Blog era boyz, MGK e Wiz Khalifa: un mixtape che non mantiene la promessa del titolo

Wiz Khalifa MGK

Blog era boyz di MGK e Wiz Khalifa è fuori da oggi su tutte le piattaforme. Nove tracce, due artisti che si conoscono bene, e la sensazione che qualcosa sia rimasto sul tavolo.

Blog era boyz di MGK e Wiz Khalifa nella sua interezza conferma quello che i singoli avevano già anticipato

Chi aveva letto le nostre impressioni sui due singoli di lancio sapeva già a cosa andava incontro. Blog era boyz è un mixtape che alterna tracce più rap a momenti melodici e radiofonici, senza che né gli uni né gli altri raggiungano un livello tale da restare impressi nel tempo. La conferma arriva dal primo ascolto completo delle nove tracce, e non è una sorpresa particolarmente amara — è semplicemente quello che è.

Il disco apre con family ᐳ everything, che mette subito in chiaro il registro emotivo che MGK e Wiz Khalifa vogliono dare al progetto: amicizia, lealtà, un certo sentimentalismo che funziona meglio come cornice che come brano vero e proprio.

Il momento migliore: everything tatted e MPH back to back

Il cuore del disco, almeno dal punto di vista rap, sta nelle tracce due e tre. Everything tatted l’avevamo già sentita e già sapevamo cosa aspettarci: un banger dall’energia alta, con i due che rappano senza sosta su un beat che non lascia spazio alla riflessione. Subito dopo arriva MPH, che è probabilmente il pezzo più riuscito dell’intero progetto. Il back to back funziona, i due sembrano davvero a proprio agio in questo territorio, e per qualche minuto il mixtape prende una direzione precisa e convincente.

Peccato che duri poco.

La parte melodica: gradevole, ma anonima

Fill my pockets, girl next door, stoned e passport rappresentano la faccia più morbida del disco. Pezzi costruiti attorno a hook che scorrono, produzioni pulite, qualche momento di leggerezza che non pesa. Non è materiale che fa alzare le sopracciglia in senso negativo, ma non è nemmeno materiale che ti fa tornare a premere play. Sono tracce che esistono, fanno il loro lavoro da ascolto passivo, e poi svaniscono.

Grind everyday e fiberglass chiudono il disco senza aggiungere molto. Fiberglass in particolare lascia una sensazione di incompiuto, come se il progetto si chiudesse senza un vero colpo di coda.

Il punto non è che MGK e Wiz Khalifa abbiano fatto un brutto disco. Non è così. Il punto è che entrambi, nel corso delle loro carriere, hanno dimostrato di saper fare cose ben più interessanti, e in direzioni molto diverse tra loro. MGK ha attraversato il pop punk, il rap più aggressivo, momenti genuinamente introspettivi. Wiz ha costruito un’identità stilistica riconoscibile e coerente, e nel 2026 è stato tra gli artisti più prolifici della scena, con una serie di uscite che dimostrano che non ha perso il ritmo. Tra i progetti di quest’anno figurano già Khaotic, la colonna sonora di Moses the Black, Girls Love Horses e il doppio album con Curren$y per la Roofless Records.

Blog era boyz non è il disco che rappresenta il meglio di nessuno dei due. È un progetto che nasce in un contesto preciso — i due sono attualmente insieme sul palco per il Lost Americana Tour — e che ha tutta l’aria di essere stato costruito con quella logica: qualcosa di fresco da suonare live, un oggetto musicale che accompagna il tour senza la pretesa di essere un capitolo fondamentale delle loro discografie.

Il richiamo alla blog era? Non pervenuto in Blog era boyz di Wiz Khalifa e MGK

C’è però una questione che vale la pena sollevare e riguarda proprio il titolo. Blog era boyz promette un ritorno a quell’epoca specifica del rap, i mixtape scaricati da DatPiff, la cultura dei blog, l’energia di due artisti che stavano emergendo e che non avevano niente da perdere. Quella promessa, almeno al primo ascolto, rimane disattesa. Non c’è la ruvidezza di quel periodo, non c’è quella sensazione di urgenza. C’è un disco curato, prodotto bene, accessibile, ma distante anni luce dallo spirito che dovrebbe evocare.

Blog era boyz è un ascolto piacevole per chi ama entrambi gli artisti e non si aspetta miracoli. Per tutti gli altri, i migliori tre minuti che il disco offre sono probabilmente MPH. Partite da lì.