Mario Rossi Fa Rap pubblica Esigenze Produttive: un EP conscious che ribalta la retorica del successo

03 Mario Rossi Fa Rap (foto di Stefano Santini)
foto di Stefano Santini

Arriva oggi su tutte le piattaforme Esigenze Produttive, il nuovo EP di Mario Rossi Fa Rap, progetto guidato da Michele Benetti. Sei tracce che si muovono in territorio conscious e che mettono subito in chiaro una cosa: qui non si gioca a fare i vincenti, ma si prova a raccontare cosa significa stare dall’altra parte.

Le Esigenze Produttive di un Mario Rossi (non proprio) qualunque che Fa Rap

Dopo gli estratti delle scorse settimane, Bravo Bravo Bravo e Il Problema, il progetto prende forma completa con un impianto sonoro costruito insieme alla band che accompagna Michele Benetti da tempo. Il risultato è un lavoro compatto, dove il rap si intreccia con una componente strumentale organica, coerente con il tono riflessivo dei testi.

Il cuore di Esigenze Produttive sta tutto nel suo titolo: un’espressione che tiene insieme due tensioni opposte. Da un lato le logiche del lavoro e della produttività imposte dall’esterno, dall’altro il bisogno personale di creare, anche quando il contesto non lo permette davvero.

Dentro queste sei tracce si sviluppa un discorso lucido sulla condizione giovanile contemporanea. Si passa dalla critica al mito del merito alla frustrazione di una gioventù senza futuro , fino al senso di inadeguatezza che nasce dal confronto continuo con standard irraggiungibili. Non manca una riflessione sul dibattito pubblico, sempre più svuotato e trasformato in competizione sterile, così come sul rapporto tra individuo e collettività.

Ma il punto più interessante è il ribaltamento della narrativa tipica del rap: niente autocelebrazione, niente posture da numero uno. Mario Rossi Fa Rap sceglie di stare tra “gli sconfitti”, rivendicando una dimensione di normalità che raramente trova spazio nel genere. È una presa di posizione precisa, che si traduce in una scrittura diretta e consapevole.

A livello musicale, la direzione artistica beneficia anche del contributo di Luke Beats, figura vicina ad un signor Artista come Willie Peyote, che aiuta a dare coerenza a un sound capace di sostenere il peso tematico del progetto senza appesantirlo.

Il risultato è un EP che non cerca scorciatoie e che si inserisce in quella linea di rap italiano più attenta al contenuto che alla performance.

Track by track dell’EP

Per approfondire al meglio un progetto originale come quello di cui vi stiamo parlando oggi, abbiamo il racconto traccia per traccia fatto direttamente da Mario Rossi Fa Rap:

1. “BRAVO BRAVO BRAVO” – Dalla frustrazione alla consapevolezza

L’EP si apre con un brano di impatto che ne introduce i temi principali. “BRAVO BRAVO BRAVO” è un grido di frustrazione di chi si ritrova a sacrificare ciò per cui vale la pena vivere sull’altare della retorica del lavoro e del sacrificio. L’idea che il lavoro rappresenti un ostacolo alla propria realizzazione e che sia fonte di ineguaglianza sociale è una delle critiche principali del brano, che pone le basi del percorso dell’EP. La cultura del lavoro viene attaccata in maniera molto esplicita, mettendo a nudo paradossi e ingiustizie che abbiamo normalizzato. La critica viene mossa anche verso l’illusione e il mito del merito e tutti i “bravo” che ci si sente dire solo se si è produttivi e a disposizione del sistema. Un tema che tornerà spesso nell’EP.

2. “GALIMBERTI” – Dalla rabbia alla speranza nella protesta

Dopo lo sfogo iniziale, la critica sociale entra nel merito della condizione giovanile e dell’incertezza verso il futuro. Qui il discorso si allarga, da un disagio individuale, a un’attualità collettiva in cui le prospettive si fanno sempre più preoccupanti tra crisi climatiche e belliche, valore d’acquisto sempre più basso e disuguaglianze sociali. Il focus non è più sull’individuo ma su un’intera generazione e l’eredità con cui dovrà fare i conti. È da questa consapevolezza che emerge anche un punto di vista più fiducioso verso una generazione che ha ritrovato la voglia di scendere in piazza e di interessarsi alla politica. Per questo nel ritornello, con vena ironica, si cita Umberto Galimberti, filosofo teorizzatore del nichilismo giovanile: “credo ancora nel futuro e Galimberti muto”.

3. “IL PROBLEMA” – Lo scontro con la realtà del dibattito pubblico

Ma questa consapevolezza politica deve fare i conti con il dibattito pubblico del “paese reale” rappresentato dalla giungla della sezione commenti dei social network che riduce ogni ragionamento costruttivo a un banale gioco delle parti. Una realtà analizzata con ironia sottolineando come nessuno sia davvero disposto a mettere in discussione sé stesso e le proprie idee e in cui tutti indicano il problema senza considerare di farne parte. Tutte le critiche al sistema culturale si riflettono allo stesso modo nel dialogo collettivo che si riduce a pura competizione in cui l’approccio distruttivo non mira a trovare soluzioni o alternative ma semplicemente a sopraffare gli altri dimostrando di avere ragione, con conseguenze pericolose che si riflettono nella politica.

4. “LA MACCHINA” – La routine soffocante e il mito del successo

Dopo il fallimento del confronto, si torna catapultati nella quotidianità con un brano molto descrittivo. La macchina racconta l’alienazione della routine attraverso l’immagine del traffico mattutino: una processione quasi religiosa fatta di persone accomunate dalla stessa frustrazione odio verso il posto di lavoro che, però, hanno molta fretta di raggiungere. Subentra anche un secondo livello di lettura: l’auto come rappresentazione di successo, status symbol che tutti desiderano e che il mondo del rap e della trap ha spesso esaltato come simbolo di riscatto. Qui invece la visione viene ribaltata e l’automobile diventa la gabbia da cui liberarsi: piuttosto di sognare di avere una bella macchina, meglio sognare una vita in cui non ho bisogno di averla.

5. “IL MINDSET” – La rinuncia alla competizione

Ed è proprio l’auspicio di sapersi accontentare la chiave di lettura che si propone nel pezzo successivo: “IL MINDSET“. Questo cambio di paradigma si percepisce fin dall’inizio con un sound meno frenetico e più morbido. La consapevolezza di non essere tagliato per la competizione spietata della società in cui vive, consegna all’autore la chiave per uscire dai meccanismi tossici che è stato sempre costretto a subire in una corsa a cui non ci si rende nemmeno conto di partecipare. Questa presa di coscienza include anche il sapere che, se non si è disposti ad uccidere (in senso figurato), non si avrà vita facile in un mondo iper-competitivo. Il ritornello richiama ironicamente il concetto di mindset, tanto caro ai guru del successo, prendendone le distanze e rifiutandosi di abbracciare la cultura della performance.

6. “MARIO ROSSI (999) – Il dilemma finale

L’EP si chiude con un brano che rappresenta la sintesi perfetta dei temi trattati in “ESIGENZE PRODUTTIVE” e dell’identità stessa del progetto Mario Rossi Fa Rap. “MARIO ROSSI (999)” ha un messaggio chiaro: rivendicare la propria appartenenza agli sconfitti, a chi non ce l’ha fatta. Mario Rossi è l’ennesimo “nessuno” che ci ha provato e che si ritrova ad analizzare un’altra sconfitta. Uno di quei novecentonovantanove che, citando Morandi, non ce la faranno. E va bene così. In questo senso il brano è il più importante dell’EP perché riassume l’essenza dell’intero progetto Mario Rossi Fa Rap che, a partire dal nome, vuole celebrare la normalità in contrapposizione all’eccezione. In un mondo come quello del rap in cui tutto ruota attorno all’auto affermazione e all’essere il numero 1, Mario Rossi ribalta la prospettiva abbracciando la propria sconfitta. Il brano rifiuta il mito del merito e accusa un sistema colpevole di guardare solo l’arrivo e non l’intera gara, ignorando quanto il punto di partenza sia diverso per ognuno. In un contesto che basa il giudizio su valori di risultato assoluti, colpevolizzando chi non riesce ad attenersi agli standard, non si può sperare di ricevere gratificazione e bisogna focalizzarsi su sé stessi e sul proprio percorso senza fretta. È proprio il tempo (tema ricorrente nell’EP) a dettare le regole in questo gioco: la pressione costante di arrivare per ultimi ed essere troppo lenti rispetto agli altri è il rumore di fondo che ci accompagna in ogni contesto. Il finale del brano riassume tutto il percorso dell’EP in un dilemma definitivo, sospeso e irrisolvibile. Un bivio che riguarda tutte e tutti noi, che parla della musica, del lavoro e di tutta la nostra vita. Da una parte la lotta continua ed esasperante per inseguire le proprie aspirazioni, dall’altra la resa al proprio dovere nella società, a una vita tranquilla ma con un retrogusto di rimpianto. “Vuoi investire nei tuoi sogni o vuoi morire Mario Rossi?