Crescita o declino, cosa ci aspetta nel futuro dei contest del freestyle italiano?

Il movimento del freestyle italiano ha avuto un’incredibile evoluzione nel corso degli ultimi tre anni. Il numero dei contest si è innalzato, la qualità delle organizzazioni è aumentata e il livello dei freestyler è esploso.

In particolar modo il 2019 è stato un golden year: il Mic Tyson di Nitro e DJ MS ha portato la disciplina al fatidico next step: coinvolgimento ufficiale di grandi sponsor, copertura mediatica impressionante, numeri da capogiro e diretta streaming. Grandi e storici contest come il Tecniche Perfette hanno a loro volta fatto un passo in avanti, indicando la rotta a tutto il movimento.

Anche il 2020 si era aperto all’insegna della positività, con un pubblico molto presente e pronto a girare mezza Italia pur di vedere i propri idoli sul palco. Nella estenuante attesa della possibile comunicazione della nuova data per il Mic Tyson, tutte le orecchie erano drizzate e l’hype altissimo.

Ma il COVID-19, e tutte le limitazioni che sono conseguite, hanno costretto a una brutta frenata, costringendo tutti ad arrangiarsi con nuove modalità di interviste, variegati format e battle online.

 

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Che ne sarà del freestyle quando si potranno svolgere nuovamente gli eventi?

Difficile programmare il futuro, ma dovendosi affidare a una ipotetica data di ripartenza che sia in linea con le altre iniziative e con i concerti, le stime che al momento sembrano più reali sono legate alle fine dell’anno, se non all’inizio del 2021. Ed eventualmente con limitazioni varie legate alle modalità di fruizione dello spettacolo.

La ripartenza potrebbe essere tragica per diversi motivi. I luoghi pubblici e privati saranno subito adibiti e pronti ad ospitare eventi di questo tipo? Non è ancora dato saperlo, ma le azioni di sanificazione potrebbero essere lunghe, costanti e costose nei prossimi mesi, con conseguente necessità di centellinare le iniziative che comportino assembramenti in aree di pubblico dominio. Dal punto di vista dei privati, diversi locali hanno già dichiarato che non riapriranno una volta terminata l’emergenza, molti altri potrebbero aggiungersi a questa lista, facendo diminuire sensibilmente i luoghi atti ad organizzare eventi di questo tipo.

Molte aziende sono in crisi, in attesa di concreti e perentori aiuti statali, e ciò si rifletterà sicuramente sulla diminuzione della quantità e della portata economica degli sponsor medio-piccoli, colonna portante da sempre di questo tipo di spettacoli. I comuni andranno nella stessa direzione? In caso di riallocamento di fondi destinati ad eventi (e alla cultura in generale) a rami che necessitano di liquidità, anche le istituzioni potrebbero chiudere i rubinetti.

Il mondo dei live ha avuto anch’esso un brusco stop, innescando potenzialmente un meccanismo molto pericoloso. La chiusura o il ridimensionamento di realtà legate all’organizzazione di eventi e alla loro promozione, unito alla diminuzione di festival e spettacoli, potrebbe portare ad un abbassamento anche dei cachet degli artisti stessi (considerando il fatto che l’estate 2021 sarà plausibilmente congestionata dalla necessità di recuperare buona parte dei concerti saltati quest’anno). Rimane aperta l’ipotesi “drive-in“.

A cascata il mondo degli eventi freestyle, non ancora considerato a pieno un’arte, potrebbe essere messo in ombra, al fine di favorire la ripartenza dell’enorme macchina legata al mondo della musica dal vivo, la quale si è rivelata negli anni capace di creare occupazione e muovere l’economia di più settori: i lavoratori degli eventi in Italia sono 416.000 e generano 96 miliardi di euro (6,1% del PIL) (fonte: Report).

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Veniamo ora agli artisti: a causa dei mancati redditi di questo periodo, fare svariati chilometri per partecipare ad un contest, avendo solo l’ipotetica possibilità di vincere una somma significativa, potrebbe essere difficoltoso. Molti freestyler, svolgono questa pratica principalmente come hobby o secondo lavoro, per cui potrebbero trovarsi nella posizione di lavorare ininterrottamente per pagare l’affitto o aiutare la propria famiglia, facendo calare la loro possibilità di allenarsi e la loro disponibilità a partecipare a contest più o meno lontani. Discorso simile per tutti i freestyler con cachet, il cui futuro è correlato alle disponibilità economiche degli eventi futuri.

In ultima istanza il pubblico del freestyle, da sempre noto per la sua tenacia e per la sua volontà di presenziare a battle in diverse zone d’Italia. Oltre ai già citati motivi economici, la diminuzione della capienza dei mezzi pubblici (treni, autobus e tram) potrebbe portare sia ad un innalzamento dei prezzi sia ad una maggiore difficoltà ad accaparrarsi i biglietti necessari per effettuare spostamenti per lunghe tratte.

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Inserendo i già citati Mic Tyson e Tecniche Perfette in una categoria a se stante, i contest italiani di medie-grandi dimensioni sono all’incirca una ventina in tutta la nazione. Possiamo immaginare che sarà facilitata la ripartenza degli eventi del freestyle che hanno luogo in grandi piazze, ad esempio la Tritolo a Napoli ed il Fight Club a Roma, visti i benefici geografici e demografici di cui godono (oltre ovviamente ad una solida organizzazione).

Per tutti gli altri le difficoltà saranno verosimilmente maggiori, col rischio che qualcuno non si ripresenti ai blocchi di partenza. Questi contest vedranno la loro esistenza appesa ad un filo sottile, legata in maniera indissolubile al tessuto economico della propria città e alla volontà delle istituzioni di continuare ad avvicinarsi ad un mondo che, fino a ieri, aveva un futuro decisamente roseo davanti a sé.

Mille altri fattori interverranno in quello che sarà il freestyle post COVID-19, la nostra speranza è che queste stime siano oltremodo pessimistiche e che il movimento esca dalla crisi più compatto che mai, per poter così continuare la propria ascesa.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire