È passata ormai una decade da E Poi All’Improvviso Impazzire di Ghemon: dopo tanti anni ed altrettanta musica l’album rimane a nostro avviso meritevole di un posto d’eccezione nella discografia del rap italiano.

Era il 18 febbraio 2009 quando vide la luce E Poi All’Improvviso Impazzire di Ghemon, la seconda fatica discografica dell’allora ventisettenne rapper avellinese, pubblicata per Macro Beats. Tra i brani contenuti nell’album, in Goccia a Goccia (traccia che vedeva la collaborazione di un incredibile Al Castellana), vi era una barra dal sapore decisamente dolceamaro, la quale recitava: “E anche se a rilento sto capendo che questa mia parzialità è un difetto”.

Se ad un primo ascolto, all’epoca, non riuscii a cogliere perfettamente il significato di quelle parole, con il tempo, conoscendo meglio la musica del rapper campano e il suo personaggio in senso più ampio, arrivai a comprendere la disillusione che Ghemon talvolta palesava relativamente alla considerazione che la scena rap aveva nei suoi confronti, la quale contribuì anche a fargli pensare di smettere con la musica.

Dieci anni dopo, vedendolo raggiungere il dodicesimo posto nella classifica finale della Sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo (con Rose Viola) potremmo dire che l’artista avesse ben chiare in testa le mosse da fare per raggiungere un pubblico più ampio.

Ciò che è importante capire, tuttavia, è che Ghemon non ha messo in palio la propria “purezza artistica” in cambio dell’apertura ad un pubblico più ampio. Seppur con il tempo le sfumature della sua musica siano andate modificandosi, il rapper ha sempre messo l’amore per l’arte dei suoni al primo posto.

È un discorso sottile ma a mio avviso cruciale. Non è difatti difficile imbattersi in giudizi di valore ‒ come fatto, a mezzo Instagram Stories, Luchè qualche giorno fa ‒ nei confronti di chiunque partecipi al Festival, reo confesso secondo molti di essere una sorta di marionetta dell’industria musicale.

Tale argomentazione potrebbe essere in parte condivisibile in relazione ad altri artisti, ma non per l’autore di Rose Viola e di E Poi, All’Improvviso, Impazzire. Se così fosse stato, se Ghemon avesse messo il Dio denaro al primo posto, non avrebbe portato un brano del genere a Sanremo e non avrebbe dato vita ad un disco di quel tipo dieci anni fa.

Ma che rapporto c’è tra il suddetto brano ed il secondo disco ufficiale del rapper? La risposta sembra arrivarci proprio dal testo di Rose Viola: difatti il primo verso del singolo (“Dieci fori di proiettile nell’anima/ Ed il cuore ricolmo di sassi”) sembrerebbe essere il naturale proseguo del finale di Cielo di Cemento, splendido brano appartenente a quell’album (“E se dovessimo incontrarci/ metti il caricatore nel revolver e conta dieci passi/ come tutte le volte che sei riuscita a spararmi/ cielo di cemento piovono calcinacci”).

Questo possibile fil rouge mi ha quindi ricatapultato nei giorni in cui, da timido adolescente, mi approcciavo a E Poi, All’Improvviso, Impazzire. Partiamo da un assunto che molti di voi troveranno esagerato: siamo di fronte ad un disco estremamente avveniristico, sia dal lato strettamente musicale che lirico.

Sfido chiunque a trovare un disco di dieci anni fa o più, di ventitré tracce, con una notevole capacità di unire il “vecchio” (campionamenti soul, strumenti classici e sfumature legate a contesti lontani dal rap dell’epoca) al “nuovo”, abbandonando quasi totalmente gli universi propri dei beatmaker dell’epoca.

Se infatti La rivincita dei Buoni era un disco forte e pieno di contenuti, non aveva di certo lo stesso approccio e la stessa omogeneità nei beat come nel caso del suddetto lavoro. Proprio questa caratteristica ha contribuito a rendere E Poi, All’Improvviso, Impazzire un disco più caldo e più intimo, pur non mancando tracce quasi radiofoniche.

Il merito di quest’ottimo risultato è stato prevalentemente di Dj Tsura e Fid Mella, con la collaborazione di Mainloop e Brenk, senza dimenticare alcuni musicisti in senso stretto (come l’importante sassofonista Augusto Pallocca).

Seppur da buona parte dei media di settore (che erano di certo in numero minore rispetto oggi) questo versante fu poco considerato, da altri fronti le reazioni furono diverse, non a caso nel 2011 Ghemon fu invitato al Trieste Loves Jazz, dove poté eseguire diversi brani del disco assieme ad una band di ottimo livello.

Se oggi può apparire scontato vedere un rapper al fianco di musicisti di qualsiasi tipo (in studio e sul palco) otto anni fa non lo era affatto. Al fianco di questa cura dei suoni ‒ e del risultato che essi hanno prodotto nella loro totalità ‒ in questo album è il livello pregiato della scrittura a lasciare di stucco chiunque si lasci trasportare dal viaggio musicale del rapper campano.

In quest’ottica, la rispettata rivista dell’epoca Basement Magazine scrisse di questo disco: «L’uso di un linguaggio più diretto non perde i raffinati ricami lirici che sin dagli esordi distinguono lo stile di Ghemon.»

È probabilmente proprio questo il vero focus di E Poi All’Improvviso Impazzire di Ghemon: in questo disco, infatti, è riuscito a sviscerare quasi la totalità dei territori emozionali propri della vita di un ragazzo avviato verso la via adulta.

Brani come Sogni, Meglio tenersi i dubbi, Indeciso, Proposito di inizio anno, Cielo di cemento, Faccia dopo faccia, Se adesso te ne vai ‒ e quasi tutte le restanti tracce ‒ appaiono quasi come consigli dati a cuore aperto da un fratello maggiore a uno più piccolo, dettati da schiettezza, sincerità ed autenticità, figli di un vissuto a tratti doloroso ma prezioso come un buon insegnante.

Parallelamente a ciò non mancano tracce che oggi potremmo definire come le più distanti dall’attuale musica del rapper campano. Non perdo più tempo ad esempio è una potentissima posse track, nella quale appare anche una delle poche strofe rappate di Macro Marco.

La storia della musica è piena di dischi apprezzati dal grande pubblico a scoppio ritardato, dopo molto tempo rispetto alla loro pubblicazione. Ciò che è curioso è che queste stesse opere in ombra sono spesso le preferite da altri artisti, dai cosiddetti colleghi. Nel nostro piccolo ci piacerebbe provare a invertire questa tendenza, pur non avendo un enorme potere mediatico, seguendo anche l’esempio di Tedua, che qualche settimana fa ha parlato nelle sue Instagram Stories dei brani che lo hanno più formato musicalmente ed umanamente.

E Poi All’Improvviso Impazzire di Ghemon è a nostro avviso un piccolo gioiello, dedicategli un’oretta della vostra vita per assaporarlo in tutte le sue sfumature.

Buon ascolto!

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

 

 

 

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