Un’opinione personale sulla recente diatriba online tra Luchè e Salmo.

Un insospettabile livore e un latente disprezzo reciproco scoppiano all’improvviso in una sera d’agosto in seguito ad una sboronata. No, non ci stiamo riferendo a Salvini che silura Di Maio dopo aver chiesto che gli venissero attribuiti i pieni poteri dello Stato, ma al dissing fra Luchè e Salmo, che da venerdì tiene banco nel mondo del rap e che tutt’ora non dà segni di volersi placare.

Se state leggendo queste righe, c’è un’elevata possibilità che abbiate passato le ultime 24 ore a refreshare la home di Instagram per seguire in tempo reale il botta e risposta fra i due rapper; in caso contrario, qui sotto un brevissimo recap del pasticciaccio:

 luchè salmo dissing

Salmo non risponde, lascia che le acque si chetino per 48 ore, tanto che il fermento dei giorni precedenti sembra ormai sopito. Fino ad oggi, quando le frecciate tra i due riprendono senza indugi:

La misura è ormai colma. E infatti non passa neanche un’ora che fra Luchè e Salmo parte una tenzone ben poco occitanica a colpi di Instagram Stories.

Premessa doverosa: non starò qui a sintetizzarvi il contenuto delle suddette, in primis perché avete ancora altre 20 ore e passa a disposizione per vederle prima che si autodistruggano (e meno male, aggiungerei), in secondo luogo perché il senso di questo articolo non ruota attorno al riportare pedissequamente le battute al vetriolo che Luchè e Salmo si sono tristemente scambiati, ma alla domanda se tutto questo fosse davvero necessario.

Che Maurizio Pisciottu e Luca Imprudente siano due pesi massimi della scena hip hop italiana non c’è alcun dubbio, così come credo che il giudizio sul fatto che i loro background e le direzioni in cui la loro creatività si muove siano diametralmente opposti, sia tendenzialmente unanime.

Coi Co’ Sang prima e come solista poi, Luchè ha portato nel nostro Paese la cultura (e il culto) del gangsta rap, italianizzandolo con il dialetto napoletano e i ritornelli melodici, ed è innegabile che in questo sia stato e sia il numero uno indiscusso.  La formazione di Lebon viene invece dal rock e dal punk hardcore: Salmo assomiglia più ai Rage Against the Machine che a Notorious B.I.G., è lui stesso a dire che voleva fare il batterista e suonare in un gruppo rock ed è sempre lui che in Hellvisback affida la produzione di Bentley vs Cadillac a Travis Barker dei Blink 182. È quindi piuttosto evidente che le due cose non possano competere, ma possono coesistere, e pure armoniosamente.

Ora, si sa, da che mondo è mondo a dominare nel rap game e più in generale nel mondo dello showbiz è – amaramente – la logica del “che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”; ma quando ad applicarla sono due king del genere (omofonicamente inteso sia come stile musicale, sia come caratura), e per di più tramite social network come dei novellini che cercano disperatamente di ottenere notorietà, la cosa si fa ancora più mesta e, oserei dire, grottesca. E lo è fondamentalmente per due motivi: il primo è quello sviscerato poc’anzi circa l’essere certamente i migliori nel proprio “sottogenere”, il secondo è quello veramente più gretto, che riguarda i numeri e le chart: perché andare a sporcare l’indubbia qualità dei prodotti dell’uno e dell’altro etichettandoli in termini di certificazioni? Perché rischiare di ostentare un’invidia (che poi magari nemmeno esiste), solo per un atteggiamento di un altro dai toni sì tronfi e boriosi, ma vi sfido a trovare un rapper che almeno una volta non si sia elogiato iperbolicamente? Perché creare a mezzo insulti una visibilità e uno scalpore che, visto il campionato che i due protagonisti giocano, potrebbero ottenere semplicemente droppando una traccia?

Io una risposta non so darvela, così come non so dirvi se ciò a cui stiamo assistendo in queste ore sia una reale guerra aperta o una farsa per alimentare hype in vista di un progetto futuro dei due, l’unica cosa che posso auspicarmi, in un caso o nell’altro, è che Salmo e Luchè ci facciano dimenticare in fretta questa triste e ridicola pagina di rap facendo parlare la loro musica, e non più le Instagram Stories.

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