Geolier ha pubblicato TUTTO È POSSIBILE ATTO 2, Deluxe Edition del disco presentato al pubblico il 16 gennaio. Il progetto è arrivato a seguito di DIO LO SA e relativa repack, album che ha visto la vita a seguito della partecipazione dell’artista al Festival di Sanremo. Proprio quell’evento ha permesso a Geolier di ampliare il suo bacino d’utenza e trasformare la sua musica in un fenomeno di massa. Il rapper partenopeo è passato dall’essere una star circoscritta al rap game italiano – con un enorme seguito di fedelissimi in Campania – al massiccio riconoscimento del pubblico generalista.
Già prima della partecipazione alla kermesse, Geolier aveva sfondato le classifiche con alcuni singoli radiofonici che gli avevano conferito enorme popolarità. Geolier è riuscito a farsi amare dalla platea convenzionale nonostante utilizzi spesso il dialetto nelle sue opere e questo è un tratto sicuramente da non sottovalutare. Successo, fama ed esposizione mediatica massiccia possono rappresentare degli enormi incentivi, ma anche appassire la creatività e la libertà artistica. In questo articolo vogliamo tracciare un bilancio sull’evoluzione di Geolier e valutarne al meglio l’espressione estetica e stilistica.
Geolier: un neomelodico 2.0
Emanuele Palumbo, in arte Geolier, nasce e cresce a Secondigliano, quartiere popolare estremamente interconnesso con l’arte di strada e il riscatto sociale popolare, evidenziato spesso e volentieri da metodi poco convenzionali. In questo scenario, Secondigliano ha vissuto un’esposizione importante – talvolta celata dal simbolismo, altre resa palesemente esplicita – negli anni in cui il neomelodico era la musica più ascoltata in determinati contesti.
I membri della criminalità organizzata tendevano spesso ad associare le proprie malefatte con un sottofondo neomelodico. I boss si interessarono spesso del mercato discografico, infiltrandosi nel circuito e detenendo un potere mirato al controllo delle etichette. I cantanti neomelodici erano spesso invitati a cerimonie di un certo livello e rappresentavano la colonna sonora di un certo status symbol da sfoggiare. Il legame tra la criminalità organizzata e il neomelodico si intensificò ed incrementò a seguito di alcuni brani come ‘Nu latitante di Tommy Riccio, ‘O Killer di Gino de Miro, ‘O capoclan di Nello Liberti, tre esempi fra tanti.
A volte, i boss o gli appartenenti ai clan, commissionavano determinate canzoni. A seguito della sanguinosa faida di Scampia, il neomelodico assunse un significato simbolico fortissimo. Molti video mostravano determinati ambient interconnessi coi clan e le tracce fungevano da amplificatore rispetto al territorio. Ad un certo punto, il neomelodico cominciò addirittura a prendere di mira i collaboratori di giustizia, i cosiddetti pentiti. È il caso ad esempio di Si’ ‘nu pentito di Daniele De Martino o del brano Nun me pento di Enzo Caradonna feat Tony Marciano & Doming Mega.
In questo scenario, appare scontato come il tessuto sociale dell’hinterland partenopeo sia stato inevitabilmente condizionato ed influenzato dal neomelodico. Col tempo, in Italia, si è insidiata la trap, sottogenere che nei rioni partenopei ha spodestato i neomelodici, imponendosi come una vera e propria forma espressiva in grado di raccontare un certo strato sociale ed un sottomondo specifico. E qui arriviamo a Geolier.
L’artista è partito da quell’habitat preciso: lo ha respirato, inalato, osservato e vissuto. Grandissimo appassionato di freestyle, Geolier ha massimizzato le peculiarità di determinati luoghi, fondendo un certo tipo di rap con il cantato, arma principale per sfondare nell’industria musicale italiana. Il team di Geolier ha dato vita ad un genere che potremmo definire Neo-Trap o una sorta di street Pop. Microcriminalità, rivalsa sociale e soprattutto quel romanticismo tanto caro al neomelodico: Geolier ha reinventato il proprio stile partendo da quel focus specifico, riuscendo ad accattivare un’enorme fetta di pubblico, non solo tra i giovanissimi.
TUTTO È POSSIBILE ATTO 2 rappresenta lo step definitivo che configura Geolier come un membro chiave di questa nuova wave made in Campania.
Analizzando il disco, Geolier dimostra una caratteristica che lo contraddistingue da sempre: il flow. L’artista riesce a gestire il flusso in maniera impeccabile e conferma il suo feeling assoluto con le melodie. Tecnicamente Geolier imposta il suo stile mescolando rap e cantato e lo fa con una buona dose di personalità. Il limite lampante dell’album è la poca varietà contenutistica: Geolier setta la sua penna su un racconto autobiografico che scade eccessivamente nell’egocentrismo. Dal punto di vista tematico, non notiamo alcun salto di qualità. Eppure come ci dimostra il brano UN RICCO E UN POVERO, Geolier avrebbe tutte le carte in regola per variare nelle argomentazioni.
Gli storytelling scarseggiano. Aldilà di qualche riflessione o pensiero sulla tristezza e il lato oscuro della fama, dei soldi e del successo, Geolier spesso si parla addosso o si concede ad un romanticismo smielato che non apporta alcun plus rispetto a quanto già sentiamo costantemente nelle rotazioni discografiche.
L’artista veste benissimo i panni dello sceneggiatore (ricordiamo che il neomelodico prende vita proprio dalla sceneggiata napoletana). Geolier viene osannato perché rappresenta il simbolo di rivendicazione di un popolo che troppo spesso viene ostracizzato ed idealizzato. La partecipazione a Nuova Scena e le derive scelte dal rapper, vanno nella direzione già intrapresa da Rocco Hunt e Clementino. Questo è sintomo che l’industria discografica sa come plasmare e rapportare determinati talenti allo share che più gli fa comodo. Geolier incarna alla perfezione quella parte di intrattenimento che rende partecipe il fruitore. Il sostenitore è spesso immerso in drammi reali e vicissitudini dovute ad esistenze che spesso collimano con difficoltà economiche, relazionali ed emotive.
L’artista è l’anello di congiunzione che attenua ed allevia il malessere di una generazione che ha accettato sempre più il compromesso e la zona di comfort. Oltre a sostenere Geolier, il pubblico ne è anche uno specchio fedele e riflette quella mancanza di volontà nel prendere posizione e ribellarsi rispetto allo status quo. Due sono le frasi emblematiche che tengono fede a questo concetto. Una è contenuta nel brano SONNAMBULO. La barra tradotta, recita:
gratto il tartufo nel piatto: disgusto/ però lo mangio lo stesso perché tutti i ricchi lo fanno, no
Questo passaggio specifico, più che rivendicare una vittoria, in realtà cela una netta sconfitta e una quasi mancanza di libertà. Geolier dimostra che interiormente avverte ancora quel bisogno di “sentirsi qualcuno” e la voglia di appartenere ad un determinato strato della società lo porta addirittura ad ingerire ciò che lo disgusta.
Questa storpiatura viene definitivamente confermata dalla barra di Shiva in EMANUELE E ANDREA. In questo passaggio specifico Shiva afferma:
io che ho venduto la mia infanzia a Sony/tu che hai venduto il tuo sorriso a Warnеr
Queste parole passeranno sicuramente in sordina e verranno interpretate come metafore, ma forse raccontano molto di quello che accade dietro le quinte. Geolier con TUTTO È POSSIBILE ATTO 2 si conferma una macchina di successo, numericamente stratosferica.
Ma i numeri non sempre fanno rima con qualità. La cultura hip hop non può fondarsi solo su una sterile quantità, peraltro spesso decisa da ascoltatori che non ne conoscono le basi storiche. L’album stabilisce sempre più che oggi il confine tra rapper e cantante è sfumato ed impercettibile. Il Red Carpet è un tappeto in cui sempre più rapper sfilano, spesso sfoggiando marchi di lusso, un’immagine vincente e quel poco di tristezza che fa sempre audience. Proprio come TUTTO È POSSIBILE ATTO 2, l’ultimo album di Geolier.



