Il collettivo Nuova Sardegna ha sfornato alcuni giovani rapper da tenere d’occhio nei prossimi anni. Il senso forte e genuino di collettività, di appartenenza alla propria terra, alle proprie origini: tutte basi ottime su cui costruire un’identità artistica fresca ed originale che possa durare e maturare nel tempo.
Esattamente in questi termini ci sentiamo di descrivere Praci, classe 2000, cagliaritano, recentemente uscito col suo nuovo album: Dal golfo degli Angeli. Parliamone insieme:
Praci è da tenere ben d’occhio: il suo Dal Golfo degli Angeli è un disco folgorante
Umile, arrogante, però sempre un buon motivo
Dal golfo degli Angeli coi nostri in paradiso
Se già con il suo primo album Blue Hour (2025), Praci era riuscito nel suo intento di solleticare l’attenzione, con il nuovo disco ci piace usare verbi come “folgorare” o “fulminare” l’ascolto. Non perché vogliamo innalzarlo come un big della scena o parlare di questo come il progetto dell’anno: si tratta pur sempre di un emergente all’inizio della sua carriera. Ma dopo l’ascolto de Dal Golfo degli Angeli si rimane elettrizzati da ciò che questo rapper è riuscito a fare.
Le 15 tracce ci raccontano uno spaccato di mondo, di Italia, in maniera nitida ed elegante, lontano dai cliché del classico senso di appartenenza nel rap, spesso gonfiato per rendere il tutto più poetico. Praci ci fa respirare la sua terra, il suo contesto sociale, la sua idea frizzante di musica. In Just Music scrive:
Quanto vale sentirsi capito
Viene prima di essere apprezzato
Tu ti sei mai sentito vivo
Solo quando non stai respirando?
In varie tracce il sottofondo autoriale sembra essere lo stesso: il disco non è fatto per mostrare al mondo chi è Praci, o chi è stato o cosa vuole diventare. L’album è fatto per mettere in atto l’essenza umana e artistica del rapper nelle sue sfumature più decise, più colorate se vogliamo: ciò che poi è recepito dal pubblico viene dopo. In parole povere, sembra che Praci voglia innanzitutto essere, non mostrare di essere in quello o quell’altro modo. Di nuovo da Just Music:
Delusi dai limiti di questi numeri
Dal fare domande agli stupidi
Hanno risposte che rendono stupidi
La musica vista come macchina industriale “sforna-artisti” è un’immagine che viene annientata da un progetto come questo, che forse ne rappresenta proprio l’antitesi. Non perché il rapper sia indipendente, ma per il semplice (ma basilare) fatto che tutto quello che viene rappato sembra in qualche modo libero, sciolto, come volasse a qualche spanna da terra. Ed è qui che il contesto geografico gioca la sua partita che rende l’album iconico. Non c’è il “vengo dalla strada” sul beat senza pretesto e accompagnamento. La natura profondamente umana del disco trova il suo perfetto sfondo nella terra di Praci, della sua famiglia e dei suoi amici.
Scrive in IO (feat. Sgribaz):
Per qualcuno sono Praci e per altri Francesco
Ma quando torno a casa, io sono il figlio di mia madre
Di mio padre, delle strade, non mi cambierà il successo
E so che tutto passa se è questo che manifesto
Che sarò più forte se soffierà forte il vento
E so che tutto cambia, io sono cambiamento
Ma non sarò mai da solo se son come te, fratello
Solo collaborazioni ben poste
A supportare il clima di collettività è la presenza di vari artisti sul disco che aiutano Praci nella sua narrazione. L’intro Figlio del Mare vede il rapper accompagnato dalle strumentali dei Concordu e Tenore de Orosei e Paolo Fresu, in un inno sentitissimo alla cultura e alla musica tradizionale sarda. Proprio dalla Nuova Sardegna immancabili Sgribaz e Low-Red rispettivamente in Io e Tutti Sanno.
Grande sorpresa per Scaccia, a mani basse una delle collaborazioni più apprezzate del disco per chi scrive. Brivido è una delle tracce più rap della scaletta, con una doppietta d’oro tra due giovani talenti del sud Italia, uno sardo l’altro pugliese. La penna di Scaccia era già pervenuta alla nostra attenzione nell’album di Macello, ma saremmo entusiasti di sentire un progetto tutto suo. Un paio di barre memorabili del pezzo:
Sono campione nel prendere la scelta sbagliata
E non è che sono fragile, sono abile a farmi del male
Devo superare il limite, saltare le scale
Ammazzare chi mi invidia diventando grande
Fare i soldi da buttare e non per dimostrare
Decisamente degna di nota la presenza di Ernia in Io e Te. Il rapper di Bonola aveva già dimostrato il suo appoggio verso Praci, proxando ad esempio ME vs ME (pezzo uscito prima del disco), e qui regala alla narrazione una strofa molto forte, in piena continuità col mood della traccia. Un pezzo molto scuro, delicato se vogliamo, in cui Praci mette in scena un dialogo con sé stesso di notte.
Ascoltavamo musica per sentirci al sicuro
Per non sentire il silenzio assordantе che fa il buio
Questo brano non a caso “stona” dagli altri, ricorda più un disco come Blue Hour, soprattutto per l’ambientazione notturna. Ma se notiamo fra le righe, possiamo facilmente capire che questo è in qualche modo il primo pezzo del disco, non in ordine di scaletta, ma a livello contenutistico.
Dal golfo degli angeli è un album fortemente diurno, estivo, pieno di luce in molte delle sua tracce. La notte del pezzo con Ernia poco a poco si schiude, sboccia, portando alle altre tracce. È un guardare indietro al passato, ai dubbi, alle insicurezze che non sono sparite, ma che si è in grado di affrontare meglio, in modo più maturo, alla luce del sole.
Quando gli altri ascoltarono e noi ci fingemmo fieri
Non sapevo chi fossi e non capivo chi eri
Fai ancora parte di me come il giorno e il suo crepuscolo
E forse ne ho bisogno di soffrire quando giudico
UN UOMO SOLO PUÒ CAMBIARE IL MONDO ft 22simba
L’ultima collaborazione da citare è quella con 22simba, che nell’ultimo anno abbiamo seguito con grande interesse per la sua attitude e la sua costanza. I due avevano già collaborato in Da dove vengo io nello scorso album di Praci e in Beatiful Morning, pezzo di 22. Qui riteniamo che l’asticella si sia alzata. Nello sguardo alla sua terra, ai suoi cari, alla sua compagnia di amici e fratelli, la visione si allarga.
Come abbiamo visto, raccontare la propria identità è una sfida difficile, delicata se si pensa che migliaia di persone ascolteranno le proprie riflessioni. Ma bisogna fare i conti col nostro di riscontro, forse il giudice più severo. La voce che Praci sente in testa è ambigua, onnipresente, assolutamente giudicante, e per tutta la vita non si ha la certezza di cosa sia. Come ha anche affermato in un’intervista recente:
Non sono cristiano, ma ho tanta fede. Parlo di quello che chiunque, da ogni parte del mondo, chiama qualcosa di più grande
Praci ne parla però in maniera semplice, cristallina, ponendo il grande dubbio: il mio essere da chi dipende, se non sono io a controllare la voce in testa che mi guida?
Restare te stesso, in piedi, fratello
Non puoi farti dire chi c*zzo vuoi essere
Non farti fottere da chi non riescе
Tu ce l’hai dentro, è Dio che ti parla
O forsе solo a me, sono un pazzo di m*rda
Ma so che la senti quella voce in testa
Chi non la ascolta la chiama “destino”
22simba nella sua strofa ci ricorda che quindi sì, volendo, possiamo davvero fare tutto. Liberi dal giudizio altrui, dai commenti, dai consigli non richiesti, dalle malelingue. Ma non siamo obbligati a fare tutto. Non siamo obbligati a cambiare il mondo, e se vogliamo è un po’ il punto del brano.
Un brano che ci dà questo titolo così potente e promettente (un uomo solo può cambiare il mondo), per poi dirci che non è sempre tutto sulle nostre spalle. Praci ci manda costantemente per tutto il disco un messaggio di amore: per le persone che ci circondano e per noi stessi, mai veramente soli. Dice 22simba:
Un uomo solo può cambiare il mondo
Ma puoi anche decidere tu di non farlo
(…)
Perché non sento più il peso degli altri
Il peso degli occhi sui palchi
Album da recuperare, ma il primo gradino di una bella scalata
Con questo disco Praci ha fatto centro, ha raccolto un successo ben oltre le aspettative, accogliendo nel suo pubblico moltissimi ascoltatori in più. E questo è un bene, vista la qualità generale del prodotto. Anche se molte pagine lo stanno osannando come il disco dell’anno, ci teniamo a dire che è un lavoro liricamente complesso, musicalmente riuscitissimo, ma che ovviamente getta delle ottime basi per il futuro.
Per ora, nella zona di comfort delle coste sarde, coi suoi colleghi più fidati e con delle produzioni di gran livello, Praci ha spaccato. Questa sua versione vera, reale, ruvida, umana ma in profondo dialogo con il divino ci piace moltissimo. Speriamo sul serio che questo alone poetico rimanga negli anni a seguire.
Clicca qui sotto per ascoltare Dal Golfo degli Angeli:


