Quello che ha fatto Macklemore per la Palestina è enorme

Macklemore

Macklemore è al centro dello scontro più duro degli ultimi anni tra industria musicale e attivismo politico: dopo aver gridato Free Palestine dal palco del MetLife Stadium il 5 settembre, aprendo per Ed Sheeran, il rapper di Seattle è stato escluso dalle restanti date statunitensi del Loop Tour. Nelle ultime ore la vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo: Macklemore ha annunciato di voler devolvere l’intero milione di dollari guadagnato dal tour a sei organizzazioni che operano a sostegno della popolazione palestinese, lanciando anche una sfida pubblica al miliardario Robert Kraft.

Cosa ha detto Macklemore per la Palestina sul palco di Ed Sheeran

Durante l’apertura del concerto in New Jersey, Macklemore non si è limitato allo slogan diventato ormai simbolo del movimento pro Palestina. Ha ricordato il coraggio degli studenti della Columbia University che avevano guidato le occupazioni dei campus, per poi rivolgere un passaggio esplicito alla comunità ebraica, distinguendo con chiarezza la critica alle politiche israeliane dall’antisemitismo:

A tutti i miei fratelli e sorelle ebrei: criticare Israele, criticare l’apartheid, essere contro il genocidio non è in alcun modo una critica a voi. Il mio messaggio è di pace, di amore, perché tutti gli esseri umani vengano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza

Ha poi allargato il discorso ad altri contesti di occupazione e repressione, citando Libano, Cuba, Congo, Sudan e la condizione di chi in America vive nella paura dell’ICE.

Non è la prima volta: la storia di attivismo di Macklemore

Chi segue il percorso dell’artista da anni non si è sorpreso più di tanto. Macklemore ha costruito buona parte della sua carriera intorno a prese di posizione su temi sociali scomodi per un rapper mainstream bianco. Nel 2012 Same Love diventò l’inno non ufficiale della battaglia per il matrimonio egualitario nello stato di Washington, esponendolo per la prima volta a critiche di opportunismo che lo avrebbero accompagnato per il resto della carriera. Nel 2016 è arrivato il doppio White Privilege e White Privilege II, un lavoro di quasi nove minuti costruito su testimonianze di attivisti e in cui il rapper interroga il proprio privilegio bianco dentro un genere musicale nato nella cultura afroamericana, in piena epoca Black Lives Matter.

Sul fronte specifico della causa palestinese, l’episodio del 2026 non è nemmeno il primo. Già nel novembre 2023 Macklemore era salito sul palco di una manifestazione pro Palestina a Washington D.C., dicendo davanti a migliaia di persone che quella in corso era “a genocide“, parola che avrebbe poi ripreso in Hind’s Hall, singolo pubblicato nel maggio 2024 in solidarietà alle occupazioni studentesche nei campus americani. In quel brano l’accusa non era rivolta soltanto al governo israeliano, ma anche al silenzio dell’industria musicale sul tema, un silenzio che oggi, con l’esclusione dal tour di Sheeran, trova una conferma quasi paradossale.

Secondo la ricostruzione fornita da Macklemore sui social, la decisione di estrometterlo dal tour di Ed Sheeran sarebbe arrivata dopo pressioni di Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium di Boston, tappa successiva del tour. Kraft ha confermato di aver posto il veto, motivandolo con quella che ha definito una storia di retorica e immaginario antisemita da parte del rapper, e sostenendo che l’attivismo non debba andare a scapito della comunità ebraica né oscurare le responsabilità di Hamas.

Ed Sheeran ha provato a mantenersi ai margini della polemica, dichiarando che la scelta è stata presa dal promoter del tour e non da lui personalmente, e ribadendo di non voler usare la propria piattaforma per la politica. Una posizione che non ha convinto il resto del cast: tutti gli artisti previsti come supporto nelle date americane si sono ritirati per solidarietà con Macklemore, alcuni collegando la vicenda alla storia coloniale irlandese.

La donazione da un milione di dollari e la sfida a Kraft

Il 16 settembre Macklemore ha reso pubblica la scelta di destinare l’intero compenso ricevuto dal tour, un milione di dollari, a sei organizzazioni impegnate direttamente sul territorio a supporto dei palestinesi. Nel messaggio ha invitato Kraft a raddoppiare la cifra, sottolineando come scrivere un assegno resti comunque una delle forme di solidarietà meno costose rispetto al lavoro di chi opera sul campo a Gaza. Kraft ha risposto affermando che Sheeran gli avrebbe già chiesto un impegno da due milioni di dollari in aiuti umanitari, coinvolgendo altri proprietari di stadi nella raccolta.

Sul piano del sostegno pubblico, Macklemore ha ricevuto solidarietà da nomi come Bella Hadid, la deputata Ilhan Omar, il sindaco di Dearborn Abdullah Hammoud e non solo, segno di come la vicenda abbia superato i confini della cronaca musicale per diventare un caso politico e culturale a tutti gli effetti.

Al netto delle diverse ricostruzioni, quello che emerge con chiarezza è quanto sia ancora oggi rischioso, per un artista mainstream, prendere posizione pubblica su Israele e Palestina senza subire conseguenze concrete sulla propria carriera. Macklemore, va detto, gode di una posizione economica che gli permette di assorbire un colpo simile molto più facilmente di un artista emergente. Ma proprio per questo la sua scelta di reinvestire l’intero cachet nella causa che difende assume un peso specifico diverso da una semplice dichiarazione social, e si inserisce in una coerenza che parte da Same Love e passa per White Privilege II, fino ad arrivare a Hind’s Hall.