Neima Ezza e Baby Gang si sono lanciati in un progetto su cui bisogna davvero buttare un occhio: senza troppe pubblicità, venerdì 2 ottobre 2026 sono usciti insieme con Dima Falestini, pezzo sotto la Mocro Stars, iniziativa che da qualche tempo riunisce artisti marocchini da tutto il mondo sulle stesse tracce.
Un’occasione fortissima per esprimere la propria solidarietà verso questione palestinese, sui cui già alcuni rapper del nostro panorama hanno speso qualche barra. Parliamone insieme.
Neima Ezza e Baby Gang hanno fatto qualcosa di grosso: Dima Falestini è il contributo italo-marocchino alla causa palestinese
Sul campione di Dammi Falastini di Mohammed Assaf, i due artisti di origine marocchina rappano -in parte in arabo, in parte in italiano- su una traccia che ha davvero il coraggio di prendere una posizione e trasformarla in musica. In un momento in cui la questione palestinese sta trovando a poco a poco spazio anche nel nostro rap, Neima e Baby fanno un passo deciso, sfacciato, senza la pretesa di avere l’hype del pubblico italiano (la prima metà è tutta in lingua originale).
La copertina, potentissima, vede un bimbo cucire insieme la bandiera palestinese e quella marocchina, senza lasciar spazio a troppe interpretazioni. E il valore di un’idea del genere aumenta soprattutto se non è un episodio singolo, ma inizio di una scia di pezzi impegnati. E così – a quanto pare – sarà. Dima Falestini farà infatti parte di un album che riunirà 35 voci di artisti marocchini da otto Paesi diversi, sempre sotto la Mocro Stars. Un progetto che mette insieme una comunità sparsa nel mondo e che utilizza la musica come punto di contatto, identità e presa di posizione.
Il primo tassello era arrivato qualche mese fa con Casanegra di ElGrandeToto feat Maes, e adesso l’ingresso di due nomi così noti e controversi per il rap italiano allarga ulteriormente gli orizzonti dell’iniziativa, rendendoci parte di qualcosa di oggettivamente grosso.
Cosa vuol dire questo per il nostro rap
Forse è proprio qui che Dima Falestini diventa interessante anche per il rap italiano. Perché tra un semplice “Free Gaza” nelle storie -c he pure può essere una presa di posizione sincera- e il decidere di entrare in studio, scrivere, rappare e mettere la propria faccia dentro un progetto del genere c’è una differenza abissale.
Non necessariamente di sincerità appunto, ma di esposizione e di responsabilità artistica. Una storia IG scompare nel flusso; una canzone in linea di massima rimane, viene ascoltata, discussa, condivisa, tradotta e soprattutto mette quella posizione dentro il lavoro di un artista. Neima Ezza e Baby Gang hanno scelto questa seconda strada.
E per una cultura come il rap, nata anche dalla necessità di raccontare quello che succede fuori dalla propria porta, è difficile non cogliere il peso di una scelta del genere. Scelta che sta venendo ignorata dalle principali testate magazine italiane.


