Il rapper friulano ha pubblicato “Orizzonti verticali”, un perfetto esempio di come cantautorato e rap possano coesistere.

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di guardare la splendida intervista di David Letterman Jay-Z, su Netflix. Dei tanti momenti particolari ed emozionati di questo lungo dialogo, mi ha colpito ascoltare il rapper americano affermare che la quasi totalità dei rapper (9/10 secondo lui) recita un copione e non parla quindi di ciò che vive realmente.

In un primo momento mi è sembrata una frase esagerata, però a pensarci bene nessuno può conoscere il rap game americano meglio di lui e inoltre è un artista che rispetta troppo l’hip hop per non dire la verità. Chiaramente non si può fare una stima precisa dei rapper fake e di quelli non (e non avrebbe nemmeno senso farlo), ciò che è rilevante è lo stimolo a riflettere datoci da Jay-Z.

Anche in Italia, come in tutti i Paesi ispirati musicalmente dagli States, potremmo dire che assistiamo alle stesse dinamiche ed è anche abbastanza normale sotto certi versi: se l’ondata musicale del momento ha certi crismi lirici, è “fisiologico” che un determinato numero di artisti faccia di tutto per rispettarli e cavalcare quest’onda.

Un artista che – come tanti altri per fortuna – ha deciso di costruire la propria cornice musicale in maniera autentica è senza dubbio Doro Gjat. L’artista friulano – voce anche dei Carnicats, da poco fuori con il suo nuovo disco “Orizzonti verticali”– è  infatti senza dubbio considerabile un rapper atipico, nel senso più positivo del termine.

In questo lavoro – come nel precedente – è palpabile il richiamo alla natura e ciò non è casuale: la vita dell’artista a differenza di molti suoi colleghi, si svolge nelle splendide montagne friulane, lontano dalle frenetiche metropoli. Un assaggio del suo modo di scrivere e contemporaneamente del paesaggio fu evidente anche nel suo fortunato featuring di un anno fa con la famosa cantante Joss Stone

“Orizzonti verticali” non vuole essere però un disco “campanlista”, anzi, non mancano riferimenti alla voglia di fuggire da una realtà piccola come può essere quella di montagna. La natura viene poi utilizzata come metafora, in un modo di scrivere notevole, mai retorico o forzato. Musicalmente il tutto è condito da strumentali curate sotto ogni aspetto, che rendono il disco orecchiabile e di piacevole ascolto, pur rimanendo con i piedi ben piantati nel rap.

Uno splendido viaggio lirico e musicale che non poteva essere tale senza il prezioso apporto di diversi nomi. Nella tracklist spicca tra tutti un collega d’eccezione, Dutch Nazari: forse nessuno più di lui poteva accompagnare Doro Gjat in questo album. Inoltre troviamo la voce soul svizzera Maqs Rossi, il coro gospel FVG gospel choir, o ancora due artisti conterranei di Doro che – come fa lui in alcuni passaggi – cantano in lingua friulana: Dek ill Ceesa (altro membro dei Carnicats) e il cantautore Lino Straulino.

Sul fronte strumentale i meriti vanno ai tre producer Davare, Kappah e Railster, i quali hanno collaborato anche con la band che accompagna il rapper da anni. “Orizzonti verticali” è stato realizzato presso l’ Angels Wings Recording Studio & Art Center, in provincia di Udine. L’artwork è opera del grafico e writer Style 1.

Augurando tutta la fortuna artistica possibile a Doro Gjat, vi lasciamo allo streaming del disco. Buon ascolto!

Commenti