Oltre l’ironia: Il viaggio Hip-Hop di Anderson Paak e Cordae

Anderson Paak Cordae

È sempre più raro trovare progetti come Heavy Is The Crown nel panorama mainstream contemporaneo. Oggi gli artisti collaborano raramente a lungo termine, specialmente quando provengono da percorsi commerciali e stili musicali diversi come Cordae e Anderson Paak. È proprio qui che questo nuovo progetto brilla, presentandoci un quadro artistico completo di un duo che sin dal 2019 ha mostrato una rara alchimia sia in studio che sul palco.

Anderson Paak e Cordae a piena intesa in Heavy Is The Crown

Negli anni Cordae ha esplorato diversi territori del liricismo, dal banger allo storytelling puro, vantando collaborazioni del calibro di Kanye West, Lil Wayne, Eminem e altri. L’ex YBN ha costruito una solida carriera grazie alla sua dedizione al microfono, sebbene resti indubbiamente tra i più sottovalutati. Anderson Paak, dall’altra parte, è probabilmente l’ultimo artista della sua specie: dall’entrare nella label dei trofei, al costruire gruppi con personalità artistiche antitetiche come Knxwledge e Bruno Mars fino a diventare DJ Pee .Wee, un esilarante alter ego nato unicamente per un fortunato passaggio di Aux. Anderson vede la musica come un enorme parco giochi di opportunità rendendo la sua carriera tra le più imprevedibili da osservare. Il denso liricismo di Cordae e la poliedrica espressività di Paak si scontrarono per la prima volta nella hit RNP nel 2019, ritornando poi in The Crossroads di Cordae aprendo il palcoscenico su cui si regge oggi questo nuovo album.

Sebbene in copertina i due vestono i panni di Will Ferrell e Dale Doback in Fratellastri a 40 Anni e l’esilarante singolo sample-driven Good Day scelga la via del comedy rap, Heavy Is The Crown ha molta più sostanza di quanto ne sia stata pubblicizzata.

Data l’eclettica mobilità sonora di Paak, mi aspettavo un prodotto upbeat che cercasse di inseguire le dinamiche di RNP, trovandomi invece alle prese con un LP puramente lirico e impenitentemente Hip-Hop. Il contrasto tra le personalità è sostenuto da un amore per la rima che rimanda alle più brillanti esibizioni di Redman e Method Man, in cui il duo sa esattamente come intrecciare le proprie energie in maniera efficiente e coinvolgente.

La loro alchimia esplode in tracce come Airbender, mentre in Days Go By la loro amicizia è la piattaforma ideale per raccontare storie di vita. Heavy Is The Crown prova ad armonizzare il filo che unisce le due personalità artistiche in maniera organica ed precisa. La grande quantità di easter-egg e tributi a brani storici di Biggie, Kanye o Dr. Dre mi ha portato ad immaginare due amici che suonano insieme in una stanzetta soffocata da poster e dischi sul pavimento e non due star che si passano la palla in un progetto celebrativo. Le loro influenze donano ad alcuni dei brani un’affascinante tinta nostalgica: You’re Mine, ad esempio, è una vera una macchina del tempo.

L’ironia del duo non manca, ma fa semplicemente da apri pista nella prima metà del progetto, lasciando spazio progressivamente ad un’intensa narrativa ricca di flow al servizio  dei brani e non di ginnastiche metriche. Stupisce Paak in particolare: il suo debutto major con Oxnard mostrava un lato rap non particolarmente apprezzato dal pubblico, a cui successivamente arrivò Ventura in soccorso. Qui Anderson riprende il discorso della sua prima avventura con Dr. Dre, tornando a sventolare il suo amore per il rap e spingendo su flow melodici ma mai compromessi.

Cordae si sente a casa con strofe essenziali e capaci di far brillare la versatilità che lo ha tenuto ai piani alti degli artisti a cavallo tra nuova e vecchia scuola del rap mainstream. L’MC del North Carolina si concede anche qualche momento di introspezione in più, aggiornando i suoi fans nella deliziosa Helpless o tornando a raccontarsi in Days Go By.

A fronte di questi punti di forza, Heavy Is The Crown perde anche qualche pezzo per strada. Lo scheletro sonoro del progetto non regge le penne dei due autori, finendo col passare in secondo piano o, nel peggiore dei casi, far suonare alcuni brani come se fossero ancora in forma di demo. Ad esempio l’energia coinvolgente che si respira nelle strofe di I’m On viene troncata da un ritornello sin troppo sottosviluppato mentre il grand finale stile Griselda, Godfather 2, colpisce per il suo impatto, ma non riesce a portarsi a casa niente di più di una semplice parodia del fenomeno di Buffalo.

Sebbene la dicotomia tra Cordae e Paak funzioni nella maggior parte dei casi, in qualche episodio i due si desincronizzano, evidenziando come solo uno di loro sia un rapper a tempo pieno. Sotto questo aspetto, mi sarei aspettato un maggior uso dell’indiscutibile talento di Paak nel creare melodie e ritornelli soulful così da colmare qualche sbavatura lirica.

Heavy Is The Crown è una lettera d’amore dalle forti vibrazioni identitarie al genere Hip-Hop. Un progetto da ascoltare anche se non lo si stava attendendo data l’evidente capacità di sorprendere.

Nonostante tutto, sento che Cordae e Anderson Paak, in futuro, potrebbero regalarci un secondo round ancora più ricco di virate artistiche. Se prima avevano la mia curiosità, ora hanno la mia attenzione.

Heavy Is The Crown di Anderson Paak e Cordae è fuori ora.