Per il trentennale del primo capitolo nel 1995 e a cinque anni dalla pubblicazione del secondo, AZ rende finalmente pubblico il terzo e conclusivo atto di Doe or Die, ispirandosi a sonorità e temi degli esordi.
Doe or Die 3: la legacy di AZ
A distanza di trent’anni, AZ vuole chiudere il cerchio con l’ultimo atto di una serie che lo ha visto, come ci confessa lui stesso, superare le decadi e le evoluzioni profonde che hanno trasformato l’hip-hop: “Doe or Die parte dal desiderio di Hip-Hop che sentivo nel 1995, trent’anni fa“, racconta il rapper, “Nonostante tutte le difficoltà, non solo ho superato la prova del tempo ma, con umiltà, ho alzato l’asticella davvero in alto. Entrare in contatto con la Mass Appeal, col mio amico di sempre Nas, è stato un vero scossone, dal momento che possiamo fare affari come uomini senza i limiti di quando eravamo più giovani”
Oltre al già menzionato Nas, l’album vede la partecipazione di Jadakiss, Mumu Fresh e Amar Noir e alla produzione nomi come Buckwild, Large Professor e Statik Selektah.
La connessione con Mass Appeal è più coerente che mai, non solo per l’intesa sempre vincente con l’autore di Illmatic, ma anche per continuare idealmente la serie Legends Has It dedicata alla celebrazione dell’hip-hop newyorkese: il flow dell’MC di Brooklyn è freschissimo e la produzione è puro boom-bap anni novanta, ricco di sample jazz, riff di pianoforte e tastiere, con qualche accenno improvvisato di sassofono.
Tra i momenti salienti troviamo Uniqueness, dove l’MC dà prova di straordinaria abilità stilistica e concettuale, mischiando tematiche legate alla fragilità col ricordo delle proprie origini più lontane:
Stare closer, see the tears on my shoulders, distillin’
Lost feelings, need therapy for the healin’
From what I see I could never be a civilian
When touchin’ them millions, who to trust?
Fooling with lust’ll have you doing everything but never doing enough
Just flew to the cut, first Ghana then Botswana
It’s a lot to ponder, traveled back right after Kwanzaa
E ancora, nella seconda strofa, intreccia i tempi della strada con quelli della poesia:
Correlate with crime, most my kind is deceased
Rhyme for the streets, never those that line up they peeps
Just the ones who will is weak and thirst knowledge and seek
We civil, read through riddles, court cases lead to acquittals
Hip-hop: voci di speranza e sguardi disincantati
In Surprise, AZ e Nas si intendono alla perfezione: il primo sostiene di non aver bisogno di munili appariscenti ma solo del suo talento artistico per impressionare: alcune sequenze di rime interne “ostinate” e intelligenti parlano da sole. Il secondo, invece, confessa come l’hip-hop gli abbia salvato la vita, e la possa salvare a tanta più gente quanto più numerosi sono gli artisti rispetto agli hustlers.
Decisamente impattante il primo verso della seconda traccia del disco, intitolata No Need For Lactose, dove emerge uno scenario desolato, popolato da contraddizioni rese vivide da immagini discrepanti. Qui il cinismo, attraverso la nitidezza della penna di AZ, si fa ritratto disincantato della realtà circostante:
The projects is a paradox, the Pyrex I rather not
But what else, how I felt with this rap I ain’t have a shot
From havin’ spots this lead to havin’ blocks that lead
To McLaren drops that lead to havin’ opps indeed
When bodies drop they bleed, nobody stops to see
What was once a playground now is just a spot to pee
Possibly it’s just us, hypocrisy is a must
Buon ascolto!


