Disco Dell’Anno: Sandro Su e Antares Color tornano con un lavoro preciso e senza fronzoli

Sandro Su e Antares Color 1

Ci sono dischi che arrivano e si presentano da soli. Disco dell’anno — disponibile dal 15 maggio su tutte le piattaforme e in vinile — è uno di quelli. Il titolo è una dichiarazione che si smonta mentre la leggi: non è arroganza, è una domanda travestita da risposta. Nel momento in cui qualcosa viene proclamato “il migliore”, il sistema che dovrebbe certificarlo inizia a vacillare. Sandro Su e Antares Color lo sanno, e ci costruiscono attorno un intero disco.

Sandro Su e Antares Color ci regalano un Disco Dell’Anno che non si vuole ritenere tale

Disco Dell’Anno è rap maturo nel senso più concreto del termine: non “maturo” come eufemismo per lento o noioso, ma rap che sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo. Basico — nel senso buono — e fatto bene.

Antares Color firma l’intera produzione e il suo approccio si sente. Il background nel turntablism emerge in un lavoro che alterna semplicità e complessità, spazi e silenzi trattati come elementi compositivi a tutti gli effetti. Non è un suono che punta all’impatto immediato. È un suono che vuole essere ancora lì al terzo ascolto, e lo è.

Il disco si muove su due registri sonori ben distinti. Da un lato beat più classici, con Lividi come esempio tra i migliori: il tipo di strumentale che sa di cose fatte bene, con quella qualità quasi atemporale che certi produttori inseguono per anni senza trovarla. Dall’altro, momenti più sperimentali come Amore Ciao, dove il mood si fa più incerto, meno definito, e il risultato funziona proprio per questo.

Una delle decisioni più interessanti del disco è mettere una traccia chiamata Outro In Anticipo a metà scaletta. Non è una trovata fine a sé stessa. Il brano ha il mood, l’energia e la funzione di una chiusura — di un disco, ma anche di qualcosa di più grande — e piazzarla nel mezzo crea un cortocircuito preciso. Ascolti qualcosa che suona come un commiato mentre il disco ha ancora molto da dire. È il tipo di scelta strutturale che distingue un progetto pensato da una raccolta di canzoni.

Il videoclip del brano, diretto da Fulvio Sabia, segue la stessa logica: bianco e nero, minimalismo totale, Sandro Su in playback tra luci e ombre. Nessuna scenografia, nessuna narrazione esterna. Solo la performance.

Le collaborazioni: poche, necessarie, e Toni Zeno non delude mai

Su tredici tracce, solo due featuring. Nick C è una presenza consolidata nell’orbita di Sandro Su, una continuità che si sente senza bisogno di spiegazioni. Toni Zeno è l’altro nome, e merita una menzione a parte.

Toni Zeno è uno di quei rapper che non fa il compitino. Qualunque sia il disco che lo chiama, qualunque sia il contesto, lui porta strofe di livello alto — non si risparmia, non si adagia sul nome dell’artista che lo ospita, non si limita a riempire lo spazio. È una costante che chi segue il rap italiano conosce bene, e anche qui la conferma arriva puntuale.

Per chi vuole il disco in mano, il vinile è in preorder dal 22 maggio: 100 copie numerate a mano, 180 grammi, incisione DMM, cover serigrafica con poster autografato incluso. Numeri piccoli, formato curato. Info qui.

Per chi lo vuole semplicemente ascoltare, trova Disco Dell’Anno di Sandro Su e Antares Color anche di seguito: