Il meglio del 2018 in questa playlist di Drimer, scelta e raccontata dal forte MC trentino.

Lo sappiamo tutti, questo è il periodo più indaffarato dell’anno, caratterizzato da corse nei centri commerciali, pranzi e cenone con amici e parenti, regali orrendi e Una Poltrone Per Due ovunque, sia in televisione che nei meme. Ma è anche il periodo in cui si tirano le somme sui mesi appena trascorsi e lo si fa nella vita come nella musica che, mai come quest’anno, ci ha regalato tanto materiale variegato.

Mentre aspettiamo di ultimare le nostre consuete classifiche di fine anno, abbiamo contattato uno che quest’anno ha riscosso ottimi feedback con uno dei trend del 2018: le playlist su Spotify. Ci stiamo riferendo al rapper di Antigravity che, dopo aver risposto subito presente alla nostra chiamata, ha raccolto per noi la bellezza di settantacinque brani usciti in Italia e negli USA per farci rivivere tutto ciò che il rap ci ha lasciato in dono con 2018 Best Of.

Nella playlist di Drimer realizzata in esclusiva per noi di Rapologia e disponibile per tutti su Spotify – assieme a tutte le sue altre – vi offrirà brani di diversa tipologia, per una selecta di rap perfettamente adatta a sostituire le solite compilation natalizie che ci propinano gente e media.

Lasciamo però ora la parola a “tuo fratello Drimerino” che ha voluto precisare un paio di cose e sottolineare qualche nome che ha reso unico questo 2018 oramai agli sgoccioli:

Drimer

«Prima di tutto, il più caloroso benvenuto a tutti i lettori di Rapologia: è un piacere presentarvi la mia personale playlist che raccoglie, a parer mio, il meglio del 2018 in Italia e Stati Uniti. Unica istruzione per l’uso: nello stilare la playlist, salvo casi eccezionali, ho optato per inserire un brano per artista, così da avere una raccolta più ricca e maggiormente in grado di introdurvi ad artisti che magari ancora non conoscete.

Ad aprire le danze J.I.D., con la sua 151 Rum, la dimostrazione di tante cose: uno, che sui suoni più in voga al momento si possono portare delle gran liriche senza per questo dover peccare di contenuti né tantomeno a livello sonoro; due, che chiunque abbia proclamato DiCaprio 2 AOTY forse ha esagerato al momento, ma in prospettiva potrebbe averci visto decisamente giusto. Segnatevi il nome di J.I.D., giovane membro della scuderia Dreamville (facente non a caso capo ad un certo J. Cole).

Si continua (passando da oltreoceano all’Italia come spesso accade per tutta la playlist) alla prima traccia italiana: Noyz NarcosSinnò Me Moro (prod. Night Skinny). Questa volta mi sono sentito di citare, e sottolineare, anche il nome del produttore: Night Skinny crea infatti, partendo da un sontuoso campionamento di Gabriella Ferri, il tappeto perfetto per Noyz, che da parte sua ricambia con una prestazione assoluta. Sinnò Me Moro è, a mio parere, indiscutibilmente la traccia dell’anno. E alla stessa cima del podio si candida tutto l’album: Enemy è, semplicemente, la risposta che tutto il rap italiano stava aspettando alle tendenze scoraggianti del momento.

Se all’interno di Enemy (intelligentemente) Noyz riesce a calibrare quasi perfettamente i nomi di molti artisti solo a prima vista “incompatibili” con lo stile del rapper romano (Capo Plaza e Coez su tutti), in USA Pusha T non ci ragiona tanto su e confeziona l’album rap perfetto: Daytona è un concentrato di liriche, flow e stile che arriva dritto in faccia all’ascoltatore: tutto ciò attraverso sette sole tracce (sapientemente ricamategli addosso dal sig. West) e contenuti che non escono quasi mai dalla realtà dello street hustlin. Più rap di così, si muore. Chiedere a Drake per informazioni.

Citati i brani e gli album (lo ripeto, secondo il mio umile parere) più importanti dell’anno, ancora qualche highlights rispetto a quanto troverete nella playlist:

  • Nayt, 3D Gli occhi della Tigre
: non sono mai stato (né lo sono tuttora) un accanito fan di Nayt, ma come dice il detto è necessario dare a Cesare quel che è di Cesare: fare breccia così prepotentemente nella scena, e decidere di continuare a marciare nella stessa direzione – mettendo cioè al centro liriche e flow – è un merito che va riconosciuto, specie se appartiene ad un artista così giovane. Rimaniamo in attesa di Raptus Vol.3.
  • Blo/B, Gionni GioielliMarchel Duchamp (feat. Jack The Smoker): 
l’undeground italiano tra il 2017 e il 2018 è passato dal coma all’eutanasia. Non mi faccio nessun problema a dirlo: ci sono state certamente delle ottime uscite, ma in generale non ha mai dimostrato di avere qualcosa di interessante da dire, né soprattutto di voler rinnovarsi in qualche modo a livello di stile e comunicazione. 
L’immaginario di MOMA, ispirato dalle produzioni di Gionni Gioielli e tributario delle atmosfere dei ragazzi di Griselda, sembra la prima vera risposta a questo vuoto.
  • LogicWu Tang Forever (feat. Wu Tang Clan): se a Pusha diamo la palma di AOTY senza troppi dubbi, mi sento di dire che Wu Tang Forever di Logic si candida a sua volta indiscutibilmente ad essere una delle tracce dell’anno. Il giovane rapper USA, spesso visto ai margini della scena Hip-Hop più radicale, ci regala un bellissimo brano all’interno del quale possiamo riascoltare tutti i membri dello storico gruppo, anche quelli ultimamente più fuori dai giochi. Una dimostrazione d’amore bellissima ai padrini di questo genere che, mi sento di dire, sarebbe bello anche i rapper più in vista del panorama italiana dimostrassero.
  • Johnny Marsiglia, Big JoeLa Pioggia, gli Applausi (feat. Peter Bass): 
Memory è il nuovo bel disco dell’ultimo liricista. Personalmente non lo trovo l’AOTY per tanti motivi, ma nessuno di questi riguarda le capacità di Johnny Marsiglia: ogni strofa del rapper palermitano è manna dal cielo per quelli che, come noi, sono ancora attaccati al rap fatto in una determinata maniera. Che parli di cocaina o di Totò il barbiere.
  • MarracashValentino: 
ogni volta che mi viene citato Johnny come miglior liricista italiano, l’unico motivo per cui può passarmi per la testa che così non sia ha un nome preciso: Marracash. Con Valentino, uno dei due inediti rilasciati all’interno di Marracash: 10 Anni Dopo, il rapper di Barona mi ha per l’ennesima volta ricordato perché. A prescindere dai suoni, le capacità di Marra rimangono immutate e ci offrono prestazioni sempre altissime: Status è stato senz’altro uno dei migliori album rap italiani, non vediamo tutti l’ora che arrivi il suo successore.
  • Drake, Eminem: 
inutile che rosichiate ragazzi miei, Drake, a livello di numeri, si prende anche il 2018 e rimane senza dubbio uno degli artisti più capaci a creare singoli, album, featuring, video, ogni mossa è stata quella giusta. Dissing a Pusha a parte (vedi sopra). 

Ugualmente, dal lato esattamente opposto, sta il ragazzone di Detroit: potranno non piacervi i beat che sceglie, i flow troppo veloci, i contenuti offerti, ma non potrete non ammettere che con Kamikaze Eminem si dimostra ancora una volta il rapper tecnicamente più forte nella storia dell’Hip Hop. Period.
  • Drimer – Noi Non Vi Vogliamo 2: 
quanto c*zzo sono immodesto?»

Abbastanza caro Drimer, ma brani come i tuoi – ricordiamo anche la parte 1, pubblicata a ridosso delle elezioni dello scorso marzo – hanno in parte aiutato a far capire che il rap può e deve fare molto per chi lo ascolta, non solo offrirgli ispirazione su quale nuove scarpe comprare o quale tipo di droga va di moda.

Questo 2018 è stato ricco di sorprese, sia positive che negative, ma è stato senza dubbio uno degli anni più prolifici per il rap e non possiamo che ringraziare Francesco Marchetti – questo è il vero nome dell’MC trentino – per avercelo fatto rivivere in questa playlist che trovate da oggi sul suo profilo ufficiale di Spotify.

«Grazie a tutti della lettura e ovviamente a Rapologia della proposta e dell’opportunità: e un buon 2019 pieno di musica a tutti voi!»

Commenti