The Disciple: A Wu-Tang Fable, il documentario Netflix sui Wu-Tang Clan, è disponibile dal 16 ottobre e in Italia ha il titolo The Disciple: Cilvaringz e i Wu-Tang Clan. Al centro c’è la storia di Once Upon a Time in Shaolin, il disco più esclusivo mai realizzato nell’hip hop, che a più di dieci anni dalla vendita all’asta il pubblico non ha ancora potuto ascoltare.
Il film arriva mentre il mistero attorno a quell’album è tutt’altro che risolto. Nei giorni dell’uscita Method Man ha raccontato di averlo sentito per la prima volta, e già questo basta a dire quanto il disco sia ancora irraggiungibile.
The Disciple su Netflix: cosa racconta il documentario su Once Upon a Time in Shaolin del Wu-Tang Clan
Il film è diretto da Joanna Natasegara, regista premio Oscar, ed è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2026 prima dell’acquisizione da parte di Netflix. RZA è produttore esecutivo, un dettaglio che pesa: non siamo davanti a un’operazione costruita ai margini del Clan, ma a un racconto con il coinvolgimento diretto del suo capo.
Il protagonista è Cilvaringz, nome d’arte di Tarik Azzougarh, rapper e produttore olandese di origini marocchine. Da ragazzino era un fan sfegatato dei Wu, poi è riuscito a entrare nella cerchia del gruppo, è diventato un protetto di RZA e ha guidato uno dei progetti più ambiziosi della storia del rap. Il titolo del film dice già tutto: il discepolo che diventa parte della scuola.
La stessa Natasegara ha spiegato che a spingerla verso questa storia è stato il suo amore adolescenziale per i Wu-Tang.
Once Upon a Time in Shaolin: la storia dell’album in una sola copia
Registrato in segreto nell’arco di circa sei anni, Once Upon a Time in Shaolin nasce come risposta provocatoria alla perdita di valore della musica registrata nell’epoca dello streaming. Una sola copia fisica, custodita in un cofanetto artigianale in argento e nichel, trattata come un’opera d’arte unica e non come un prodotto di massa. L’idea era forte e andava contro la direzione presa dall’industria.
Poi la vicenda ha preso una piega che nessuno avrebbe saputo scrivere meglio. Nel 2015 l’unica copia è stata venduta per circa 2 milioni di dollari a Martin Shkreli, imprenditore farmaceutico già al centro delle polemiche, e la reazione di buona parte dei fan non è stata tenera. Dopo la condanna per frode finanziaria, il governo statunitense ha sequestrato l’album, che nel 2021 è passato al collettivo di arte digitale PleasrDAO. Alla vendita originaria erano legate condizioni pesantissime: 88 anni di attesa, quindi un’uscita commerciale non prima del 2103. PleasrDAO ha avviato qualche iniziativa per far uscire il materiale in modo parziale e graduale, ma niente che somigli a un vero disco in circolazione.
La parte più interessante, oggi, è questa. Method Man, che in passato aveva criticato apertamente la strategia con cui l’album è stato gestito, ha potuto ascoltarlo per la prima volta in una sessione organizzata da PleasrDAO, nata dopo che il collettivo aveva scoperto il legame tra Pablo Torre e lo stesso Method Man. Il racconto è finito nella puntata di Pablo Torre Finds Out. Il verdetto è stato più morbido del previsto: ha detto che la produzione di Cilvaringz sta al livello di certe cose fatte da RZA ai tempi d’oro e ha definito il lavoro «un valido pezzo d’arte». Parole importanti, da uno che non ha mai nascosto i suoi dubbi.
Resta però un fatto che andrebbe detto senza giri di parole: un membro dei Wu-Tang Clan ha dovuto aspettare un evento speciale per sentire un disco che porta il nome del suo gruppo. È la prova di quanto l’operazione sia riuscita a creare mito e di quanto, allo stesso tempo, abbia lasciato i fan con più domande che risposte. Dopo oltre dieci anni sappiamo tutto della scatola, delle aste, dei tribunali e quasi niente di come suona davvero Once Upon a Time in Shaolin. Qualche sessione d’ascolto organizzata negli anni, compresa quella di New York del 2024, ha dato impressioni sparse, ma nessuna certezza.
Guarda il trailer di Netflix per The Disciple: A Wu-Tang Fable di seguito:
Perché The Disciple è un regalo per i fan dei Wu-Tang Clan
Proprio qui il documentario trova il suo spazio. Se il disco non si può ascoltare, il modo migliore per avvicinarsi è capire come è nato, chi l’ha voluto e che cosa è successo dopo. Con una regista di livello e RZA dietro il progetto, The Disciple ha tutti gli ingredienti per essere un regalo vero per chi è assetato di storie sui Wu-Tang. Il film risponde al come e al perché, non al cosa: la musica resta fuori campo, ed è giusto sapere che non sarà questo il documentario a svelarla.
C’è anche un punto su cui vale la pena restare vigili. Con RZA tra i produttori, la versione della storia è per forza di cose quella di chi la racconta da dentro. Per un fan non è un difetto, è il motivo per cui si guarda, ma resta una lente da tenere presente.
Chi ha passato anni a ricostruire la vicenda tra voci, aste e processi ha ora un racconto organizzato, con Cilvaringz al centro e il Clan sullo sfondo. Finché Once Upon a Time in Shaolin resterà chiuso nel suo cofanetto, The Disciple sarà la cosa più vicina al disco che i Wu-Tang Clan ci consentono di avere.


