Dopo più di tre anni Marracash torna col suo nuovo album, Persona, che grazie al suo concept offre molti spunti di riflessione.

Finalmente è uscito Persona, il nuovo album di Marracash. Lo aspettavano tutti e alla fine non ha minimamente deluso le aspettative (per altro altissime). Fare una mera recensione di un’opera del genere sarebbe riduttivo, quindi questa vuole essere più un’analisi di ciò che è e di quello che rappresenta Persona.

Andiamo ad analizzarlo sotto tutti gli aspetti, così da far emergere i suoi punti nevralgici suddividendo in tre parti l’argomentazione: concept, collaborazioni e produzioni.

Concept

Aspettare un disco di Marracash è un’agonia. Specialmente gli ultimi giorni dove cominciano ad emergere pensieri assurdi del tipo “ma se floppa?”, “se questa volta non mi trasmette niente?“, poi fortunatamente si viene puntualmente rassicurati appena si schiaccia play. A me quanto appena raccontato succede, perché ci tengo che il suo disco sia bello e inattaccabile, che ribadisca ancora una volta cosa vuol dire fare rap e perché no, fare arte. Per quanto riguarda Persona poi, le aspettative erano altissime. Prima di tutto perché erano quattro anni che non faceva uscire un disco solista, poi perché il concept dell’album è di altissimo livello: l’ispirazione all’omonimo film-capolavoro di Bergman e la costruzione del disco affidando una parte del corpo a ogni traccia.

L’incipit dell’album è infatti il monologo della dottoressa a inizio film:

“Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento
Tu vuoi essere, non sembrare di essere
Ma c’è un abisso tra ciò che sei per gli altri e ciò che sei per te stesso
E questo ti provoca un senso di vertigine per la paura di essere scoperto
Messo a nudo, smascherato
Poichè ogni parola è menzogna
Ogni sorriso, smorfia e ogni gesto, Falsità”

La (a)simmetria tra artista (personaggio) e persona è da sempre per Marracash/Fabio un qualcosa che lo turba. L”essere”, non il “sembrare di essere” è uno status che probabilmente quasi nessuno al mondo ottiene, perché inconsapevolmente abbiamo sempre una maschera in base alla situazione che dobbiamo affrontare. Siamo diversi a seconda dell’ambiente che ci circonda, sempre, purtroppo. L’autore del disco si interroga principalmente su questo. “Persona” significa infatti “maschera dell’attore” o “personaggio”, ed ecco svelato il simbolismo dietro al titolo di quest’ultima fatica del rapper milanese. Inoltre questo primo concetto ha portato il protagonista in questione ad estrapolare un altro argomento nell’album, ovvero – come accennato prima – affidare una parte del corpo umano a ogni traccia. Non nel senso che, ad esempio, la traccia Cervello parli del cervello, ma piuttosto che è una canzone intelligente e tagliente, come infatti risulta essere. Spesso poi, rendendo più immediata la comprensione del collegamento, viene citata la parte del corpo nella traccia stessa. Tutte le parti considerate vengono poi “presentate” nella mastodontica intro dell’album “Body Parts – i denti“.

La ricerca e la convivenza con sé stessi, i rapporti umani, il materialismo e l’egoismo che annullano l’anima, sono i temi principali che tratta.

L’introspezione fa da punto cardine in Persona e nel 2019 non è per niente scontato, infatti la musica si sta concentrando su altri aspetti e l’esplosione di Sfera o Capo Plaza sono l’esempio lampante di ciò che ho appena detto. Non è una critica sia chiaro, è un dato di fatto. Negli ultimi (circa) tre anni la cosa fondamentale è stata – nella maggior parte dei casi – riuscire a trovare una musicalità che funzioni, a discapito di testi piuttosto frivoli e scanzonati. Non sto dicendo che è sempre così, ma che ci si stia spostando un po’ più verso questo discorso. Marracash è riuscito a far convivere le due cose perfettamente, riuscendo a comunicare molti concetti – anche profondi – senza tralasciare l’aspetto sonoro.

“butta fuori i tuoi pensieri o finiranno per ucciderti”

In molti pezzi della tracklist si percepiscono i pensieri dell’autore che ormai arrivato a quarant’anni comincia a guardare dentro di sé (e intorno a sé) con profondità. Ecco, possiamo dire che è evidente che Persona sia un album scritto da un uomo maturo e non da un ragazzo. Lo stesso Tedua attraverso i suoi social ha ribadito come questa nuova fatica del rapper della Barona abbia decisamente alzato l’asticella e l’abbia portato ad avere il giusto stimolo per scrivere nuove cose.

Dopo qualche ascolto si comincia a percepire che effettivamente in Persona Marracash “butta fuori i suoi pensieri” più interiori. Vediamo infatti i lati più umani di Fabio, ad esempio in Qualcosa in cui Credere scrive una dedica alla musica che è il suo scheletro, in Madame è presente una doppia lettura del testo, infatti se superficialmente il dialogo presente può sembrare essere fatto con una donna, si può facilmente (e giustamente) leggere anche come una conversazione con la propria anima.

“cento cose mi tengo in moto, riempio il tempo e non colmo il vuoto”

Il materialismo da sempre è un punto cardine nell’immaginario rap. Non solo per ostentare la ricchezza, bensì per dire “guardate, ce l’ho fatta, sono partito da zero e ora sono arrivato in cima“. Ma al king del rap questo pare non importare più tanto, in questo progetto ha accantonato non poco l’autocelebrazione in favore di una poetica più improntata verso una presa di coscienza del proprio essere. Cerca di far aprire gli occhi all’ascoltatore e una traccia come Tutto Questo Niente – gli occhi è forse il punto di massima espressione di quanto appena detto. Poi, se si parla di rapporti umani anche Poco di Buono – il fegato merita d’essere menzionata poiché narra di un mondo utopico nel quale le cose vanno diversamente. Una realtà parallela nella quale, ad esempio, non siamo costretti a “fotterci uno con l’altro” o “chi è crudele lo prova sulla sua pelle”.

Da quello che si evince ascoltando le sue interviste, in questo ormai passato momento di silenzio ha attraversato un periodo molto buio della sua vita, durante il quale ha avuto una relazione tossica con una donna che l’ha portato “a due spanne dalla follia“. Tutto quel che ha voluto raccontare al riguardo l’ha sigillato in Crudelia – i nervi, che tra l’altro sta macinando record. Una traccia struggente, pesante e asfissiante che non lascia spazio all’ottimismo. Non è casuale quindi (almeno per il sottoscritto) che GOAT – il cuore sia la canzone successiva che racchiude invece un testo di ripresa, di speranza e di vittoria. Due pesi contrapposti, il male e il bene, il buio e la luce. Termina questo discorso Madame – l’anima nella quale Marracash ha appunto un dialogo con sé stesso e con quello che ha passato (e fatto passare alla sua anima) durante la sua vita.

I concetti affrontati sono tutti visibili e anche le parti del corpo, come abbiamo appena visto attraverso qualche esempio, sono state assegnate con criterio. Non era facile sviluppare tutti questi temi senza cadere nella banalità ma l’autore è riuscito a farlo in pieno dimostrando la sua capacità lirica e poetica.

Marracash Persona promo

Collaborazioni

Un aspetto importante del progetto si traduce nelle collaborazioni che poche non sono, ben nove. Inizialmente leggendo alcuni nomi storsi il naso, non per il l’artista in sé che magari mi piace pure, ma perché non lo vedevo bene in un album di Marracash. Felice di essere stato smentito in pieno poiché ogni esterno è stato collocato alla perfezione nel disco, aggiungendo quel qualcosa in più senza togliere però niente all’anima di Persona (cosa che poteva accadere siccome si tratta di un album molto personale).

Persino artisti come tha Supreme o Madame, distanti decenni sia sotto il profilo anagrafico che sotto quello musicale non stonano ma anzi, fanno la loro parte senza sfigurare, il che non era per niente scontato, stiamo in fondo parlando di ragazzi under venti che sono stati chiamati da probabilmente il loro idolo nello svolgere un lavoro di certo non facile.

La maggior parte dei featuring potrebbero sembrare una scelta esclusivamente di mercato, poiché si tratta per la maggior parte di “nomi del momento” e, invece, sono stati inseriti con criterio, per aggiungere qualcosa alla traccia.

Marz

Sarebbe scorretto non menzionare il mastodontico lavoro attuato da Marz nelle produzioni. A lui sono state affidate quasi tutte le basi dell’album e sicuramente è stato il braccio destro di Marracash nella creazione del lavoro. Basi come quelle di Qualcosa in cui Credere – lo Scheletro o di Tutto Questo Niente – gli Occhi sono talmente belle che descriverle con un aggettivo sarebbe riduttivo. Il produttore ha letteralmente ideato un tappeto musicale per ogni singola traccia (“grazie Marz il tappeto è magnifico” per citare Untitled).

L’unione tra i due protagonisti del progetto ha ottenuto un risultato ammirevole dal punto di vista musicale, alterando melodie dure e street a suoni più dolci e morbidi. Infatti – come sempre accade nei dischi di Marracash – uno dei punti di forza di Persona è proprio la verità musicale che aiuta a rendere l’ascolto molto scorrevole e duraturo nel tempo.

Con questo disco, Marz ha finalmente ottenuto il riconoscimento che merita, infatti nonostante abbia curato grandi progetti come 68 di Ernia, non è mai stato sotto i riflettori mediatici. Speriamo che da ora in poi la gente lo riconosca indiscutibilmente come tra i migliori producer di Italia perché se lo merita.

Marz producer

“L’opera d’arte deve bastare a se stessa”

Il disco ha avuto un grande successo, ma anche nel caso le cose fossero andate diversamente, nulla toglie al lavoro fatto la sua essenza, infatti come ha detto il genio contemporaneo David Lynch: “l’opera d’arte deve bastare a sé stessa“. Persona è un progetto fatto con una qualità quasi introvabile, il che lo rende già un capolavoro del genere. La critica è data dal fatto che non ha lo stesso spessore tecnico dei precedenti lavori, ma questo è in realtà perfettamente in linea col concept dal momento che quest’ultimo dà una priorità al contenuto più che alla forma. Tra l’altro non è neanche così vero come appunto, dal momento che basta ascoltare le prime due tracce dell’album per percepire la bravura tecnica di Marracash.

Status e Persona possono essere considerate due facce della stessa medaglia. Il primo è la dimostrazione della propria bravura, del proprio ego, della propria posizione, dello status raggiunto. Il secondo è la consapevolezza che tutto ciò che ho appena citato è niente senza l’auto accettazione e il rispetto verso sé stessi e di chi ci sta intorno. Così, mentre uno puntava a tecniche sopraffine, pezzi autocelebrativi (pensiamo a Bentornato o Vita Da Star) e una critica sociale verso il mondo esterno (ad esempio Vendetta o Crack), quest’ultimo album punta su temi più personali, ad una ricerca interiore e a far emergere il lato prettamente umano (Qualcosa in cui Credere, Appartengo, Madame, Tutto Questo Niente, GOAT, Bravi a Cadere, Crudelia ne sono le prove lampanti). Quanto appena argomentato non significa però che abbia tralasciato totalmente la critica sociale che da sempre lo contraddistingue e infatti pezzi come Poco Di Buono e Quelli Che Non Pensano sono ricchi di riflessioni verso ciò che ci circonda.

“Sono un insicuro non accetto me, senza dimostrare più a nessuno, frate’ eccetto a me”

Persona è ciò che mancava nella discografia di Marracash. Infatti se col primo album ha raccontato il quartiere, con Fino A Qui Tutto Bene ha sperimentato e ampliato gli argomenti, con King Del Rap, Status e Santeria si è conquistato il titolo (secondo molti) di miglior rapper italiano, con Persona ha aggiunto un ulteriore perla alla sua carriera che necessitava di argomenti e sensazioni nuove.

Marracash In Persona Tour

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Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

Fotografia di Francesco Caracciolo x Rolling Stone

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Ascolto e amo il rap da quando ho 10 anni e questo genere mi accompagna quotidianamente in tutto quello che faccio, ogni tanto cerco di scrivere qualcosa di interessante al riguardo.