Cultura oltre le barre: letteratura e rap s’intrecciano

Murubutu Claver Gold

“Per me l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve”:  con queste poche parole, Umberto Eco annota nelle nostre menti il significato della parola “cultura”. Allontanandoci dal monastero di Adso da Melk, ai nostri occhi la conoscenza non appare più un viaggio giocoso. Cosa succede quando ogni passo nel mondo della conoscenza viene scandito da kick e snare? Si alza il sipario, ma non ci troviamo nel Globe a cielo aperto di Kid Yugi. Ogni barra, invece, sembra risuonare al di là della Selva Oscura. Può la musica rap essere la caravella che fa viaggiare le nostre menti? Per saperlo, lasciamo il nostro porto sicuro.

Murubutu e Claver Gold: rime verso l’Inferno

Cuffiette nelle orecchie, cappuccio alzato e sguardo fisso davanti a noi, mentre il beat fa viaggiare la mente. Come nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, ascoltiamo il tormento dietro ogni riga. Stavolta, l’interlocutore per eccellenza è la strada. Nello spazio tra la letteratura e la vita, s’insinua la musica. L’artista sarà quindi un moderno aedo, mentre il vento sibila tra le “Vite segrete della città. Ora ci accompagna tra i vicoli, per poi ammonirci serio: spogliatevi d’ogni speranza o voi ch’entrate. 

Caronteattraversando l’acqua bruna dell’Acheronte. Tra anime e dannati, ci ritroviamo ad assistere alla tragica storia di Pier (Delle Vigne)vittima di parole dalla mole gigante. Nel mito dantesco, riecheggia lo specchio di una quotidianità che potrebbe essere la nostra. Attraversato ogni girone, tra amanti condannati e tragiche biografie, arriviamo alla fine:

E quindi uscimmo a riveder le stelle…

Tra beat, letteratura e versi

Sarò punito per millenni, a stare senza verbi (Ah, ehi)

Ed io finito in questi inferni senza versi, lemmi e termini

Le parole, si sa, hanno uno strano potere. Distruggono, ma al tempo stesso sono in grado di creare. Murubutu e Claver Gold, con questo album, scelgono di vestire i panni di architetti, usando le barre come scalpello. Verso dopo verso, costruiscono un immenso ponte che ci permette di immergerci in un mondo fatto d’inchiostro e citazioni. Letteratura e rap, due termini che, inseriti nella stessa frase, suonano come un buffo ossimoro.

Eppure, come Emilio Brentani, possiamo ritrovarci assorbiti da quella musica che risuona nelle nostre cuffiette. Moderno Zeno, anche le strofe di Claver Gold diventano il punto d’unione in questa letteraturap. Sotto beat cupi, ogni pezzo diventa un flusso di coscienza, riflesso di una vita in gabbia, come capinere, facendo eco alle sue parole in Malastrada.

Il viaggio nell’Inferno dantesco continua tutt’oggi. Ogni verso sembra ricordarci la monotona routine che viviamo ogni giorno. Tra le pieghe di ogni istante, s’insinua questa cultura a tempo d’hip-hop. Strappiamo le pagine e riponiamo la penna sulla scrivania. Ciò che resta sono parole scandite dietro un microfono.

Letteratura e musica continuano a intrecciarsi, dentro quattro mura solitarie. Non siamo più nell’abbazia di Eco ma chiusi in un vecchio studio, tra note e rime. Parliamo di un rap complesso, che ci rende protagonisti di uno di quei vecchi romanzi ingialliti. Qui facciamo i conti con la tragica legge del contrappasso. Ora eccoci ad ascoltare un lungo flusso di pensieri, come se Zeno Cosini avesse trovato voce con un microfono.

Anche tutt’oggi,  la cultura continua a vivere. Non è più (solo) un libro usurato, riposto nel polveroso antro di una vecchia biblioteca. Con le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo rivolto davanti a noi, una lenta melodia risale. Ed eccoci viaggiare, ancora una volta con la mente. Prima ci troviamo nell’inferno dantesco, solitari. Chiudendo gli occhi, invece, sentiamo piovere, e ogni goccia ha un suo tocco e una nota diversa.

I libri erano qualcosa di speciale, qualcosa di davvero speciale. Leggevo molte pagine ad alta voce e mi piaceva il suono delle parole, il loro linguaggio.