Night Skinny torna Players Club 26, il quarto appuntamento con questo suo format. Una vera e propria posse-track che vede alternarsi i nuovi nomi della scena emergente italiana, per lo meno quelli più conosciuti a livello mainstream: quest’anno è toccato a Lubi, Over Lapa, Flaco G, G.Mineiro, 18K, Macello, Enny P e Alkhazar.
Ciò che però aveva fatto brillare la prima edizione nel 2023, si sta (a detta di chi scrive) lentamente e inevitabilmente affievolendo. E questo nuovo capitolo della “saga” ne è l’emblema. Parliamone insieme.
Players Club 26 di Night Skinny non rappresenta appieno il concetto di “emergente” nel nostro rap
L’idea di base che ci venne presentata da Skinny era ottima: il beat di un producer navigato, esperto nel lavorare sia con icone che con nuove promesse, e sopra una serie di nomi intriganti della nuova scena. Il punto di forza era proprio questo incontro tra due mondi, con Skinny a fare da collante e una serie di artisti ancora in fase di crescita chiamati a dar prova di sé. Nerissima Serpe, Artie, Papa V e Kid Yugi ad oggi sono rapper più che emersi, spesso sulle stesse tracce dei mostri sacri che li hanno ispirati: molto di questo processo (fulmineo) di crescita è nato in parte dal Players Club 23. Il primo capitolo non si era limitato a fotografare una scena emergente: in qualche modo aveva contribuito a costruirla.
Con l’edizione del 2024 Skinny aveva vinto abbastanza facile, richiamando vari nomi del primo capitolo e aggiungendo artisti un po’ più sperimentali sul piano melodico: Astro, Low-Red, Tony Boy. La formula continuava a funzionare, anche perché riusciva ancora a dare la sensazione di trovarsi davanti a una selezione di artisti in movimento, alcuni già più conosciuti, altri da scoprire. L’edizione del 2025, invece, iniziava ad avere il problema di ripetere la stessa formula che, proprio perché funzionava, ha iniziato ad essere prevedibile. Per il terzo anno consecutivo si rinnovava la promessa di assistere alla prossima grande esplosione della scena.
Con il 2026, forse, ci si sta rendendo conto del nocciolo del problema.
I Players di Skinny non sono emergenti
Gli emergenti che fanno più ascolti, che hanno più seguito e che vanno di più sui social non sono per forza il meglio della scena emergente italiana. E un progetto come Players Club, almeno sulla carta, dovrebbe essere proprio il luogo in cui mettere ancora più in risalto quei nomi che meritano di essere scoperti, non semplicemente quelli che sono già riusciti a conquistarsi una certa visibilità.
Il punto (detto in modo più esplicito) non è stabilire se Lubi, Over Lapa, Flaco G, G.Mineiro, 18K, Macello, Enny P e Alkhazar siano artisti validi o meno. Questo lo scopriremo con il proseguire della loro carriere, per alcuni lo abbiamo già ampiamente capito. Il punto è capire cosa significhi oggi essere “emergenti” e, soprattutto, cosa dovrebbe rappresentare un’operazione del genere. Perché se il criterio diventa semplicemente prendere gli artisti che in quel momento stanno crescendo più velocemente, il rischio è di trasformare Players Club da “vetrina dell’underground” a fotografia di una parte della scena che approfitta del fatto di essere ancora agli esordi.
È un’operazione, ad esempio, quasi opposta a quella fatta da Bassi con Caleydo o da Mace con vari artisti negli ultimi anni. Anche Skinny, sia chiaro, ha aiutato a crescere artisti molto molto forti: Quarto di Bue di Kid Yugi è probabilmente uno degli esempi più evidenti di quanto possa essere importante un producer affermato nel dare una spinta decisiva ad un artista valido. Il problema è che Players Club sembra proporre ormai la stessa identica canzone da qualche anno, con la stessa dinamica e con nomi già più che conosciuti, senza riuscire necessariamente a replicare quel passaggio artistico che aveva reso il primo capitolo così importante.
Players Club è riflesso di una scena rap completamente cambiata
E qui se vogliamo entra in gioco anche il confronto con il passato. Per emergere, fino qualche anno fa, ce ne voleva. Non bastava avere il singolo giusto, il profilo Instagram curato o la pagina giusta che decidesse di spingerti. C’era la gavetta vera e propria: concerti piccoli, mixtape, collaborazioni, aperture, passaggi continui da una realtà all’altra e soprattutto tempo. Bisognava costruirsi un pubblico, dimostrare di avere qualcosa da dire e, prima ancora, riuscire a farsi ascoltare.
C’erano i casi di crescita improvvisa, di album o singoli indovinati, assolutamente. Ma molto rari, e sicuramente non paragonabili ad oggi. Persino la trap, con le dovute distanze, ha visto i suoi primi esponenti vivere un periodo di lenta scalata: ad aiutare e velocizzare la crescita è stata in quel caso la novità. Da qui forse la domanda, che però trascenderebbe il nostro articolo, se ci sia ancora spazio per la novità o meno nella nostra scena.
Di anno in anno il percorso sembra sempre più rapido e, proprio per questo, anche molto più strano. Pagando pagine, azzeccando il suono giusto, entrando nella playlist giusta o riuscendo a costruire una presenza abbastanza forte sui social, il passaggio per l’underground e per la gavetta non è più obbligatorio. Non è detto che sia un male in assoluto: la possibilità di emergere più velocemente significa anche che un artista valido può avere delle opportunità che in passato avrebbe aspettato per anni. Ma il rovescio della medaglia è che diventa molto più difficile distinguere chi sta davvero costruendo qualcosa da chi sta semplicemente cavalcando il momento.
Come Skinny può correggere la rotta
Ed è proprio qui che Players Club avrebbe, secondo noi, un potenziale di gran lunga maggiore. Invece di fotografare solamente chi è già in una fase di crescita evidente, potrebbe essere uno dei pochi strumenti realmente capaci di anticiparla. Potrebbe prendere artisti che oggi fanno meno numeri, che hanno meno seguito, che magari non sono ancora stati intercettati dal grande pubblico, e metterli sullo stesso beat, metterli alla prova. In quel caso il progetto tornerebbe ad avere quella componente di rischio e di scoperta che lo aveva reso così interessante.
Perché alla fine la domanda è un po’ sempre la stessa: dopo un paio d’anni “da 0 a 100”, quanti di questi rapper rimarranno effettivamente? Quanti di questi nomi riusciranno a trasformare l’esplosione iniziale in un percorso artistico solido, e quanti invece resteranno legati a quel momento preciso in cui l’algoritmo, il social o il suono giusto li ha portati improvvisamente davanti a tutti?
È una domanda che non riguarda soltanto i ragazzi su Players Club 26′, ma tutto il modo in cui oggi interpretiamo la parola “emergente”. E forse proprio per questo un progetto del genere dovrebbe provare a guardare un po’ più indietro, verso chi ancora non è arrivato, invece di limitarsi a raccontare chi è già sulla strada per arrivare.
Clicca qui sotto per ascoltare Players Club 26′ di Night Skinny (feat. Lubi, Over Lapa, Flaco G, G.Mineiro, 18K, Macello, Enny P e Alkhazar)
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