Analizziamo “Lascia Stare” di Fabri Fibra, traccia contenuta in “Fenomeno”, l’ultimo disco pluripremiato del rapper di Senigallia.

Nelle precedenti “puntate” abbiamo analizzato i testi “Vendetta” di Marracash, “La Solitudine” di Rkomi e “Prega per noi” di Achille Lauro. Oggi continuiamo questa rubrica concentrandoci su una della tracce più belle dell’ultimo lavoro di Fabri Fibra: “Lascia Stare“.

Come la scorsa volta, se prima ti serve una rinfrescata riguardo alle figure retoriche clicca qui.

Analisi tecnica di “Lascia Stare” di Fabri Fibra

Il testo non ha un preciso schema metrico, da evidenziare però – considerati i tempi – come tutti i versi terminano quasi sempre in rima o (più raramente) in assonanza. La composizione è costituita da un ritornello che funge da introduzione, tre strofe coi rispettivi ritornelli e, infine, un outro per il quale vale il discorso fatto precedentemente con l’intro.

Partendo con la ricerca delle figure retoriche si possono notare varie similitudini sparse per tutta la traccia (“come se qualcuno mi avesse ucciso”, “come nei fumetti”, “come adesso, vedi?”, “come punture”). Questo assiduo utilizzo di tale figura retorica è da sempre un elemento caratterizzante di Fabri Fibra che sin dai primi dischi ne fa un uso ampio al fine di chiarire meglio e enfatizzare il concetto. Ad esempio in “Guerra e Pace” vengono utilizzate più di cento similitudini, disco nel quale probabilmente raggiungono l’apice del loro utilizzo.

Ovviamente non potevano mancare le metafore, uno dei più classici artefici retorici che ha sempre un bell’impatto all’ascolto. Analizzando le migliori della traccia notiamo “cerca la morale della favola / mentre cambiano le carte in tavola“, oppure “son tutte stelle ma non c’è più lo spazio” che è una metafora magnifica – probabilmente una delle migliori in assoluto (almeno per chi sta scrivendo l’articolo) – per spiegare come al giorno d’oggi ci sono tante persone che fanno successo senza lasciare un segno effettivo, poiché la quantità ha soppiantato la qualità.

Nella terza strofa è visibile un enjambement (“Cose tremende ho fatto / sono un peccatore / Tu pure / non giudicarmi lo farà il signore / eppure / subisco le tue critiche come punture”). Inoltre, sempre in questa parte della terza strofa è presente una serie di paradossi (voluti e ricercati ovviamente) nelle barre “non giudicarmi lo farà il signore / eppure / Subisco le tue critiche come punture / O bianco o nero, non ci sono sfumature / O lo fai o sei fatto / o ci vai o sei andato / Che se non reggo il palco almeno c*zzo, c’ho provato”. Si può osservare infatti che prima dice che nessuno a parte Dio lo può giudicare, ma poi ammette di subire le critiche di pubblico e stampa (primo paradosso). Continuando è presente il secondo paradosso: il rapper sostiene – attraverso tre barre che hanno lo stesso significato esplicato in maniera diversa – che nella vita o ci riesci o non ci riesci, senza vie di mezzo, eppure conclude il pensiero con una frase in antitesi, in leggera contraddizione – di fatto – con quanto detto prima.

Ricercando alle figure retoriche, è presente un’allitterazione della lettera “i” nel verso “rito lirico, mito in bilico, coma etilico”. Nella stessa frase è visibile anche un asindeto poiché Fibra coordina gli elementi della frase senza usare congiunzioni. Possiamo evidenziare anche un’anastrofe nella frase “cose tremende ho fatto, sono un peccatore”, dato che inverte l’ordine usuale della composizione della prima parte della frase al fine di risaltare il concetto. Infine, è presente un’iperbole (per eccesso) nella barra “sono fuori ogni sera / con me fumi etti”. 

Concludendo, è da far emergere che in tutta la canzone sembra parlare direttamente all’ascoltatore, infrangendo la cosiddetta “quarta parete“. Questo è possibile notarlo sia attraverso l’utilizzo di domande retoriche, sia percependo il tono confidenziale e diretto che mantiene in tutto il componimento. Addirittura introduce la terza strofa con “la terza strofa la dedico a voi / che mi seguite e capite l’artista e l’uomo”.

Fabri Fibra

Analisi contenutistica di “Lascia Stare” di Fabri Fibra

Sotto l’aspetto contenutistico è una delle tracce più riuscite di “Fenomeno“, se non una delle migliori in assoluto della carriera del rapper marchigiano. Se in “Mr. Simpatia” era presente “Non Crollo“, possiamo dire che “Lascia Stare” ha la stessa funzione all’interno del relativo disco. Entrambi sono inni al non arrendersi mai, nonostante la vita e quello che ci circonda ci mettano a dura prova ogni giorno. Analizziamo dunque il testo.

Nella prima strofa introduce il discorso rivelando l’importanza dell’uscita del disco, che lo fa sentire rinato, pronto a intraprendere un nuovo progetto (instore, tour, interviste…). Proseguendo fa capire l’importanza della sua musica che non ha un impatto frivolo ma esprime “mille concetti“. Infine, descrive la fatica per arrivare al successo, descrivendo il fatto che si dava forza da solo senza arrendersi mai, perché “su quel ragazzo nessuno ci contava, ora sono qui e quella gente è lontana”. Quindi dalla prima strofa si intuisce la profondità della traccia, che nei successivi due componimenti di versi aumenta.

“Nessuno vuole farsi vedere per ciò che è,
e soprattutto per ciò che non è”

La seconda strofa inizia con questa frase che è la descrizione perfetta di ogni essere umano: è incredibile come FF riesca sempre ad esprimere concetti profondissimi con frasi diretta e semplici. Nessuno vuole farsi vedere per com’è realmente ma neanche per come non è, quindi non resta che creare una maschera e indossarla tutti i giorni per farci accettare da chi ci sta intorno (Pirandello insegna). Proseguendo si auto-esclude dalla scena rap di oggi che a suo parere non è realmente unita ma è più un legame dato dalla convenienza verso il successo. Un concetto che tra l’altro ribadisce anche in alcune interviste. Rivela anche il “fallimento” di Tempi Duri, l’etichetta indipendente da lui fondata nel 2011 e chiusa nel 2015.

Arriviamo così a un’altra delle frasi migliori del pezzo: “Son tutte stelle ma non c’è più lo spazio“. Una metafora magistrale che rivela come al giorno d’oggi tutti sono o si sentono importanti, di come sia facile avere successo (pensiamo ad esempio a youtuber, fashion blogger, l’infinita quantità di artisti emergenti) che, tuttavia, non ha basi solide, senza considerare il fatto che tutta questa “quantità” ha in pratica danneggiato enormemente la qualità.

La terza strofa comincia con un ringraziamento ai fan più stretti, quelli che lo seguono e capiscono il suo percorso. Poi contrappone se stesso alla massa: lui nonostante il successo e la ricchezza non riesce a trovare una tranquillità interiore e, gli altri, non fanno altro che alimentare discussioni inutili su argomenti superficiali. Infine, conclude il componimento con una serie di versi che si concretizzano in un riassunto di ciò che ha espresso fino ad ora, ammettendo di non essere perfetto e di subire le critiche da parte di fan e stampa e concludendo, poi, che dopo tutti questi anni al top della scena si sente stanco, al contrario della maggior parte dei rapper che inseguono le certificazioni (traguardo che lui ha già raggiunto diverse volte).

Fabri Fibra

Conclusioni

“Se ti dicono lascia stare, tu che fai, Lasci stare?”

Questa, a mio modesto parere, può essere considerata un “Non Crollo” pt.2. Una canzone che invita a non arrendersi mai, a tenere duro e non ascoltare troppo il pensiero della gente che ci circonda. Inseguire i propri sogni e le proprie passioni. Fabri Fibra si mette nella posizione di chi effettivamente ce l’ha fatta (facendo mille sacrifici) e esprime una serie di concetti di un certo spessore che esulano anche dal tema principale del non arrendersi. Concetti che abbiamo appena analizzato e che fanno capire quanto questo artista sia indiscutibilmente uno dei migliori degli ultimi quindici anni.

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Grafica di Matteo Da Fermo.

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