua musica, che lo distingue a sua volta da un qualunque tipo di prodotto e non lo inserisce in nessuna delle categorie sopra-citate: un raro esempio di come per essere credibili non sia necessario soffermarsi sulle solite tematiche “di strada”, così come per diventare accessibili a chiunque non sia necessario esprimersi in concetti basilari, riciclati e – generalmente – poco utili.

Axos ha sempre affermato di essere tante cose nelle sue manifestazioni artistiche, in particolar modo attingendo dalla letteratura e dai generi musicali più disparati. Lo testimoniano le numerose citazioni a scrittori come Palahniuk e Tolstoj o a gruppi storici come i Nirvana e gli Iron Maiden, cui ha dedicato persino il titolo del suo ultimo brano. Oggi proprio “Iron Maiden” sembra avere un ottimo riscontro nel pubblico e negli ascolti. Axos è riuscito ad entrare in contatto diretto con i suoi ascoltatori in modo intelligente e genuino, senza assumere i panni della star o dell’intellettuale di turno. Non ci è mai capitato di vedere Axos in atteggiamenti di superiorità o di ostentazione di alcun tipo attraverso i social, né tanto meno nella sua musica.

Ma come è arrivato ad oggi Axos?

Sin dai suoi esordi – in brani come “Potrei” o “Salvami” – passando per il suo album più rappresentativo – “Mitridate” – Axos ha affrontato diversi gradi di tristezza per riuscire ad estirparla gradualmente dalla sua vita. Esattamente come Curtis, ad Axos non rimaneva altro che la musica per dialogare con sé stesso prima che con gli altri, in modo da trovare una luce in fondo a quel tunnel apparentemente infinito. Da quel che possiamo dedurre dai suoi testi, lo stimolo creativo principale che ricorre nella sua ispirazione si riferisce spesso alla situazione non semplice affrontata con la compagna che ha messo al mondo sua figlia e che – forse – ancora oggi lascia degli strascichi importanti dentro la sua anima. “Mitridate” è, infatti, uno degli esordi più sorprendenti cui abbiamo potuto assistere, un album di rara bellezza e sensibilità. Perché ad Axos la vita ha presentato il conto prima del tempo, poco importa se le sue scelte lo abbiano portato a questo. Ed è per questa ragione che quello che sentiamo dentro i suoi versi non è il ritratto di una costruzione mentale, bensì un riflesso dettagliato dei tagli che si porta addosso sin da un’età in cui molti vedono a stento il lato negativo delle cose.

A questo malessere indefinito Axos ci ha dedicato tempo e sudore, strofe e rancore, con la sola speranza che tutto questo potesse ripagare col tempo il male attraversato. Oggi, Axos sembra essere un ragazzo diverso, più consapevole a livello umano e più maturo artisticamente. La sua musica non ha abbandonato gli stilemi che lo hanno contraddistinto ma – piuttosto – continuano ad essere i suoi tratti distintivi, permettendogli di guardare avanti,  mettendo – almeno temporaneamente –  da parte l’oscurità che è riuscita a far fuori anche i più grandi. Ma non lui, che dagli sbagli è riuscito a costruirci una forma d’arte unica ed irripetibile.

Axos

Grafica di Matteo Da Fermo.

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.