Qualche mese fa Don Joe ha messo sottocontratto per la sua Dogozilla Giovane Feddini, uno dei nomi più interessanti dell’underground italiano.

Per quanto possa essere un discorso banale, credo che nel mondo della musica – come in molte altre sfere professionali – ci siano diversi approcci al lavoro, diversi modi di fare per raggiungere i propri obiettivi. Che tu sia un idraulico, uno chef, un rapper o un grafico, è spesso possibile trovare scorciatoie per raggiungere il successo (spesso solo momentaneo), magari accodandosi a qualcosa o a qualcuno.

Parallelamente a quelli che decidono di percorrere la via più breve, vi è anche chi decide di costruire la propria strada in maniera autentica, piano piano, non mancando, talvolta, di provare un po’ di invidia verso chi ha raggiunto, “barando”, i primi posti. Non sono nessuno per fare la morale o altro, ma tutto sommato credo sia un discorso abbastanza evidente e condivisibile in qualsiasi campo. È un po’ come quando a scuola l’amico che copiava prendeva un voto più alto di te.

Sfido chiunque a non trovare almeno un rapper italiano che non incarni dinamiche di questo tipo, un artista che in altre parole sta avendo o ha avuto un breve ma intenso successo in maniera palesemente artificiosa. Quello che però ho notato è che al fianco di questi artisti di plastica, come per un effetto “a forbice”, siano aumentati anche coloro che riescono ad arrivare vicini alla cima mettendoci solo ed esclusivamente sangue e sudore, complice probabilmente lo stato di salute di questo genere.

Tra i tanti, uno degli artisti che potrebbe rispecchiare questo discorso è Vegas Jones, il quale qualche anno fa ebbe il coraggio di uscire da un’etichetta che all’epoca era al top – la Honiro Label – per dare vita a “Chic Nisello”, uno dei migliori mixtape usciti negli ultimi anni. Ciò che è interessante è che fu un lavoro con uno stile totalmente nuovo, con pochi featuring, realizzato perlopiù con persone vicine a Vegas, eccetto per Don Joe che lo volle nella sua Dogozilla. Il lavoro ebbe un gran successo e il resto è storia.

Cosa sarebbe successo senza Don Joe non possiamo saperlo, ma ciò che è certo è che figure come lui e la sua etichetta sono davvero necessarie al giorno d’oggi. Troppi ragazzini crescono con il mito di diventare i trapper del momento con il borsello Gucci, mentre l’etichetta del produttore milanese traspare autenticità da tutti i pori. Ogni artista al suo interno è lì perché ha dimostrato di avere della stoffa e della voglia di fare: né più, né meno. Può sembrare un’ovvietà ma chi conosce le dinamiche delle etichette discografiche, major e non, sa che non è troppo scontato trovare persone lavorare così.

Anche il fatto che la Dogozilla nacque come etichetta per soli producer la dice lunga sulla volontà di Don Joe di dare vita ad una realtà che abbia come obiettivo solo ed esclusivamente produrre musica di qualità. In questo contesto, quando ho saputo della firma di Giovane Feddini con tale etichetta ho esultato, erano anni che speravo in un riconoscimento tale per l’artista padovano e forse solamente una realtà come Dogozilla avrebbe potuto credere in lui nel modo giusto. Il motivo è semplice: difficilmente troverete una canzone di Giovane Feddini che strizza totalmente l’occhio alla moda del momento o anche del passato, il rapper ha infatti uno stile davvero unico, spesso molto introspettivo e delicato, poco adatto al circuito mainstream in senso stretto, nel quale la musica usa e getta a volte ha la meglio.

Potremmo definire il suo modo di fare musica con una metafora fatta da lui stesso in una barra della traccia “Piano di Dio”, nella quale egli si definisce “Un mix tra Zola e Zolà”, ovvero una combinazione tra il bomber italiano e l’importante scrittore francese, come a descrivere l’ambivalenza del suo universo musicale. In “Lampioni”, ad esempio, riesce a parlare di Padova in un modo originale e impeccabile.

Allo stesso modo Giovane Feddini ha un curriculum niente male tra dischi, mixtape e collaborazioni, con la sua crew Fuori Serie Click e da solista. Tra i tanti brani registrati dall’artista ce n’è uno, una collaborazione di qualche anno fa, nel quale alcune barre mi hanno colpito particolarmente:

“eppure in studio, rima dopo rima, ci facciamo viaggi su come sarebbe quella vita
svegliarsi la mattina senza sbatti già dal giorno prima
e lavorare per la hit definitiva
Eppure io ho speranze ancora belle calde
e se affronto i cazzi miei con tranquillità
è perché al posto di inglobare paste
ho sviluppato palle per prendermi responsabilità”

Per quanto sia facile parlare col senno di poi, quando ho ascoltato questi versi del 2014 ero convinto che il rapper non si sarebbe arreso tanto facilmente, in queste frasi difatti credo traspaia una speranza costruttiva, un sogno ben solido nella propria mente e non le classiche manie di egocentrismo di un rapper qualsiasi.

Le stesse sensazioni le ho poi avute ascoltando uno degli ultimi singoli, Biglietti del treno, con Leslie, ed effettivamente la sua strofa parla da sola.

Dopo anni di fatiche, concerti e dischi autoprodotti, il nuovo disco di Giovane Feddini è in dirittura d’arrivo per Dogozilla: cosa dobbiamo aspettarci? Difficile dirlo.

Sicuramente non mancheranno collaborazioni di livello alle produzioni e al microfono, e sicuramente sarà il lavoro più completo dell’artista, ma è rischioso provare a pronosticare altro. Noi però siamo sicuri che sarà la giusta occasione per far arrivare la sua musica dove merita.

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Pescarese di nascita e bolognese d'adozione, amo il rap, la letteratura e i film di Sorrentino. Tra un esame e uno spritz cercherò di darvi spunti interessanti e non troppo noioisi riguardo l'hip hop.