Dissing del rap-game italiano: Fabri Fibra vs Vacca

Vacca

Giungiamo dunque a quello che è considerato quasi univocamente uno dei più memorabili dissing nel rap-game italiano: Fabri Fibra vs Vacca. Due artisti di cui negli anni abbiamo rilevato una concreta caratura artistica, seppur in modi e tempi completamente diversi. Un beef che non si è mai veramente risolto, anche per la forte rottura affettiva, oltre che professionale, fra i due.

Analizziamola episodio per episodio, provando però a fare un esperimento. Si dice spesso che sia stato Fibra ad avere la meglio ma, come in tutti gli altri beef raccontati in questa rubrica, impegniamoci nel rimanere il più oggettivi e neutrali possibile: da entrambe le parti ci sono state delle disstrack leggendarie. Sull’esito e l’impatto del dissing potremo permetterci di ragionare solo alla fine, dopo aver guardato ad ogni tappa.

Fabri Fibra vs Vacca: quando due rapper insegnarono la definizione della parola “dissing” in Italia

Anche in questo caso, è doveroso dare del contesto. Dopo lo scioglimento della Armata 16, nel 2003 Vacca intraprende la sua carriera da solista pubblicando Mr. Cartoon, seguito l’anno successivo dal suo primo album, VH. Negli anni successivi inizia la strettissima e ben nota collaborazione con Fabri Fibra, in particolare come seconda voce ai concerti, diventando uno dei suoi collaboratori più iconici e costanti.

E prendiamoci fin da subito un attimo per notare uno degli aspetti che ha molto probabilmente portato al beef. Vacca in questo momento e per molti anni vive sotto l’ala (e nell’ombra) di quello che all’epoca era già un colosso del rap italiano. Supporta a spada tratta Fibra durante il dissing con Tormento nel 2008. Lo segue durante buona parte dei live del Tradimento Tour e non solo. Ma se nel 2006 Fabri esce con album come Tradimento, nel 2007 Vacca porta Faccio quello che voglio. Entrambi dischi iconici, seppur diversi fra loro, ma con una differenza sostanziale: il disco di Fibra diventa fin da subito epicentro del chiacchiericcio della scena (e dei media) dell’epoca, mentre quello di Vacca rimane “un buon disco”.

Se oggi riusciamo ad apprezzare quanto l’album di Vacca fosse pieno di spunti e chicche, la sua risonanza appena uscito era nulla in confronto al fragore immenso generato dal genio di Fibra. E se questo non scaturì grandi disagi nei primi tempi, pensiamo che proprio l’etichetta di “personaggio secondario” abbia contribuito negli anni ad allontanare i due.

Della accoppiata Vacca-Fibra possiamo ancora oggi godere di alcuni pezzi storici, come l’iconico Non piove (feat Fabri Fibra). Molto del fascino di questi brani sta sicuramente nell’alone “utopico” che li ricopre, come se fossero frutto di una dicotomia artistica che non potrebbe più vedere la luce oggi.

Il rapporto tra i due artisti si incrina però nel 2013. In un’intervista rilasciata a Rolling Stone, Fabri Fibra dichiara di preferire Vacca come amico piuttosto che come rapper: modo velato (ma non troppo) di screditare le capacità del collega. Vacca di tutta risposta rilascia pubblicamente la sua personale classifica dei dieci migliori rapper italiani di sempre, escludendo platealmente Fibra.

Quello che inizialmente sembra un semplice scambio di critiche si trasformò rapidamente in uno dei dissing più memorabili della storia del rap italiano.

Le prime diss-track: Canto primo e Zombie

Pazienza di Vacca esce poco dopo, nel marzo del 2013. Lo consideriamo uno dei suoi dischi più compatti e meglio riusciti, per lo meno di quegli anni. Le 16 tracce dell’album parlano profondamente tra di loro, creano un itinerario e un immaginario preciso e ci piace pensarle come una risposta artistica alle accuse di qualche mese prima. Come spesso accade, di questo lavoro si ricorda spesso (purtroppo) solo la traccia della prima frecciatin: canto primo. Scrive:

Qualcuno si chiede perché l’italiano balla male
L’italiano balla male le canzoni che fanno c*gare
Ad oggi è confermato il riferimento al pezzo L’italiano balla di Fibra, prodotto da Crookers. Un brano che anticipava una wave del rapper molto più musicale, da radio, evidentemente provocatoria verso l’old school. Un lato di Fibra che troverà massima espressione anni dopo con le grandi hit mainstream della sua carriera.

Esattamente l’anno dopo, nel marzo del 2014, arriva la risposta di Fibra, ancora (forse) meno velata dell’attacco di Vacca. Siamo sull’album di Deleterio Dadaismo, pieno zeppo di nomi della vecchia e nuova scena, tra i quali figura il rapper di Senigallia. Fibra è ospite sull’iconica Zombie, celebre per i riferimenti ricorrenti al film Il sesto Senso e l’annuncio tra le barre dell’album Squallor. Dice chiaramente:

Insulti me? Insulti me? Siamo seri?
Sputi sul piatto in cui mangiavi fino a ieri 

Ritorna il tema citato precedentemente, ma dal punto di vista di Fabri. Prendere un rapper sotto la propria ala è un rischio, un impegno, soprattutto per qualcuno che sta affrontando una metamorfosi artistica notevole. Vedersi attaccato da Vacca provoca la reazione iniziale delle più classiche: “vengo ripagato così?

E teniamo bene a mente questa idea dello “sputare nel piatto in cui si mangia” perché sarà molto presente in moltissimi beef e dissing successivi. Pensiamo banalmente all’attacco di Tormento a Nesli in Puzza di fighetta, o alle frecciatine tra rapper della new school nei pezzi o sui social. Non vogliamo certo dire che l’abbia inventata Fibra come immagine, ma l’impatto che ha avuto questo dissing sta molto anche in questo: modi di attaccare la credibilità, di toccare i tasti dolenti, i riferimenti alla vita privata e così via.

Fibra continua alla fine della terza strofa nominando esplicitamente Vacca (e se vogliamo dando veramente via al dissing):

Non sei mai cresciuto, sei un cartone animato
O la roba spacca o l’artista scappa
Via da qui e sparisce tipo in CecosloVacca

Il diavolo non esiste: l’attacco più feroce e mirato di Vacca nei confronti di Fabri Fibra

Le storie che racconti non stanno né in terra né in cielo
Mai creduto alle favole, a Fabri Fibra nemmeno

Fino ad ora Fibra ha attaccato il talento di Vacca e la sua reputazione come socio e amico. Vacca se vogliamo cambia leggermente direzione. Inizia a screditare l’avversario per quanto riguarda il suo rapporto con il resto della scena, il suo ruolo nel rap-game, la falsità coi colleghi. E questo tema rimarrà fisso fino alla fine del beef.

Ne Il Diavolo non esiste, del marzo 2014, viene platealmente (e forse per la prima volta) delegittimato lo status di Fibra nel rap game. Scrive chiaramente:

tu non fai le regole di questa scena
(…) non è chi vince il disco di platino che è il migliore rapper in Italia

Da notare anche la quantità di nomi che Vacca tira in causa per questa disstrack. Provando a citarli tutti velocemente:

Perché ormai troppa gente ha già leccato il c*lo a Marra (…)
I numeri di cui parli li fa solo Killa e Fedez (…)
Io rappo insieme a Jam ed Evergreen, è hip hop vero (…)
Mentre tu stai in cameretta e scrivi il disco di Moreno (…)
Ricordo quando i Dogo ti cercavano a Milano (…)

Per Vacca Fibra gode ancora di rendita del passato ma non ha avuto le capacità e forse l’interesse di coltivare il suo status. Si appoggia ai rapper ancora in voga, si vanta di avere numeri che non ha, tradisce continuamente il genere. Sarebbe interessante e oltremodo provocatorio mettere a confronto, a distanza di tanti anni, le accuse di Vacca di allora e quelle dei fan del “vecchio Fibra” oggi. Un rapper che ha sempre fatto quello che voleva, nel bene o nel male, sia con l’appoggio di fan e colleghi che senza.

Ma poi mi hai portato in tour perché sul palco non sai stare

Niente di personale: la miglior diss-track del rap italiano?

Ed è qui che la nostra premessa iniziale di neutralità potrebbe iniziare a vacillare. Perché Fibra, meno di un mese dopo, sforna Niente di personale, una traccia mastodontica per ferocia e lunghezza che ha riscritto le regole delle diss-track. 11 minuti, poco meno di una decina di basi diverse (tra edite ed inedite), un attacco completo e viscerale a Vacca su ogni fronte: famiglia, vita privata, amore, amici, scena rap, influenze musicali, modo di fare musica, rapporto affettivo e professionale con lui.

Il titolo del mio quarto disco è come te, Bugiardo

Forse ridurre Niente di personale a una semplice risposta a Vacca sarebbe limitante. Il brano sembra raccogliere e restituire, colpo dopo colpo, ogni critica ricevuta da Fibra nel corso della sua carriera. È la risposta definitiva a chi lo aveva dato per finito, a chi ne aveva decretato la morte artistica, a chi lo aveva dipinto come il “nemico del rap” e a tutti quei rapper che avevano costruito parte della propria notorietà contrapponendosi alla sua figura.

Per quanto le barre sia esplicitamente contro Vacca, Fibra sembra affermare il suo status all’intera scena. E lo fa da una posizione di superiorità che, all’epoca, si riteneva inattaccabile. Una posizione che inevitabilmente apre una domanda destinata a dividere fan e non: fino a che punto della sua carriera Fibra poteva permettersi di rivendicare una tale superiorità?

Chi non ce l’ha fatta con il rap? Fuori i nomi
Il tuo sicuramente è il primo della lista
Disperati MC, disperati i produttori
Forse Internet vi ha offuscato la vista
(…)
Rapper invidiosi di me ma non lo dite
Non rifate ciò che ho fatto io nemmeno in 4 vite

Nella Fossa e Zoo Boy

Per seguire il ritmo concitato del dissing (meno di un mesetto tra una traccia e l’altra) Vacca risponde nel giro di poche settimane con una delle ultime grandi diss-track di questo viaggio. Nella Fossa è, senza dubbio, uno dei capitoli più interessanti della faida e contiene alcune delle trovate più iconiche dell’intero botta e risposta.

Vacca non si limita a replicare alle accuse di Fibra, ma prova in qualche modo a ribaltare il terreno dello scontro, in maniera non troppo diversa da come era accaduto nel dissing con Grido. Il riferimento più evidente è la parodia del ritornello di Tranne Te, che viene completamente reinterpretato e trasformato in un’arma di sfottò. Ma non è l’unico elemento degno di nota. Nella Fossa porta infatti dentro il dissing anche una dimensione più personale e “da backstage”: Vacca tira in ballo le opinioni private che Fibra avrebbe espresso su alcuni rapper della scena, trasformando i (presunti) giudizi sui colleghi, in materiale per il proprio attacco.

Ti ricordi quando in tour davi dello scarso a Del?
Davi del confuso a Danti e davi del fallito a Guè?

Si tratta di un attacco molto destabilizzante soprattutto se pensiamo che la prima traccia di Fibra nel dissing era proprio sul disco di Deleterio e in Niente di personale aveva scritto:

Ah, chi c’è nel disco di Guè, Bravo Ragazzo?
C’è Vacca? No, c’è Fibra, testa di c*zzo

A cui Vacca risponde prontamente in questo pezzo:

Non sto nel CD di Guè, tu non sei in quello di Narcos

Io in undici minuti ho capito che sei ridicolo
Che sei sei scemo, e sei sei sei una groupie di Lucifero
Sei un artista di m*rda, figurarsi come uomo
Stai da dieci anni a Milano e non hai ancora visto il Duomo 

L’ultima barra funziona perché trasforma un dettaglio (apparentemente insignificante) in una rappresentazione più ampia del personaggio che Vacca vuole costruire: lo dipinge come un artista chiuso in casa o in studio, incapace di vivere la scena al di fuori della propria musica. E sarà interessante notare come la risposta successiva di Fibra finirà per concentrarsi proprio su questo aspetto, quasi a dimostrare quanto la provocazione abbia colpito nel segno.

Citiamo anche, in quanto uscita appena un paio di settimane dopo, la traccia Zoo Boy, spesso tralasciata quando si parla di questo beef. Si tratta del secondo pezzo di Del Padre e del Figlio, joint album di Vacca e Jamil: un brano abbastanza dimenticabile, ma che lancia ulteriori ed esplicite frecciatine a Fibra da parte di entrambi.

L’ultima traccia di Fibra: Fatti da Parte

Il 30 aprile 2014 finisce di fatto lo scambio di diss-track. Fatti da parte è un pezzo che però non ha l’intenzione di chiudere il dissing o di rispondere a tutte le accuse di Vacca. Fibra si impegna a smontare una sola grande frecciatina, quella della sua presunta paura di andare in giro, di fare le foto con le persone, di vivere la sua Milano. E il video-clip mostra esattamente un rapper tutt’altro che paranoico che gira serenamente in Piazza Duomo coi fan.

Non per questo il pezzo risulta meno spietato, ma si ha come l’impressione che alla fine di mesi e mesi di beef, il rapper voglia ritornare su ciò che è importante, sulla sua reputazione e il modo di approcciarsi agli altri. Anche se non pensata come tale, alcune barre suonano esattamente come la chiusura del gioco:

Gli artisti che tu nomini non mi hanno abbandonato
Sono io che ho deciso di non lavorarci più
Dici troppe c*zzate, perdente, ci salutiamo

Ritarducci: forse non il finale che ci si sarebbe aspettati

Vacca pubblica il mese dopo Ritarducci, in cui ripropone molto semplicemente le tematiche dei pezzi prima e la falsità del video-clip del Duomo. Non lo consideriamo come vero e proprio continuo della questione, per lo meno non ufficiale, perché lo stesso rapper decise, poco dopo, di rimuovere il brano.

So che hai dovuto fermare i tuoi fan
Solo per fare il video del dissing
Fai propaganda anche se ora non hai più niente da dire

Ad infiammare (e di fatto a consumare del tutto) la questione è stata la barra sulla terribile alluvione che ha colpito Senigallia il 3 maggio 2014, appena due settimane prima dell’uscita del pezzo. Il brano ha causato l’indignazione dei cittadini del comune, ancora scosso, tanto che Vacca si è successivamente scusato pubblicamente su Facebook, senza però ottenere una risposta particolarmente clemente dai senigalliesi

Mi basta un pezzo e ti mando a casa giù a Senigallia, con il canotto

Le ultime parole le avrà Fibra commentando in maniera particolarmente fredda questa “ghost track” sui social scrivendo:

Quando avevo 17 anni, a Senigallia, il prete del catechismo mi chiamava “ritarducci”. Lol. Bene, tanta tristezza non fa per me. Come allora, io passo oltre.

Considerazioni finali: ha davvero vinto Fabri Fibra contro Vacca?

Adesso, e solo adesso, ci possiamo permettere di porci la più semplice e decisiva delle domande. Chi ha vinto? Perché se è vero che la musica non è una gara, un dissing tra due rapper, due ex-amici e colleghi, ci porta a voler vedere un vincitore. A questo punto della rubrica però, pensiamo che “stabilire un vincitore assoluto” o “il migliore” ha davvero poco senso.

Se Niente di Personale di Fabri Fibra rimane probabilmente il punto più alto mai raggiunto da una diss-track italiana per costruzione, ferocia e impatto, è altrettanto vero che Vacca è stato uno dei pochissimi rapper capaci di sostenere il confronto senza arretrare davvero, costruendo una controparte credibile e assolutamente brillante. Molto più di Grido, molto più di Tormento.

Il finale, forse, è stato molto meno esplosivo di quanto ci si poteva aspettare, quasi freddo: nessuna resa dei conti definitiva, nessun colpo di grazia a suon di barre. Eppure è proprio questa mancanza di una conclusione netta a rendere il loro scontro ancora così interessante oggi. Perché un dissing non serve necessariamente a decretare il rapper di serie A e quello di serie B: serve a mettere in discussione due visioni opposte dell’hip hop, del successo, della credibilità, dell’identità artistica.

A distanza di anni, le barre forse hanno perso buona parte della loro capacità di ferire, di ledere la reputazione. Ma conservano, a nostra detta, l’utilità e l’efficacia di raccontare un momento storico della nostra scena, molto probabilmente irripetibile.