The Miseducation, l’amore secondo Lauryn Hill

«My emancipation don’t fit your equation» apre The Miseducation di Lauryn Hill, del quale oggi ricordiamo il venticinquesimo anniversario. La frase riassume il cuore del disco, unico e destinato a lasciare un segno senza precedenti.

Per comprendere l’album – un classico a tutti gli effetti – occorre prima svolgere lo sguardo alle premesse della sua registrazione e lancio il 25 agosto del 1998.

The Miseducation di Lauryn Hill e la fine dei Fugees

Nel 1996 The Score dei Fugees aveva messo in primo piano il talento cristallino della giovane Lauryn. Le sue abilità – sia come cantante che come MC – le avevano, infatti, spianato la strada verso il successo conquistando il consenso di un ampio pubblico.

I mesi immediatamente precedenti l’inizio dei lavori a The Miseducation furono per lei un periodo turbolento. Al termine del loro tour internazionale, i rapporti tra i Fugees iniziarono a deteriorarsi a causa dell’inasprirsi della relazione sentimentale tra Lauryn e Wyclef Jean. Questa situazione caotica avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella costruzione della struttura lirica e concettuale di The Miseducation.

Gli esperti del settore sono concordi nel ricordare quanto atteso fosse un disco da solista da parte di Lauryn. La sua voce aveva, infatti, incantato l’intera industria musicale con Killing Me Softly, mentre il suo tecnicismo aveva reso la sua musica appetibile per i fan dell’hip-hop.

In Zealots, lo stesso Wyclef aveva dato voce a questo hype, prendendosela con i media che tifavano per la rottura del gruppo:

“You can try but you can’t divide the tribe/These cats can’t rap, Mr. Author, I feel no vibe/The magazine says the girl should have went solo/The guys should stop rappingvanish like Menudo”

Un percorso travagliato

Le aspettative del pubblico non rispecchiavano però le intenzioni della Columbia Records. Rich Nice, A&R dell’etichetta ai tempi, ha confessato durante un’intervista le divergenze allora esistenti tra l’artista e i piani alti della major.

Da un lato, infatti, Lauryn aveva le idee molto chiare sulla direzione da prendere: un album rap e r&b, ispirato dalla spiritualità cristiana e dalle radici africane. Dall’altro, invece, la Columbia avrebbe preferito un disco semplicemente cantato unitamente ad una campagna marketing focalizzata sulla fisicità dell’artista.

“Non c’era l’entusiasmo che ti aspetteresti ci fosse stato e il fatto che era una donna nera rendeva la cosa ancora più delicata. Molti pensavano “Ma chi si crede di essere?” I dirigenti più anziani non erano favorevoli all’album e non era un segreto per chi ci aveva lavorato. Era scandaloso che un’artista del genere avesse dato vita ad un disco pazzesco e che loro volessero un’artista da jukebox.”

Un leak di Lost Ones forzò poi la mano all’etichetta. Il rap di Lauryn Hill conquistò le radio del circuito americano, confermando quanto la scena fosse affamata di questa versione dell’artista. Il team della rapper – la New Ark – mise i tocchi finali al progetto, approdato in tutti i negozi il 25 agosto del 1998.

Un trittico lirico

In God Save The Queens, Kathy Iandoli mette in luce la struttura di The Miseducation nell’ottica corretta. Classico nella produzione e nell’esecuzione vocale, il disco – un’«esperienza formativa» – diede modo agli ascoltatori di rivivere la crescita artistica e personale di Lauryn Hill, districandosi tra le tematiche dell’amore, della fede e dell’attenzione per i temi sociali.

“Il progetto ha un inizio, un mezzo ed una fine – Lauryn dà il via al tutto in maniera arrabbiata, ma viaggia attraverso lo spettro delle emozioni umane per approdare poi ad una serena scoperta di sé.”

Proprio questa tripartizione ci permette di cogliere a pieno il messaggio di The Miseducation. La prima parte dipinge la lotta interiore di Lauryn nei confronti dei sentimenti per Wyclef e delle aspettative dell’industria musicale.

Le prime tracce la vedono quindi sfogarsi verso chi ha sempre preso e preteso dando – al contempo – poco o nulla in cambio. Unica nota positiva è data da To Zion, omaggio al bambino che portava in grembo durante la registrazione del progetto e sua ancora di salvezza in quei tempi confusi.

In Ex-Factor, a dominare ancora è la relazione tossica con l’ex-collega, mentre in Superstar e Final Hour Lauryn Hill chiarisce molto bene i capisaldi del proprio percorso artistico. Nella prima, la sentiamo cantare:

“Now tell me your philosophy/On exactly what an artist should be/Should they be someone with prosperity/And no concept of reality?”

Nella seconda, invece:

I’m about to change the focus from the richest to the brokest/I wrote this opus, to reverse the hypnosis”

La svolta – il «mezzo» citato da Iandoli – arriva con I Used To Love Him, una perla r&b eseguita insieme a Mary J Blige. Con questo brano, Lauryn Hill chiude definitivamente con il passato grazie all’aiuto fornitole dalla fede cristiana.

“But my heart is gold, see, I took back my soul/And totally let my creator control/The life which was his, the life which was his to begin with”

Inizia così un percorso fondato sull’amore e sul perdono che accompagnerà l’ascoltatore fino alla conclusione del disco. Nella terza ed ultima parte dell’album, ritornano i riferimenti religiosi (Forgive Them Father), la scoperta della propria identità (Every Ghetto, Every City) e l’appello alla comunità afroamericana (Everything Is Everything).

Emblematica è, infine, la title track che ben riassume il cammino umano e musicale intrapreso:

I look at my environment/And wonder where the fire went/What happened to everything we used to be/I hear so many cry for help/Searching outside of themselves/Now I know that His strength is within me”

L’universalità del messaggio di The Miseducation

Il file rouge dell’intera narrazione è l’amore incondizionato, carico di un’inevitabile accezione cristiana. Lauryn Hill fa di questo sentimento la propria arma, a prescindere dalla sua manifestazione: che si tratti della nascita di un figlio, della relazione sentimentale con una persona o del dialogo interiore con Dio, le difficoltà possono essere infatti superate grazie ad esso.

In questo elemento risiede l’universalità del messaggio di Lauryn Hill, che con The Miseducation ha consegnato ai posteri un album nel quale chiunque può riconoscersi. Questo carattere olistico è uno degli elementi che lega profondamente il disco alla teologia cristiana, fondata in primis sull’amore di Dio per l’umanità e sull’amore per il prossimo.

L’album dei record

Con 422,624 copie vendute nella prima settimana, Lauryn Hill divenne la prima donna a debuttare in vetta alla Billboard Hot 200 con un album rap: la seconda sarebbe stata Foxy Brown qualche mese dopo con Chyna Doll e la terza Nicki Minaj nel 2012 con Roman Reloaded.

Grazie poi a Doo Wop (That Thing) divenne anche la prima rapper a raggiungere direttamente la prima posizione della Billboard Hot 100 con un brano da solista: solamente nel 2022, con Super Freaky Girl, la stessa Nicki avrebbe replicato questa impresa.

Durante la 41esima edizione dei Grammy, Lauryn divenne la prima rapper ad aggiudicarsi il grammofono d’oro per Album of the Year segnando inoltre un record per l’epoca per il maggior numero di candidature – ben dieci – ricevute in una sola notte da un’artista.

Il trionfo della rapper era prova della strada fatta dal rap a partire dagli anni ’70. Come ben sottolineato nella cover di Time nella quale Lauryn era apparsa, proprio nel 1998 il genere aveva superato la storica musica country in termini di vendite: l’ennesima e superflua dimostrazione di non essere una moda passeggera.

 

 

Quale lascito?

Al di là dei traguardi commerciali, The Miseducation di Lauryn Hill ha lasciato una legacy profonda e duratura. Anzitutto, il disco normalizzò la tendenza di mischiare – nello stesso progetto – cantato e rappato.

Altri artisti, come Queen Latifah, avevano sperimentato in questo senso, ma Lauryn ebbe il merito di «perfezionare»  – per citare ancora una volta Iandoli – «questa combinazione». Anche Missy Elliott avrebbe contribuito in questo senso preferendo però un approccio elettronico a quello neo-soul della collega.

Di questa normalizzazione, beneficiano molti artisti della scena contemporanea: tra tutti, Nicki Minaj che nella sua Can Anybody Hear Me? rappa:

“But when it rains, it pours for real/Def Jam said I’m no Lauryn Hill/Can’t rap and sing on the same CD/The public won’t get it, they got A.D.D/See Nicki, follow the rules/Go and say your prayers and get ready for school”

In secondo luogo, l’estetica di Lauryn Hill segnò un precedente e fornì un’alternativa alle donne nel rap. Sul finire degli anni Novanta, queste non avevano ancora visto concretizzarsi alternative allo stile di Lil Kim e Foxy Brown. Sono nel biennio 1997-1998, infatti, erano emerse correnti capitanate da Missy Elliott ed Eve.

In questo senso, Lauryn Hill diede un contributo fondamentale per quanto riguardava la percezione dei media nei confronti delle donne nel rap: l’unica via per il successo non era più solamente lo stile delle sexy kittens, ma anche il lirismo impegnato di The Miseducation.

Ancora, l’album ha fatto della narrazione autobiografica uno stilema consolidato nella musica. Progetti contemporanei come Lemonade di Beyoncé e SOS di SZA molto devono al disco di Ms. Lauryn Hill che, parlando della propria esperienza di madre, compagna e donna nera, tracciò il solco per le colleghe arrivate successivamente.

Nessun altro artista – senza distinzione di genere – ha lasciato con un solo disco il segno di Lauryn Hill. Molti nostalgici lamentano l’assenza di un degno sequel, ma sarebbe stato pressoché impossibile dare alle stampe un album altrettanto leggendario, in grado di replicarne il valore e l’impatto sul lungo termine.

Forse, The Miseducation è un album che, se uscisse oggi, non riscuoterebbe lo stesso successo. Il mercato odierno potrebbe, infatti, non apprezzarne la complessità, ma ogni opera d’arte è figlia del proprio tempo e noi siamo grati che l’immortale l’album di Lauryn Hill sia letteralmente unico nel suo genere.