Abbiamo intervistato Lele Blade per parlare del suo nuovo progetto, Vice City, e della situazione attuale del rap in Italia.

Circa due anni fa, Le Scimmie, composto da Lele Blade e Vale Lambo, firmavano con la Dogozilla di Don Joe esordendo con ElDorado, un progetto ricco di innovazione e stile che ha focalizzato ulteriormente l’attenzione sulla scena rap campana, che si prodigava già di artisti di un certo spessore. Oggi, il movimento partenopeo è uno dei più in voga in assoluto, forte di un’identità musicale solida e di una continua contaminazione di influenze e stili. Luchè si è affermato come uno dei liricisti più capaci, Clementino ha portato in Europa il suo carisma, CoCo ha importato un sound inedito con il suo Acquario e Lele Blade e Vale Lambo hanno temporaneamente messo da parte il loro sodalizio artistico per coltivare le loro carriere da solisti.

Così, In contemporanea con un altro EP molto atteso come Gelida Estate di Guè Pequeno, è uscito anche Vice City, il nuovo Joint Project di Lele Blade, che torna ad un anno di distanza da Ninja Gaiden. Altro giro, altra corsa, le atmosfere di Vice City sembrano essere più rilassate ed esotiche, lontano dalla ricerca di una certa pace che si percepiva nel suo primo progetto solista. Per coloro che non lo sapessero, Alessandro è in giro da molto tempo col rap, ancor prima delle Scimmie, motivo per cui abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con lui per farci spiegare meglio un punto di vista inedito ed interessante sull’evoluzione concettuale del rap, con particolare attenzione per quel che riguarda la scena napoletana e i suoi dintorni.

Ciao Alessandro, piacere! Intanto come stai e come sta andando il disco, che feedback hai ricevuto?
«Ciao Gabriele, piacere mio! Sto molto bene, il disco sta andando alla grande e sto avendo bei riscontri, sia per quel che riguarda i numeri che per gli instore».

Ninja Gaiden prima e Vice City ora. Immagino che tu sia un fan dei videogiochi, poi Ninja Gaiden era una perla vera.
«Devo dirti la verità? Posso sembrare un nerd ma effettivamente non è così.  Mi piace fare paragoni coi videogiochi ma non ci vado matto. C’è da dire però che sia a Ninja Gaiden che a Vice City c’ho giocato abbastanza e sì, Ninja Gaiden era fighissimo».

Sembra ci sia un concept coeso dietro Vice City. Tra il pezzo con Lambo e la title track con Gemitaiz c’è un richiamo all’immaginario di film come Scarface o Miami Vice.
«In realtà non ci sono stati film in particolare che mi hanno ispirato, quanto proprio il mood di Miami. Se vogliamo fare un paragone, ci sono anche molti rapper americani che vivono lì, nelle coste, e mi è sempre piaciuto il loro lifestyle. Inoltre ho sempre voluto andarci a Miami. Poi mi piace spesso fare il paragone con Napoli,  per il concetto di “città del vizio” ».

Un po’ alla Rick Ross.
«Sì ecco, ci sta».

E’ come se con Ninja Gaiden tu ti fossi tolto dei pesi con pezzi molto importanti, vedi Altrove. Che rapporto hai con quel disco ad un anno di distanza dall’uscita? Possiamo dire che ti rappresenta ancora?
«Mi rappresenta ancora molto, è passato poco tempo dall’uscita e sarebbe stupido dire che non mi appartiene più. Il fatto è che quello è stato un disco molto più lavorato, in cui ho cercato di mettere più cose personali, che sentivo molto. In Vice City invece mi sono divertito, l’ho chiuso con una certa leggerezza rispetto a Ninja Gaiden»

In Vice City sembra che tu sappia chiaramente entro quali confini muoverti a livello musicale. Sembra che ormai con Yung Snapp e DatBoiDee l’intesa sia più raffinata che mai.  Possiamo dire che è anche grazie a loro se hai trovato una formula vincente?
«Credo proprio di sì, anche perché col tempo ho capito perfettamente con chi mi piace lavorare, e più passi del tempo con delle persone più l’intesa cresce. Lavorare  con gli stessi beatmaker non può essere altro che una cosa positiva. In giro ci sono molti producers in gamba, ma con loro due c’è un feeling che va oltre la musica».

C’è qualche altro produttore con cui stai collaborando? Ti abbiamo visto in studio con Night Skinny.
«Sì, abbiamo anche chiuso un pezzo insieme ma non so se posso ancora dirlo».

C’è stato un momento, forse un periodo, in cui le attenzioni per la scena campana sono cresciute a dismisura e in questa situazione Le Scimmie erano tra i protagonisti. Come hai vissuto la prima forte esposizione mediatica? Tipo essere contattati da un mostro sacro come Don Joe.
«Guarda, io posso dirti che questa cosa del rap non la faccio da 2 o 3 anni, la faccio da molto prima de Le Scimmie. Solo che fino ad allora l’ho sempre vissuta in modo poco professionale, dettata esclusivamente dalla passione. Quando poi sono entrati in mezzo anche i contratti con le major e la possibilità di lavorare con gente come Don Joe la prima cosa che mi sono detto è stata: “ci siamo, possiamo iniziare a lavorare con la musica”. E’ stata un’emozione senz’altro positiva».

Possiamo dire che tu hai fatto la gavetta prima di arrivare dove stai. Vieni da un periodo più impegnato, dove non era così semplice emergere. Credi che da allora tutto si sia evoluto in meglio o c’è qualcosa di cui sei nostalgico?
«Allora, io posso dirti che il successo del rap nel mercato musicale italiano è un’arma un po’ a doppio taglio. Io, che come hai detto tu ho un background alle mie spalle, sono più nostalgico verso certe cose. Ad esempio, mi manca quella passione che c’era prima, anche da parte dell’ascoltatore medio, che ora è molto, molto più superficiale. Aldilà di questo, credo comunque che il rap sia stato sdoganato in modo incredibile. Vedere ragazzini così in fissa col rap, anche se magari colgono meno significati rispetto a quelli più grandi, non può che farmi molto piacere».

Sei uscito quasi in contemporanea con un altro EP molto atteso come quello di Guè Pequeno. Non so se lo conosci personalmente ma credo tu sappia che si è sempre dichiarato un grande fan della scena napoletana.
«Sì, ci conosciamo bene con Cosimo e so che ci stima parecchio, non l’ha mai nascosto».

Effettivamente c’è da dire che tra le liriche di Luchè, il carisma di Clementino e l’innovazione portata dagli artisti campani come te o CoCo, il rap italiano gode di una varietà di stili e di influenze  importanti. Credi anche tu che il vostro movimento abbia ispirato artisti e fan della scena?
«Sì, è una cosa naturale. Io questa cosa la spiego nel pezzo La Bamba con Vale. Non credo che sia un peso, ma la maggior parte dei rapper che stanno uscendo oggi, che ottengono molto riscontro, si ispirano a noi come noi ai tempi noi ci siamo ispirati ai Co ‘Sang. Mi fa molto piacere, anche se la maggior parte dei ragazzini ancora più giovani non conoscono affatto le radici ed è per questo che nel pezzo dico: “tu sei mio figlio e non lo sai nemmeno”».

A proposito di EP. Forse era un elemento che mancava alla scena ultimamente, li reputo un buon modo per far sì che l’artista non scompaia troppo a lungo. Nasce per questo motivo Vice City, oppure era già in cantiere da un prima?
«Sinceramente, avevo molti pezzi pronti e li feci ascoltare ad Universal. Piacquero e mi proposero di fare uscire un Ep, anche se con 6 tracce può definirsi un vero e proprio album, anche se breve. Considera che non mi fermo mai, pure ora sto continuando nonostante sia un po’sbattuto. Appena torno a Napoli mi chiudo in studio e continuo a scrivere senza sosta. Non riesco a stare fermo, è’ ormai il mio impiego al 100%. Mi fa sentire me stesso, semplicemente Ale».

Mi confermi quindi che ormai entrare in major non è più un delitto.
«Assolutamente sì, non ho mai avuto alcun tipo di problema, tantomeno censure o robe simili».

I pezzi sono tutti molto ricercati a livello musicale, quale pensi che sia venuto meglio? Loco ad esempio sta facendo ottimi numeri.  Volevo poi chiederti se sei soddisfatto del contributo dei featuring.
«Sì, Loco sta esplodendo, ha fatto quasi 600.000 streaming in 4 giorni e anche su Youtube sta andando forte. Io sono particolarmente affezionato a Un Attimo con Luca ma soprattutto a Maserati, anche se può passare magari un messaggio crudo. Quando l’ho scritta mi sentivo esattamente così quindi mi rispecchia molto, avevo la necessità di scrivere certe cose. Per quel che riguarda le strofe dei ragazzi mi sono piaciute parecchio, sono entrati perfettamente nel mood che cercavo».

C’è qualche artista che attualmente influenza in particolar modo la tua musica?
«La mia unica ispirazione è la musica dei PNL, lo dico sempre perché effettivamente è così. Anche se la mia musica attuale non si rifà a quella, loro mi ispirano tanto in modo diverso, mi fanno riflettere molto. In Ninja Gaiden ho provato a riprodurre un po’ quelle atmosfere. L’ultimo disco ad esempio mi è piaciuto parecchio, come del resto tutto quello che hanno fatto».

Pensi che si possa replicare il successo che hanno avuto loro in Francia con un artista italiano?
«Credo assolutamente di sì, del resto sono anche loro degli esseri umani quindi credo che prima o poi si possa arrivare ad una roba simile. O almeno spero che ci si possa avvicinare a quei livelli lì».

 In merito al discorso sull’influenza di Napoli. Trovate uno stesso riscontro nei live anche fuori dalla Campania? Pensi che si debba sensibilizzare maggiormente  alla presenza di artisti che magari non possono arrivare a tutti o nell’immediato, magari per il dialetto? Credo che sia anche questo il vostro punto di forza.
«Sinceramente abbiamo suonato poco altrove. Le maggior parte delle date le facciamo in Campania per adesso, ma quando siamo andati a suonare a Milano la gente sembrava attiva, cantavano i pezzi a memoria. Questo è un buon segno, significa che conoscono la musica e non vengono lì solo per guardare la tua figura. Direi che c’è ancora molto lavoro da fare ma siamo già a buon punto».

Dicevi che il solo fatto di poter vivere facendo rap sia il traguardo più importante. È davvero solo questo o c’è qualcos’altro?
«Il mio progetto è quello di continuare a fare musica. Io non sono un tipo che punta ad essere il numero uno, anche perché sarebbe difficile convivere con un’ambizione simile. Io non sono mai soddisfatto, tendo sempre a crescere e a migliorare. Sarà poi il tempo a portare le risposte che mi servono».

Consigliamo quindi di approfittare del periodo caldo per rinfrescarsi un po’ con le atmosfere di Vice City ed i suoi ottimi featuring, per poi completare il quadro dell’artista riprendendo Ninja Gaiden, un disco forse sottovalutato che contiene dei pezzi molto forti e che merita di essere assimilato nel modo giusto.

Se la scena campana sta prendendo il sopravvento nei trend attuali un motivo ci sarà, l’importante è riconoscerne le radici e la sua storia, andando oltre le apparenze.

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.