Chris Nolan esce in gran stile con La Tavola dell’Umore

Chris Nolan

Dopo aver dato ampiamente prova di sé negli anni al fianco di Tedua, Chris Nolan è finalmente uscito con il suo primo producer album. In un periodo in cui quasi ogni beatmaker ha tentato l’impresa di realizzare un disco tutto suo, come si pone La Tavola dell’Umore all’interno della scena? E, soprattutto, sarà riuscita a soddisfare le immense aspettative?

La Tavola dell’Umore: la catarsi di Chris Nolan attraverso il sound

Quando si parla di Chris Nolan, è inevitabile tornare con la memoria a un momento particolarmente iconico e frizzante della nostra scena rap, legato soprattutto alla Drilliguria e, più in generale, alla nuova scena del 2015-2016. Non Lo So di Ghali e Izi, Vuoto di Ernia, Sul Serio di Rkomi e, successivamente, praticamente tutti gli album di Tedua, da OC California alla Divina Commedia: gli esempi in cui Chris si è dimostrato uno straordinario direttore sonoro e artistico sono tantissimi, forse scontati da ricordare.

Il rischio, per un talento del genere che lavora al fianco di artisti di una certa caratura, è quello di rimanere inevitabilmente parte dell’identità del rapper con cui collabora, senza riuscire a emergere come talento individuale, dotato di una propria identità caratteristica. Un caso per certi versi simile a quello di Charlie Charles, che ha tentato un analogo sfogo artistico, seppur molto discusso, con La Bella Confusione nel 2025.

Chris Nolan, in diverse interviste e durante la conferenza stampa, ha spiegato che questo album rappresenta sì una prova della sua arte, finalmente senza la presenza fissa di qualcun altro, ma che assume fin da subito i contorni di una ricerca catartica di sé, delle proprie emozioni e dei propri pensieri. In parole povere, più che dimostrare a noi ascoltatori di cosa sia capace, per tutta la durata del disco sembra quasi che Chris stia cercando di dimostrarlo a sé stesso, esplorando mood e modalità differenti.

Se in alcuni producer album si finisce per perdere di vista il vero protagonista del progetto – il produttore per l’appunto- qui si respira l’atmosfera di un universo narrativo che vive dentro Chris Nolan. È quasi uno scavo nella sua anima artistica, rappresentata magnificamente dalla copertina. Come ha affermato durante la conferenza stampa:

(l’album) nasce da un sovraccarico artistico, logistico, teorico, emotivo durato mesi (…) ma che è stato occasione per iniziare un nuovo racconto, un nuovo capitolo

E quindi, com’è La Tavola dell’Umore?

Sound assolutamente vario e mai banale

Il fatto che ci venga naturale parlare prima del sound che degli ospiti è già uno specchio di quanto la struttura sonora del disco sia stimolante, frutto di anni di sperimentazione e di pratica al fianco di alcuni dei nomi più importanti della scena. A nostro avviso, è particolarmente degno di nota l’impiego di un paio di tracce interamente suonate, sulla scia di quanto fatto da Mace nei suoi dischi. La Intro Origine ne è l’esempio più evidente: una prova purissima del talento di Chris Nolan, ma anche una chiave per comprendere il senso dell’intero album.

Il sound che accoglie l’ascoltatore fin dalla prima traccia è immersivo, cinematografico, senza però la pretesa di fornire istruzioni precise su come seguire la storia o interpretare il disco. Durante la conferenza stampa, Chris ha spiegato:

è naturale che il disco non avrà una sola visione, nulla è da prendere alla lettera (…) la intro è appunto scissione dell’ego, difficile, scomoda, fatta apposta per far vivere ad ognuno il suo viaggio

Un’altra traccia che merita necessariamente di essere citata dal punto di vista musicale è IL BAGLIORE (feat. 18k e prima stanza a destra). Anche qui troviamo una composizione fortemente suonata, dal carattere assolutamente onirico, che accompagna l’ascoltatore nel suo sviluppo e restituisce il senso del disco senza forzarne l’interpretazione.

È l’ultima traccia, la fine del viaggio, dell’avventura, che per ognuno ha rappresentato qualcosa di diverso: in un modo per Chris, in un altro per ognuno di noi. E, ci sentiamo di aggiungere, il tutto è accompagnato da una delle collaborazioni più riuscite dell’album.

Quando gli ospiti non sono forzati

La componente rap è meno presente di quanto si potrebbe sperare, ma non mancano brani che meritano davvero di essere ascoltati. Naturalmente, si poneva il problema di chi coinvolgere per portare avanti il progetto sul piano delle rime e, da quanto raccontato da Chris, la scelta degli ospiti è stata molto più travagliata di quanto possa sembrare.

I brani tagliati, e di conseguenza anche gli artisti coinvolti nelle prime fasi del progetto, sono stati moltissimi: un’ulteriore dimostrazione della cura maniacale che Chris riserva ai propri lavori.

Quello che ci piace sottolineare è l’assenza di quelli che potremmo definire “pezzi obbligati”, ovvero brani che sembrava necessario realizzare per consolidare la sua legacy. Mancano Izi, Ernia, Rkomi, Madame, Vaz Tè e, bene o male, quasi tutti i nomi più quotati nel toto-ospiti dopo Tedua. Eppure, funziona in maniera naturale anche così. Anzi, il risultato appare molto più fresco e innovativo di quanto sarebbe stato un nuovo album della Drilliguria o un progetto simile. Lo avremmo comunque voluto? Probabilmente sì, ma il risultato non ci spiace affatto.

Sicuramente La Ballata del Ragno con Tedua rappresenta uno di quei pochi passaggi che Chris non poteva proprio evitare. E, per quanto forse non sia il brano più riuscito del disco, risulta assolutamente autentico, pulito e solido all’ascolto. È il frutto di anni di collaborazione, una storia condivisa in cui un brano del genere non è che l’ultimo capitolo di una lunghissima scia di successi insieme.

Tracce rap non scontate

Tra i brani dalla componente rap più marcata troviamo Fight Back con Harmann, Alkhazar  -una piacevole sorpresa, almeno per quanto ci riguarda-, 5 Secondi di Rabbia con Neima Ezza, Massimo Pericolo e Tedua e, naturalmente, Fiori e Cemento con Jake La Furia e Cate Lumina.

Proprio su quest’ultimo vogliamo spendere qualche parola in più, perché rappresenta, a modestissimo parere di chi scrive, il brano più forte del disco, pur essendo meno sperimentale sul piano sonoro. Jake La Furia è una garanzia quando compare come ospite in un album, e lo sappiamo ormai da anni. Quello che ci regala qui, però, è decisamente una perla: una sorta di storytelling della sua vita a Milano negli anni Novanta, messa a confronto con un presente completamente trasformato dalla musica e dal percorso che ha intrapreso.

ho imparato a scuola, che scripta manent verba volant
per questo sto scrivendo sul beat di Chris Nolan

Un album non perfetto, ma finalmente autentico

L’album non è pieno di tracce e nomi come quelli di Skinny, non è surreale e avanguardistico come quelli di Mace e probabilmente non farà discutere i fan come quello di Charlie Charles. Ma, guardando agli ultimi producer album usciti, siamo abbastanza convinti nel affermare che La Tavola dell’umore sia quello più autentico e catartico.

Si sente che la genesi artistica nasce da un periodo di riflessione, di sofferenza, si sente la voglia di imbrigliare tutto questo in musica. Non è di certo quello che si poteva aspettare, ossia un disco in cui ogni pezzo era specchio di un’emozione, di una tinta dell’umore (di fatto l’idea originale di Chris Nolan). Ma, come ha affermato:

Ci ho pensato per tanto tempo di rendere ogni pezzo corrispondente a un colore (della tavola dell’umore) e alcuni pezzi lo sono. ma sarebbe stato forzato, e sarebbe stato come Marra con Persona, e io direi che Marra è Marra

Ci sentiamo di aggiungere che Chris Nolan è Chris Nolan. Un producer che ha portato avanti un immaginario e una serie di protagonisti di quell’immaginario per anni, agendo dietro le quinte, e che questa è l’esemplificazione della sua caratura artistica. Un disco non perfetto, ma con pezzi e nomi molto vari, profondamente e splendidamente vero.

E probabilmente come opera prima, non potevamo chiedere di più.

La Tavola dell’umore è fuori ora, clicca qui sotto per ascoltarlo: