Il 2018 sta giungendo al termine e noi abbiamo provato a tirare le somme per quanto riguarda i produttori. Questa è la nostra personale top 6 dei producer italiani.

Il 2018 sta per giungere al termine e chiunque si professi fan di questa musica non può che essere soddisfatto di come sono andate le cose. Questo è stato uno degli anni più prolifici del rap in Italia, forse al pari della tanto osannata golden age, che però non comprendeva un mercato così ampio e una diversificazione degli artisti come quella attuale. Come dire, ce n’è per tutti, dal più purista sino all’ascoltatore più aperto alle influenze europee e mondiali.

Ciò che è certo è che l’evoluzione del genere ha raggiunto uno stadio importante come quello attuale grazie anche ai beatmaker, che hanno trovato massima esposizione nei progetti odierni e sono oggi considerati dei protagonisti al pari dei liricisti. La riuscita di un progetto oggi, dipende in buona parte dal produttore che ci sta dentro, che il più delle volte rappresenta anche la figura del direttore artistico di un disco.

Per l’occasione abbiamo quindi deciso di stilare una classifica di sei producer, che a nostro parere si sono distinti in modo particolare dai loro colleghi, dando vita a progetti di un certo spessore ed imprimendo un suono riconoscibile nel rap italiano. La scelta è stata ampia ed ha coperto molti dei dischi usciti quest’anno.

APOC

Per fortuna in Italia ci sono ancora produttori legati al suono originale di questa musica, arricchendolo con criterio e dedizione con ciò che l’aggiornamento tecnologico gli può offrire. Uno di questi è indubbiamente Apoc e quest’anno ne abbiamo avuta prova all’interno di diversi progetti, da Antigravity di Drimer & Ares Adami a The Leftovers di Ape, passando per Humanology, 1978Buio e altro ancora.

Un livello come il suo è sicuramente da premiare e tutelare negli anni futuri e la sua costante presenza in dischi rap di livello ne è la prova.

CHRIS NOLAN

Tedua è senza dubbio uno degli artisti più controversi dell’attuale scena italiana. Secondo il parere di chi scrive, l’artista di Genova rappresenta una big thing della new age, grazie anche all’eccellente lavoro svolto dal suo fidato produttore, Chris Nolan. Ricordiamo nitidamente come Pugile, uno dei brani più conosciuti di Tedua, abbia creato una frattura tra gli ascoltatori al momento della sua uscita, ma anche come il lavoro svolto da Charlie Charles e Chris Nolan abbia stupito i più.

Con Mowgli infine, Nolan ha fatto potenzialmente un salto nel futuro, strizzando l’occhio alle infinite possibilità che questa musica è in grado di offrire. Se pensiamo alla particolare attitudine di Tedua, risulta ancor più sorprendente constatare l’enorme mole di lavoro svolto da Nolan nel contesto delle produzioni, riuscendo a creare un suono coeso dalla prima all’ultima traccia, che trova massimo compimento in brani di pregevole fattura come Sangue Misto, Lupo al Lupo, Vertigini e Acqua.

Un lavoro dalla qualità indiscutibile, che lo colloca direttamente tra i migliori new comers dei produttori italiani.

BIG JOE

Già cinque anni fa, Big Joe sembrava destinato ad essere una figura di rilievo nel rap italiano, grazie al marchio inconfondibile delle sue produzioni che hanno fatto scuola, ponendo delle basi importanti per il beatmaking italiano negli anni a seguire. Quante volte è capitato in quei mesi di ascoltare un brano e dire subito: “Questa è di Joe”. Un esempio raro di talento, in grado di abbinare l’innovazione del suono pur rimanendo riconoscibili senza alcuna omologazione.

Parliamo dell’ormai lontano 2013, anno in cui si sono affermati molti dei pilastri dell’odierno rap italiano, in cui il producer palermitano è apparso tra i crediti dei migliori artisti italiani. Da quel momento però, Big Joe ha deciso di prendersi una lunga pausa insieme al suo socio, Johnny Marsiglia, per tornare con Memory quest’anno.

Il disco del duo siciliano è diventato un culto immediato, unendo spiritualmente tutti coloro che avevano necessità di sentirsi nuovamente parte di qualcosa grazie all’Hip-Hop, nel senso pieno del termine. Un disco che ha messo d’accordo tutti e che contiene gli elementi essenziali per esser considerato un lavoro eccellente: un concept unico, contenuti di qualità ed un livello brillante delle produzioni.

D-ROSS

Sino a prima dell’uscita di Malammore, D-Ross rimaneva un musicista noto perlopiù agli artisti che gli orbitavano attorno, sia nella sfera privata che in quella professionale.  Parliamo in particolar modo di Luchè e Coco, i quali si sono lasciati ispirare dalle sue produzioni da tempo immemore, grazie al suo approccio che si discosta molto dal suono digitale e piatto che domina le tendenze.

Il produttore napoletano preferisce piuttosto la composizione vera e propria, resa possibile dalla grande tradizione della musica partenopea cui decisamente appartiene, come testimonia il suo curriculum. Con Potere, il suo lavoro ha trovato massimo compimento, non sono nelle produzioni ma nell’intera direzione artistica del disco che eccelle in quanto a concept musicale.

Inoltre, lo stesso D-Ross è stato autore di produzioni di pezzi come Modalità Aereo e Hugh Guefner contenute in Sinatra di Guè Pequeno. Un traguardo meritato, che sembra porre delle basi fondamentali per un lavoro ancora più massiccio nell’immediato futuro del rap italiano.

MACRO MARCO

Marco Losso è noto ai più “profani” del genere in quanto fondatore della Macro Beats, collettivo ed etichetta che ha permesso la crescita di alcuni tra gli artisti più apprezzati del  rap italiano, tra cui Mecna, Ghemon e Kiave.

Per il resto, Macro Marco è uno dei beatmaker più caratteristici con cui il rap italiano si sia mai confrontato, grazie alla sua devozione verso un suono classico che è riuscito ad evolvere nel tempo, impreziosendolo con campionamenti e melodie in grado di distinguerlo e di mantenere intatta allo stesso tempo la magia della sua attitudine.

A nostro parere, il suo livello più alto è riuscito a raggiungerlo in Disordinata Armonia, il nuovo disco realizzato con Don Diegoh. Per l’occasione, Marco ha sfoggiato una serie di produzioni ben diversificate tra di loro, importanti nell’intero contesto del disco tanto quanto le liriche dell’MC calabrese. Da momenti più nostalgici, come Replica e Per Sempre sino all’estrema versatilità di un brano come NoFilter. Ad ogni beat del disco, siamo stati costretti ad un sussulto emotivo che ci ha spinto a considerare inevitabilmente questo disco come una delle uscite più belle di questo 2018, e Macro Marco come uno dei produttori migliori dell’anno.

MARZ

Alessandro Pulga, in arte Marz, è uno dei produttori della new age che più di altri è riuscito ad anticipare tempi e tendenze, importando un sound riconoscibile, cucito addosso alle caratteristiche di alcuni dei rapper più capaci della scena. Marz è riuscito ad interpretare le necessità di artisti come Fibra, Clementino e Marracash, lavorando ultimamente fianco a fianco con Ernia, il suo socio più importante nella sua produzione discografica.

Il suono di Marz è vellutato, eclettico in grado di creare la giusta atmosfera ancor prima delle parole.  Forse, la sua vera svolta è avvenuta con Untitled di Marra, che gli è valsa anche l’introduzione in Roccia Music oltre che la stima di molti artisti. Negli ultimi due anni è stato – come accennato – protagonista dell’ascesa di Ernia, un artista in grado di mostrare più lati di sé al microfono, alternando pezzi più melodici a testi più serrati. Da Come Uccidere Un Usignolo, la crescita del duo è stata costante e ha trovato la sua maggior espressione in 68, un disco che ha mostrato esplicitamente le intenzioni di voler andare oltre a qualsiasi stereotipo.

E invece, secondo voi, quali sono stati i migliori produttori in Italia di quest’anno? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti!

Lo staff di Rapologia

Grafica di Lorenzo Alaia e Ciro Maria Molaro.

Commenti