In occasione della pubblicazione online del documentario sui Colle Der Fomento, intitolato X Tutto Questo Tempo, abbiamo avuto il piacere di realizzare un’intervista al regista, DeeMo, storica figura dell’hip hop nostrano.

Sabato 16 novembre 2019 ha compiuto un anno Adversus, il tanto atteso album ufficiale dei Colle Der Fomento pubblicato a ben undici anni da Anima e Ghiaccio. Attorno a questo disco, sia prima che dopo la sua pubblicazione, si sono spese tantissime parole: noi stessi l’abbiamo fatto, attraverso ad esempio le Best Bars o, in particolare, tramite una chiacchierata realizzata lo scorso agosto con i diretti interessati, Danno e Masito.

Molti, però, oltre ad ascoltarlo e approfondirlo attraverso pagine del settore e social network, hanno avuto la fortuna di vederlo dal vivo durante i live realizzati in giro per il nostro Paese (e non solo). Alcune di queste date – Bologna, Torino, Napoli, Firenze, Roma, e Milano – sono state arricchite da un qualcosa di unico, ossia la proiezione di X Tutto Questo Tempo, il documentario diretto da DeeMo e dedicato proprio all’ultimo disco del gruppo romano.

Un art director veterano della scena hip-hop italiana – assistito dal filmaker Paolo Freschi – ha dato così vita per la casa di produzione modenese Panottica a un filmato di 45 minuti in cui viene raccontato e mostrato Adversus in tutta la sua essenza. Da oggi, martedì 19 novembre, X Tutto Questo Tempo è finalmente visibile a tutti su YouTube e per potervelo presentare al meglio abbiamo voluto scavare al suo interno parlandone direttamente con chi l’ha realizzato, DeeMo.

Stiamo per arrivare nel 2020 e mai come in questi ultimi anni il video sta diventando il mezzo più utilizzato per comunicare, anche per quanto riguarda il rap: quanto pensi siano importanti per i giovani d’oggi documentari come questo o i tanti altri che stanno venendo prodotti recentemente sul tema, ad esempio da Netflix?
«Indipendentemente dall’età, i documentari ben fatti ti portano dentro un argomento e dopo un’ora e mezza ne sai qualcosa di più: tempo speso bene. A suo tempo, film come Style Wars a me hanno cambiato la vita. Bisogna ovviamente scegliere con attenzione, perché il taglio documentaristico viene anche utilizzato per dare una patina di autorevolezza a bufale prive di fondamento. Ciò detto, è sicuramente un buon momento per il genere, penso anche ai costi di produzione inferiori rispetto al recente passato, alla moltiplicazione dei canali di distribuzione. Un tempo solo Madonna o Gorbachev potevano essere intervistati per 30 minuti su un canale nazionale. Oggi possiamo approfondire ciò che prima era considerato marginale. La sostenibilità economica è ancora un problema, ma vai a sapere cosa riserva il futuro.

Difficile stabilire quanto siano importanti questi documentari per chi oggi ha l’età in cui io divoravo riviste hip hop americane. La mia curiosità era dettata dalla passione per qualcosa che stava accadendo in preciso quel momento, in un luogo completamente scollegato dal mio scenario, dalla mia cultura. Era qualcosa che sentivo l’urgenza di decifrare, pur con i pochi mezzi a disposizione. La generazione di adolescenti che vive il presente ha le sue priorità, i suoi interessi e, immagino, un’offerta di documentari pensati per loro.»

Come è nata l’idea d realizzare X Tutto Questo Tempo e di proiettarlo, almeno inizialmente, solo durante i loro concerti?
«Io e il filmaker Paolo Freschi ci conosciamo da fine anni ’90, abbiamo lavorato insieme su diversi progetti, ci lega un bel rapporto che va oltre la stima professionale. La sua esperienza mi dà sicurezza. Abbiamo due caratteri complementari: lui sempre calmo, io uno scoppiettio di iperboli che può innescarsi nello spazio di un secondo. L’anello di congiunzione tra noi è da sempre la casa di produzione modenese Panottica, nata da una costola dello studio di comunicazione Sartoria, con cui ho lavorato per anni. In Panottica era emersa l’esigenza di realizzare qualcosa di proprio, slegato dai progetti per i vari clienti. Così mi sono messo a ragionare su un’idea.

Nello stesso periodo avevo iniziato a seguire contenuti long-format su YouTube. Mi sembrava che finalmente si stesse superando l’ossessione per il video mordi-e-fuggi. Volevo misurarmi come regista su tempi più lunghi, poter entrare nel merito di una storia. Si ma quale storia? Ed è lì che ho pensato al Colle: stavano per pubblicare il disco da cui probabilmente sarebbe dipeso il resto della loro carriera, vivevano un tempo sospeso, senza sapere esattamente cosa sarebbe successo da Adversus in poi, al termine di un decennio in cui avevano dato tanto sui palchi di tutta Italia. Se non è una storia questa! Raccontare il gruppo in quel preciso momento, quasi che Adversus fosse un pretesto per parlare di loro: sia Paolo che Panottica hanno immediatamente sposato il progetto, e così Danno, Masito, Baro e Craim. Abbiamo girato in vari momenti da luglio a settembre 2018. Ad inizio agosto Masito, con la nonchalance che lo contraddistingue, mi buttò lì che a settembre il gruppo sarebbe entrato in sala-prove a preparare tutti i pezzi di Adversus per il nuovo tour. Questo ha aperto la possibilità di inserire i brani dell’album all’interno del documentario in una versione esclusiva, interamente eseguita dal vivo. Dopodiché io e Paolo ci siamo blindati in sala di montaggio, mettendo fuori il cartello “Vietato l’accesso”. Bocca cucita su tutto, fino a poche settimane dalla consegna, anche con il resto della squadra.

Il tour di proiezioni è stata un’idea del Danno, uscita durante una conversazione telefonica. 
Lo abbiamo definito da subito “un firma-copie alla maniera del Colle”: Bologna, Torino, Napoli, Firenze, Roma, Milano e poi di nuovo Roma, perché il Nuovo Cinema Palazzo per quanto grande non era riuscito a contenere tutti quelli che volevano vedere il documentario. Baro ha organizzato il tutto in tempi record.

È stata la coronazione dell’intero progetto, dando a X Tutto Questo Tempo un valore aggiunto che nessuno aveva previsto. Per il Colle, le proiezioni sono diventate un’opportunità per incontrare la propria comunità, parlare approfonditamente del disco e raccontarsi. Quanto a me, vedere il nostro lavoro diventare esperienza collettiva invece che una finestra su un computer, essere in sala durante le proiezioni, sentire gli applausi a scena aperta, ha superato di gran lunga qualsiasi aspettativa. A grande richiesta, il Colle ha poi portato il documentario in varie date del tour. Anche per questo abbiamo atteso un anno prima della messa online.»

Dicci la verità, anche tu come tanti di noi avevi perso un po’ le speranza sul nuovo album ufficiale dei Colle Der Fomento o eri già coinvolto in qualche modo?
«Un po’ ci somigliamo: quando entro in modalità creativa anch’io faccio e disfo, tendo ad elaborare a lungo. Se un progetto è mio e non ha delle scadenze stabilite mi prendo tutto il tempo necessario. Motivo per cui credo di esser stato uno dei pochi a non aver mai rivolto al Colle la fatidica domanda sull’album. In più mi è sempre piaciuto vederli dal vivo, e negli anni dell’attesa non mi è mai capitato di annoiarmi ad un loro concerto: Anima e Ghiaccio è stato un album talmente carico e importante che a me, come pubblico, pare di aver vissuto di rendita per un decennio, senza problemi.

Ma per tornare alla tua domanda: nel 2016 ci incontrammo a Roma in più occasioni e parlammo a lungo della copertina. Uscirono delle suggestioni che oggi riconosco nell’idea della maschera giapponese, la cover che Masito ha curato personalmente facendo un ottimo lavoro. Durante uno di quegli incontri mi fecero anche ascoltare alcuni brani su cui stavano lavorando, per darmi un’idea delle atmosfere. Ero davvero combattuto: se una parte di me non vedeva l’ora di sentirli, l’altra avrebbe preferito sentire l’album finito, senza spoiler. Dopodiché più nulla fino ad aprile 2018, quando sono sceso a Roma per parlargli del documentario. Lì a casa di Danno mi fecero sentire buona parte del disco, non ancora in versione definitiva, ma quasi.»

Qual è la traccia che preferisci in Adversus e perché.
«Questa è dura. Polvere è ovviamente un capolavoro. Circa un anno prima, avevo incontrato Simone a Milano e mi aveva accennato a quella strofa di Masito, a suo dire così intensa da non sapere cosa scriverci accanto. Finché poi è venuto a mancare Primo. Durante l’ascolto, arrivati al passaggio in cui Massimo fotografa quel cortile di una Roma del 1983, l’immagine mi si è materializzata, per un istante, con tutto il suo carico di dolore. Ho provato a nascondere la commozione, senza riuscirci.

Penso Diverso è importante, sia per gli argomenti che tratta, sia dal punto di vista musicale. È una traccia in cui il Colle si misura con dei flussi che da loro non ti aspetteresti, la traccia di Craim è lenta e cupa. Gli ho detto: “beh è la vostra traccia trap!“. L’ascolto di una formula inedita mi incuriosisce sempre, cattura la mia attenzione, mi piace essere preso di sorpresa. Apprezzo quando un artista si mette in gioco.»

Quale rapporto ti lega ai Colle?
«A dirla tutta, sono arrivato tardi alla festa. È un’amore cresciuto con il tempo. Anagraficamente ci separano una decina d’anni e quando si è più giovani sono davvero un botto. A pensarci bene, il debutto del Colle sulla scena nazionale coincide con i giorni in cui maturavo l’idea di appendere il microfono al chiodo: Indelebile ’94, una jam a Rimini poi passata alla storia. Ero stato invitato a dipingere, l’Isola Posse non esisteva più ma c’erano Deda, Neffa e Gruff, uno dei primi live dei Sangue Misto nella formazione del disco. La storia è nota: quei pischelli di Roma tecnicamente non erano in cartellone, ma si presero di forza il palco, restituendolo con un buco al centro, letteralmente, fuor di metafora. Attitudine punk a cui guardai con benevola simpatia.

Anni dopo uscirono con Il Cielo Su Roma, con quel video bellissimo. Lì mi resi conto che i pischelli erano cresciuti e sapevano scrivere davvero. A forza di beccarci alle jam o nelle dancehall in Salento d’estate siamo diventati amici. Per una coincidenza incredibile, ero con Danno a New York durante l’11 settembre 2001, abbiamo visto la Storia succedere davanti ai nostri occhi. Il Colle è stato, credo, il primo nome a cui ho pensato per Gli Originali, ma lì erano già il Colle Nazionale. Con Anima e Ghiaccio sono definitivamente diventati il mio gruppo preferito, e Adversus è un disco altrettanto importante. X Tutto Questo Tempo mi ha dato la possibilità di sentirmi parte del loro percorso. Gli voglio davvero bene.»

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sia collegati al rap e non.
«Uno a cui tengo molto è il format di approfondimento sul writing a cui sto lavorando da un po’ con Spice e Rash dei Lords Of Vetra. Incrociamo le dita. Poi mi è stato chiesto di curare il design di una serie di capi celebrativi per il venticinquesimo anniversario dall’uscita di SxM.
Si tratta di merchandise autorizzato, ufficiale, realizzato da Tannen Records per quel che riguarda le t-shirt e da 5tate of Mind per giubbotto, felpa e cappello. Lo sto spoilerando in giro per Milano. In particolare c’è un artwork che stamperemo su t-shirt, ed è una mia rivisitazione dell’emblema di SxM, su cui ho lavorato a più riprese finché sono riuscito ad ottenere il trattamento che avevo in mente. Mi piacerebbe farne anche delle serigrafie.

Il mio obiettivo da qui in avanti è lavorare il più possibile su progetti miei, utilizzando l’esperienza accumulata durante tutti questi anni, cercando di stare meno tempo possibile davanti allo schermo.»

Facciamo un grosso in bocca al lupo a DeeMo per questi suoi progetti e lo ringraziamo di cuore per un’intervista (e un documentario) che ci ha permesso di approfondire ancora di più Danno, Masito, Dj Baro e il fedele Dj Craim, quattro guerrieri dell’hip-hop italiano.

Buona visione!

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