JAY-Z a Parigi: 30 anni di carriera, uno stadio intero che trema

Jay-Z
Photo by Kevin Winter/PW18/Getty Images for Parkwood Entertainment)

JAY-Z incendia lo Stade de France: il nostro reportage emozionato dai 30 anni di carriera vissuti dal vivo a Parigi

JAY-Z allo Stade de France: la notte in cui Parigi si è fermata per i suoi 30 anni di carriera

Ci sono concerti che si guardano e concerti che si vivono addosso. Quello di JAY-Z allo Stade de France di Parigi, giovedì 10 settembre 2026, appartiene alla seconda categoria. Da italiani cresciuti con il suo catalogo, trovarsi in mezzo a circa settantamila persone che intonavano ogni singola parola è stata un’emozione che difficilmente si dimentica.

La tappa francese del JAŸ-Z 30, il tour con cui Shawn Carter festeggia i trent’anni da Reasonable Doubt, arrivava dopo le date sold out di Londra e dello Yankee Stadium di New York, ma qui, nella città che lui stesso ha definito casa, tutto ha assunto un peso diverso.

Alle 20 ha aperto un dj set di riscaldamento, poi alle 21.15 JAY-Z è salito sul palco e per due ore non ci ha più lasciato respirare. Lo show non è stato una semplice sequenza di successi ma un vero racconto costruito per blocchi: immagini di Brooklyn prima delle canzoni sul suo quartiere, filmati sulle piantagioni e sulla storia afroamericana a introdurre i pezzi più conscious, momenti di famiglia a fare da preludio ai brani dedicati a Beyoncé e ai figli. Ogni video era un introduzione perfetta alla traccia successiva e lo stadio lo percepiva, restando in un silenzio nei minuti giusti per poi esplodere all’inizio del beat.

La scaletta: da On to the Next One a Numb/Encore, un catalogo intero in due ore

Lo show si è aperto con On to the Next One e si è chiuso con Numb/Encore, e in mezzo è successo praticamente tutto quello che si può chiedere a una leggenda in un palco da stadio. Da Reasonable Doubt sono rimasti fuori  un paio di pezzi che avremmo voluto sentire, come Can’t Knock the Hustle o D’Evils, ma la scelta complessiva ha lasciato spazio a un impatto emotivo continuo: Never Change, Song Cry, l’esplosione di Fuckwithmeyouknowigotit e una N***** in Paris che lo stadio ha cantato più forte di lui, come se ogni persona lì dentro avesse aspettato anni solo quel momento.

Bellissima poi l’idea di far scivolar, ogni tanto, strofe di un brano sul beat di un altro, un modo per stringere in due ore trent’anni di carriera senza far mancare nulla a nessuno.

Gli ospiti a sorpresa: Pharrell Williams e Justin Timberlake

In molti aspettavano Beyoncé, vista la storia che lega lei e JAY-Z proprio a Parigi. Non è arrivata, ma quello che è successo al suo posto ha comunque tolto il fiato. Pharrell Williams è salito sul palco e con lui sono arrivate Excuse Me Miss, I Just Wanna Love U (Give It 2 Me), Frontin’ e Allure, quattro capitoli di un’amicizia artistica che si vede ancora oggi negli sguardi tra i due. Poi è arrivato il momento più delicato della serata: Justin Timberlake ha raggiunto JAY-Z sulle note di Holy Grail, una perla che la voce del cantante di Memphis aveva reso indimenticabile, prima di prendersi lo spazio per la sua Until the End of Time tra i cori di uno stadio intero.

Verso la fine, JAY-Z ha rallentato tutto per parlare al cuore del pubblico. Ha raccontato che Parigi è per lui una seconda casa, il luogo dove ha concepito insieme a Beyoncé il loro primo figlio, e lo ha fatto con una sincerità che ha zittito per qualche istante uno stadio in fermento continuo. HOV ha poi notato alcuni vinili in prima fila, se li è fatti passare e li ha firmati uno per uno, un gesto piccolo che in quel momento è sembrato enorme.

Nessun playback, nessuna scorciatoia. JAY-Z ha cantato tutto dal vivo, su un palco enorme, sostenuto alle spalle solo da una band che lo ha accompagnato senza mai coprirlo, e a cinquantasei anni non ha mostrato quasi mai segni di fatica. Anzi, il finale è arrivato più forte dell’inizio, con un flow ancora puntuale e un’energia che ha reso ogni secondo di quelle due ore indimenticabile.

Non ci sono stati annunci su nuova musica o nuove date, solo un grazie sincero per trent’anni di carriera. Ma dopo una serata così, la voglia di sentirlo tornare in studio è più forte che mai.