Cosa ci aspettiamo dal nuovo album di Marracash?

Mentre la maggior parte delle testate giornalistiche (?) sono impegnate in modo più o meno politico/coerente ad occuparsi del caso Sfera Ebbasta navigando tra un oceano di consensi – o di insulti- e di visibilità, noi è da un po’ di tempo che ci interroghiamo sul possibile futuro di Marracash. Non che questo periodo del rap italiano possa definirsi “magro” in termini di uscite, come dimostrano “No Comment di Nitro e “Back Home” di MadMan, ma, una volta affrontate, dedicare dei focus importanti anche alle uscite oltreoceano – like Evidence – attualmente è forse una scelta vantaggiosa.

Il rap italiano ha dato il ben servito a questo 2018 con un paio di annunci e di uscite quindi niente male, il problema è che luci dei riflettori sono un po’ troppo omologate ed a volte un po’ troppo ripetitive distogliendo l’attenzione da argomenti potenzialmente più importanti. Uno di quelli che sta più a cuore a noi – ma anche a voi, almeno  crediamo – è senza dubbio l’imminente futuro di Marracash. Al momento siamo sicuri che Il rapper della Barona si stia godendo il successo indiscutibile del suo, intoccabile roster che annovera praticamente il meglio della scena sia in termini commerciali che in termini artistici. Come al solito infatti Marra ci ha visto lungo sul rap italiano anche in termini di business e non solo a livello lirico, il che lo rende uno dei precursori principali di questa improvvisa diffusione su più strati del rap in Italia (con tanto di contraddizioni).

Il rapper dal “Casbah Flow” non ha mancato comunque – nelle sue sporadiche apparizioni su Instagram – di ricordare agli utenti – la distinzione tecnologica è fondamentale di questi tempi – un po’ del suo background che lo vede, ad esempio, Mowgli nella giungla prima di altri, segno che il processo creativo dell’album è in pieno corso, come testimonia il suo #newalbum con tanto di foto di Bojack Horseman, che sa tanto di troll quanto di sorpresa visto che i personaggi in questione sono ben caratterizzati e distinguibili l’uno nella musica e l’altro nell’universo seriale di Netflix.

Il 2017 di Marracash ci ha regalato soltanto tre featuring: “Relaxx” con Guè, “Milano Bachata” con Rkomi e “Maserati” con Il Profeta. Il livello? Altissimo. Il punto è che questi antipasti ci hanno istigato davvero una voglia immensa di guardare oltre. Sappiamo bene che Marracash è uno di quegli artisti minuziosamente impeccabili, dedito al lavoro ed al raggiungimento della perfezione – per quanto possibile – su qualsiasi livello. Dal marketing alla promozione, dai testi sino alle produzioni. Non è un caso che ogni album ne ha rappresentato un’evidente svolta non solo a livello individuale quanto a livello collettivo, per il movimento intero. Nonostante in “Status” fosse stato chiaro il suo messaggio: “Qualcuno dice tre anni sono un ritardo, eppure riesco ad anticiparvi ogni album” questa volta abbiamo raggiunto l’apice delle attese. Lo stesso album è datato ormai 2015 e ci ha lasciato un ricordo importante ma adesso siamo esattamente a tre anni di distanza, motivo per il quale le distanze ed i dubbi dovrebbero essere fugati velocemente. Ma… cosa ci aspettiamo realmente da quest’album di Marracash e soprattutto, perché lo aspettiamo così tanto?

Inizio sviluppando il secondo punto. Lo aspettiamo così tanto perché molti di noi, in modo quasi incosciente, hanno un rapporto particolare con la musica di Marracash e provo a spiegarne i perché.

  • Marra non è mai banale o scontato in qualsiasi cosa si cimenti, dal featuring alla strofa sino al brano intero. Il suo concetto di musica è strettamente collegato con l’innovazione, simbiosi tra gusto estetico e quadratura del cerchio complessivo, il che rende attraente ed interessante ogni sua creazione.
  • Non ha mai avuto necessità alcuna di seguire un trend o di immagazzinarlo, quanto piuttosto di crearlo o – al massimo – rielaborarlo. Col senno di poi “Status” è stato un vero e proprio evento per il Rap Italiano anticipando approcci e sound che solo adesso vengono riconosciuti.
  • Ogni sua uscita discografica disegna un momento esatto del rap in Italia. Artisti come Fabri Fibra sono mossi da necessità e motivazioni molto differenti da quel che si possa immaginare. Come è giusto che sia Fibra gioca un campionato a parte e merita di esser riconosciuto in quanto tale. Marracash per il rap è invece un po’ come il giudizio universale per gli uomini. 
  • Al suo “cospetto” Marracash ha artisti che incarnano il meglio delle sfumature e delle evoluzioni del rap in Italia oggi. Achille Lauro è andato via ma ha sempre nutrito ammirazione per il rapper della Barona ed oggi lo vediamo come uno dei più grandi innovatori in grado di influenzare persino il pensiero degli ascoltatori. Luchè è una delle penne più poetiche e crude allo stesso tempo dello stivale e dal quale abbiamo ricevuto ormai tantissime conferme. Sfera Ebbasta.. Beh, ne parlano tutti quindi sapete bene cosa e quanto (o forse chi) rappresenti in questo momento. Sarà interessante vedere però quanto e cosa Marracash rispecchierà nella sua musica.

Cosa ci aspettiamo invece dal nuovo album di Marracash? Beh, ci aspettiamo una rivoluzione, non in senso apocalittico però. Da fan di ASAP Rocky spesso viene forte il paragone, specialmente nel periodo post-“Status”, così come l’uscita di “Marracash” mi forzava ad accostarlo a Nas. Qui nessuno copia nessuno ma quando si compete a grandi livelli viene naturale tirare in ballo nomi grossi che esercitano un influenza sommessa sulla cultura ancor prima che sull’individuo. Questa volta però lo sforzo sarà ancora maggiore e ciò lo possiamo presumere esclusivamente con l’immaginazione. Nessun indizio, nessun producer, nessun featuring annunciato. Possiamo solo accostare i nostri desideri con una realtà vero-simile.

  • Una collaborazione internazionale. L’Italia ormai non è nuovo a questo tipo di aperture, adesso poi sembra quasi scontato. Ma gente come Guè Pequeno, Fabri Fibra e lo stesso Marracash lo hanno già fatto in tempi non sospetti mettendo sempre davanti la qualità piuttosto che il glamour. Bisogna precisare infatti che avere una collaborazione importante nel disco non significa solo possedere l’esclusiva di una strofa, un bridge o un ritornello dall’artista del momento per quanto questa scelta possa ripagare. Avere un supporto internazionale significa esser privilegiati nel poter lavorare con professionisti del suono che dietro le quinte rendono hit ciò che definiamo in questo modo. Un esempio “a caso” è quello di Fibra che ha lavorato con C-Note, leggendario producer che potete trovare anche in “Culture II” dei Migos.
  • “Status” era un album vario, sorprendente e persino azzardato per certi versi. Speriamo quindi che questa nuova fatica di Marracash lo sia altrettanto visto che adesso questa sembra l’unica carta vincente in grado di regalare prestigio ed attenzione, se ce ne fosse ancora bisogno. Non parliamo esclusivamente dell’impostazione dei brani o della loro struttura – che in “Santeria” abbiamo notato essere come sempre di pregevole fattura – quanto di una scelta a livello complessivo. Un quadro che sia in grado di esser guardato bene da lontano e da vicino, con scelte importanti che siano in grado di creare dibattito e punti di vista differenti adesso che il rap è diventato uno dei principali mezzi di comunicazione di massa, a tratti totalizzante.
  • Tornando al punto precedente, è normale come desideriamo allo stesso tempo nuove “creature” dal punto di vista tecnico, esercizi di stile di gran livello di cui Marra si è sempre fatto portavoce assoluto. In “Vendetta” diceva: “Mi hanno copiato così tante idee, tanti flow, che ho capito che nel rap non c’è mio e tuo”, questo significa che tra un po’ molti dovranno riprendere in mano penna e quaderno e provare a reinventarsi almeno un po’.
  • L’ultimo punto, seppur potenzialmente critico, riguarda il trattamento che la stampa, generalista e non, riserverà al personaggio ed all’album di Marracash. Nonostante sia con certezza un artista affermato e ben noto anche negli ambienti più neutri è giusto pensare che una figura di una tale importanza venga affrontata coi guanti, per così dire. Al personaggio del momento sono state dedicate cover di magazine importanti, ne hanno parlato persino i giornali che fino a qualche anno fa pensavano che il rap fosse esclusiva dei centri sociali e dei disadattati. Il risultato? È stato un massacro mediatico – nutrito dalla sempre più crescente inadeguatezza dei social-  nei confronti di questi ultimi che non si spiegano perché – proprio ora che sono costretti a tirare in ballo questi “fenomeni” – il pubblico chieda a gran voce un atteggiamento opposto. Cari giornalisti e/o testate più disparate di qualsivoglia genere, dovete sapere che questa è la caratteristica prima dell’ascoltatore medio – da tastiera – italiana. Se parlate di Battisti vi si dirà di aggiornarvi, se parlate di Vasco Rossi come una rockstar vi crocifiggeranno (o forse no?) e se finalmente iniziate a parlare con costanza di rap vi diranno che i personaggi di cui parlate – in fondo – col rap non c’entrano nulla. Ma a questo voler esser volubili bisogna abituarsi. Se però decideste, così come avete fatto – anche se in modo parziale- di esporre in modo altrettanto deciso altri artisti di spessore, vedrete che il vostro ruolo di influenza/guida critica all’ascolto verrà col tempo ripagato. Noi nel nostro piccolo facciamo quel che si può, ma così come in altri campi, tutto parte dai piani più alti.

Insomma, siamo certi di essere alle porte di un anno davvero importante, perché le uscite annunciate sono tante ed interessanti ma sappiamo bene che l’attesa di un personaggio simile all’interno del rap game possa definitivamente darci le risposte che tutti da tempo aspettiamo. Se l’Italia è pronta o meno ad accogliere a braccia aperte un fenomeno simile implementandolo nella sua cultura con i suoi pro ed i suoi contro o se, come capitato tante altre volte, sarà solo una moda dettata dai trend che social, influencer e brand ci hanno imposto. Marracash ha sempre avuto una particolare predilezione nello scovare “le parole che nessuno riesce a dire”, fuori e dentro i testi, ed è per questo che speriamo che anche questa volta avremo modo di parlare di un nuovo modo di fare e di vedere il rap in Italia.

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.