Siamo indubbiamente nel pieno di un altro periodo di abbondante creatività per Pharrell Williams. Dagli studi di Parigi e Miami, il leggendario autore e produttore di Virginia Beach ripensa, ricostruisce e mette a fuoco le visioni artistiche di storici colleghi e nuove leve.
All’ombra della creatività: Pharrell Williams tra passato, presente e futuro
Non è ancora chiaro quanto spazio dovrà occupare un’analisi dedicata a Pharrell Williams all’interno della musica moderna. Una personalità che continua a fare della curiosità e della creatività la sua linfa vitale e che non smette di trovare nuovi modi di sorprendere.
Pharrell sono le Jellyfish di Adidas, la visione creativa di Louis Vuitton, le batterie di Drop It Like It’s Hot e l’ossessiva voce che ci canta di quanto è felice. Pharrell con i suoi numerosi punti di vista naviga ormai da decadi in acque inesplorate in cui un artista non solo presenta una visione a 360 gradi di quello che può toccare e trasformare in oro ma che è in grado di ripetere l’operazione molteplici volte.
Che sia in panchina o al centro del campo, Pharrell ha sempre colorato ogni nota o prodotto a lui associato, finendo col risultare la stella più brillante ma anche la più criticabile.
Proprio nelle ultime settimane, un innocente (?) RT di Pi’erre Bourne e un mediocre progetto con Quavo hanno posto in discussione il suo recente output, mettendo da parte tutto il resto. Insieme a Chad Hugo, Pharrell ha riscritto le regole del suono del rap per poi rimescolare quelle della musica black influenzando infine qualsiasi genere consumato dalla massa (nel 2004, il 40% della radio era toccato dalle loro mani).
La formula è sempre stata prima di tutto anticipata dal rispetto verso ciò che il genere di origine aveva da offrire negli anni 90’ comunicando con i samples tanto quanto le rime che provocavano. Non a caso il primo a dare una chance al promettente duo fu Teddy Riley, una delle principali anime musicali del decennio in bilico.
Seppur sin dall’idea dei four count, Williams ha sempre protetto la sua individualità, nei primi anni duemila, la sua voce esplode in una traccia scartata da Prince, Frontin’.
Il brano è un tassello fondamentale nella trasformazione dei Neptunes ma specialmente in quella di Williams come artista solista. Il modo in cui il suo falsetto, tutt’altro che elaborato, riesce a coinvolgere anche il più casuale degli ascoltatori, è una rivelazione che non solo ha trovato casa nelle classifiche mondiali ma ha sopratutto anticipato il suo roseo futuro da vocalist.
Nel 2006 arriva il momento della verità per P, anche se i Neptunes continuavano a contaminare i progetti delle pop star e dei rapper più famosi del pianeta, Williams si muove in un percorso solista anche sul lato delle produzioni. Il glorificato Hell Hath No Fury dei Clipse è la prima soddisfazione di un quadro completo dipinto esclusivamente da Williams. I Neptunes erano tutt’altro che finiti ma Pharrell iniziava ad applicare non solo ciò che Chad gli aveva mostrato sull’arte della melodia ma anche anni di passione e studio su moda ed estetica.
In My Mind è un progetto che, nonostante racconti solo una parte di Pharrell Williams, ne dipinge un profilo di un influenza sottovalutatissima.
Negli anni, la rete ha rivalutato la magnitudine del debutto solista: la sua estetica, il suo marketing e il songwriting di primo livello. Al momento della sua pubblicazione, però, eccetto nonostante i numeri del singolo Can I Have It Like That, l’impatto fu insoddisfacente, a tal punto da portare l’artista di Virginia Beach ad accantonare Purpose, quella che sarebbe dovuta essere la prossima mossa.
In My Mind rimane un capitolo intrigante, parte centrale di una triade di progetti che vale la pena scoprire o riscoprire ancora oggi. Nel mixtape The Prequel pubblicato con DJ Drama, P si occupò di mostrare ciò che aveva assimilato dai parolieri con cui aveva lavorato fino a quel momento, mentre Out Of My Mind mostrava una versione del progetto originale ripensata musicalmente da Questlove. La mente dei The Roots sottolineò le eleganti melodie e le soverchianti batterie di In My Mind, contribuendo a dare una seconda vita al progetto all’alba dell’era dei blog. La sensazione che regalava Out Of My Mind ricordava la rivisitazione del classico In Search Of… in cui si abbandonava la drum machine a favore delle batterie acustiche.
Così, nonostante la pesante legacy del suo progetto di debutto, Pharrell ritornava a mostrarsi unicamente dietro le macchine, apparendo occasionalmente al microfono, a volte accreditato, altre no.
Eclatante e rimpianta, è stata la scelta di non apparire nei crediti vocal di Alright di Kendrick Lamar nel 2015, ignaro della magnitudine che il brano avrebbe raggiunto negli anni successivi. Un singolo che come Frontin’ è stato tanto decisivo quanto Happy anni prima, Alright presentò di nuovo agli ascoltatori la capacità di evolversi e reinterpretare in diversi modi anche un’unica idea in studio, l’iconico brano di Kendrick Lamar infatti condivide lo stesso vocal sample di Presidential di Rick Ross, prodotta dallo stesso Williams nel 2012.
Nonostante GIRL nel 2014 provò a cavalcare lo tsunami Happy, Williams tornò presto nell’ombra, reinventandosi come produttore e provando nuove avventure creative in diversi ambiti. Il sottovalutato Bush nel 2015, celebrava la sua eterna amicizia con Snoop Dogg regalando un progetto che nonostante non avesse accumulato la popolarità sperata, mostrava un interessantissimo quadro creativo su cui Pharrell e Snoop potevano ancora dipingere dopo tutti quegli anni. La legacy si è ampliata con mirate produzioni nei classici di JAY-Z, Frank Ocean, Beyoncé e tantissimi altri. Nonostante non sempre il brano prodotto da Williams sia tra i migliori del progetto di appartenenza, il suo sound è raramente compromesso, rimanendo sempre marcato da un certo tipo di personalità. È probabilmente tra le operazioni più semplici scovare la produzione di Pharrell in un progetto senza leggere i crediti!
Nonostante le sue avventure creative vadano oltre la sua missione primaria, la musica rimane al centro del suo universo espressivo.
Pare che la prima richiesta fatta da Williams al seguito del recente ruolo presso Louis Vuitton e del suo trasferimento a Parigi sia stata proprio quella di far costruire uno studio di registrazione negli head quarter del celebre marchio.
Let God Sort Em Out è stato il primo lavoro ad esser stato creato in Francia e non si è rivelato solo un grandissimo ritorno dei Clipse ma una prova di come Pharrell debba essere ispirato dall’artista con cui entra in studio quanto quest’ultimo dalle sue strumentali. Forse è per questo che progetti come QRÖMELIFE non toccano minimamente il lavoro del 2024. D’altronde nonostante la magnitudine raggiunta dai Migos e le promesse di Quavo come star del trio, la sua fame al microfono non può essere paragonata a quella di un Pusha T o di un Malice.
Ciò che contraddistingue Pharrell Williams dagli altri super produttori storici è sicuramente la sua voglia di entrare ancora in campo, rilasciando progetti capaci di competere in ogni panorama si presenti. Altri giganti del genere sfruttano ormai la loro figura consolidata per creare unicamente per loro stessi, rilasciando raramente qualcosa destinato al pubblico (rischiando così di toppare cof, Missionary, cof). P decide l’opposto e la sua relazione col pubblico gli è ancora cara, così, riesce ancora ad essere la ragione per cui Lil Baby può tornare a scalare le classifiche o una collaborazione tra The Weeknd e Playboi Carti possa effettivamente funzionare. Dal produrre i primi banger di Royce Da 5’9’’ e N.O.R.E. a conquistare le radio rock con i N.E.R.D. ad arrivare alla numero 1 in 24 paesi al mondo con la theme track di un cartone animato Illumination. L’inarrestabile creatività sfocia oggi nel gospel con la creazione del progetto Voices of Fire (con cui ha colorato il Vaticano lo scorso anno) o addirittura in progetti rilasciati in totale segreto come Black Yatch Rock, uscito in free-download per festeggiare il suo cinquantunesimo compleanno.
Non tutto funziona ma è un giustificatissimo prezzo da pagare per chi decide di mettersi ancora in gioco fuori e oltre il tempo.
Anche oggi Pharrell Williams vive nel domani, e con un progetto intero con John Legend e un secondo round dei Clipse all’orizzonte sarà interessante vedere come dagli studi di Parigi continuerà ad influenzare ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo.


