Co’Sang, Vita bona: 17 anni di un album leggendario

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Vita Bona dei Co’Sang uscì nel novembre 2009. La cultura hip hop italiana stava vivendo un momento delicatissimo in cui il rap ne rappresentava la parte più commercialmente esposta. Le Major avevano ingaggiato tot artisti e i rapper italiani si confrontavano con un mercato che li aveva snobbati costantemente.

Co’Sang, Vita Bona: street reporter, ma non solo

In questo scenario in cui il mainstream cominciava ad investire sul talento dei rapper e provava ad incasellarli in un circuito predisposto, l’underground proliferava attraverso una creatività che non cercava alcun compromesso di sorta. I Co’Sang nel 2009 erano due artisti già ampiamente riconosciuti e considerati dagli ambienti dell’hh italiano. L’eco delle strofe dei due rapper riuscì a penetrare anche all’estero. La faida di Scampia e il successo internazionale di Gomorra rappresentarono il momento cruciale, un punto di rottura senza precedenti nella cultura italiana.

Saviano aveva tracciato una rotta già descritta da alcuni rapper dell’underground di NA, ma Ntò e Luchè con il progetto Chi more pe’ Mme avevano ridefinito il concetto di narrazione street incentrata su determinate tematiche che non puntavano a far luce sulla microcriminalità, ma miravano all’elevazione del degrado. Il resoconto dei due rapper si fondava su un concentrato di contenuti dall’altissimo tasso poetico. La crudezza smussata dalla virtù dell’inchiostro. A seguito del massiccio successo underground di Chi more pe’mme, i Co’Sang decisero di incidere il secondo album ufficiale: Vita Bona.

Il titolo richiama quel senso di rivendicazione sociale a cui tutti gli abitanti dei rioni aspirano. Il disco è un poema di strada pubblicato dalla Universal. Eppure la multinazionale non ha intaccato per niente il tessuto prezioso e pregiato che veste le rime di Ntò e Luchè. I due artisti svolgono il ruolo di cronisti delle periferie e lo fanno apportando una qualità nei testi raramente ravvisabile nei prodotti del rap game italiano. In particolare, Ntò dimostra di essere tra i migliori interpreti al microfono della disciplina. L’artista di Marianella sforna concetti di un certo tipo e riesce a trasmetterli con un’intensità senza precedenti. L’utilizzo del dialetto è capillare, endemico e si identifica come il tratto distintivo dei Co’Sang.

I contenuti si focalizzano sulla rivalsa sociale. Le argomentazioni non si scostano mai dal sottomondo urbano dell’hinterland partenopeo. La penna di Ntò è una katana affilata dalla lama sofisticata e pregevole. Luchè invece tende ad essere molto più istintivo e di pancia. Meno poetico, però d’impatto. La magia che impregna Vita Bona è sviluppata principalmente nella visione dei due protagonisti, autori che non edulcorano mai il messaggio. L’album è esente da qualsivoglia ostentazione gangsta o esagerazione materialista. Il disco vive di sentimenti, emozioni, storytelling e contaminazioni del ghetto.

Tutti i passaggi del progetto fanno parte di un disegno più ampio in cui i Co’Sang si sentono partecipi di un movimento che ha il preciso obiettivo di innalzare il contesto di cui è pervaso. Lo spirito del disco è randagio, selvaggio, non compatibile con le logiche mercantili e/o discografiche. Ntò e Luchè rappano, espongono al mic il disagio sociale, l’essenza della profondità di determinati/e pensieri ed emozioni che provengono dai quartieri sottosviluppati, dove spesso lo Stato è assente e il crimine sembra l’unica luce in un buio che opprime.

L’approccio è ribelle, l’attitudine è immersa in una knowledge che acquisisce la propria sapienza dai vicoli e le vicissitudini che li popolano. L’industria è un habitat non adeguato alla credibilità dei Co’Sang, artisti che reclamano verità, senso di appartenenza ed emancipazione. La poesia cruda infetta il sistema e si pone come un virus che manda in tilt il Matrix precostituito. La tracklist è permeata da varie argomentazioni, tutte costruite attorno a delle peculiarità street ben marcate. Un aspetto fondamentale di Vita Bona è l’internazionalizzazione del progetto.

Oltre ad ospiti importantissimi come i Fuossera, Raiz e Marracash, Ntò e Luchè sono stati tra i precursori assoluti dell’asse Italia-Francia, un connubio destinato poi ad esplodere col tempo. La presenza di Akhenaton – fuoriclasse totale della scena rap francese – è stato un incredibile colpo da novanta che ha reso Vita Bona un disco ancora più leggendario. Monsi du 6 ed El Koyote completano il roster di featuring. Vita Bona è un album irraggiungibile e non replicabile.

Ntò e Luchè sono riusciti ad imprimere la sacra fiamma dell’Area Nord nel mainstream italiano, peraltro rappando esclusivamente in dialetto ed imprimendo nel disco tutta una serie di critiche sociali. La scrittura di Ntò e Luchè è coadiuvata da una tecnica di tutto rispetto. Vita Bona è un esperimento nato dal laboratorio dell’underground, ma concepito con la consapevolezza di chi aveva maturato determinate esperienze, le portava stampate nelle pupille e le elargiva attraverso le corde vocali.