Kid Yugi, anche dopo la morte gli eroi hanno qualcosa da dire

Kid Yugi
Foto di Alessio mariano

Kid Yugi, dopo aver celebrato il funerale dell’eroe di cui ci parla nel suo ultimo album Anche gli Eroi Muoiono, fa un passo avanti e ricostruisce la sua narrazione postuma nella nuova deluxe Post Mortem.

Il concept dietro ai cinque brani aggiuntivi che ampliano il progetto uscito a gennaio, che ci calava nell’immaginario dell’eroe, spesso antieroe, che Yugi descrive, è che sono il discorso pronunciato dal protagonista dopo essere morto.

Anche gli Eroi Muoiono Post Mortem di Kid Yugi: il racconto dell’eroe dopo la morte

Kid Yugi ripercorre così le cinque fasi che lo hanno portato ad essere la figura, spesso ambivalente, di cui abbiamo già ascoltato il pensiero nell’album.

La deluxe inizia in medias res, con il racconto della battaglia in cui probabilmente l’eroe è morto, riprendendo il concetto di guerra che dà il nome in greco alla traccia stessa, ossia Stratos. Questa funge proprio da punto di partenza per il suo dialogo post mortem, infatti il racconto della battaglia per cui si è immolato appartiene non a quello di una guerra epica idealizzata, ma a quello di una guerriglia, anche caotica, che si schiera contro il potere convenzionale.

È così che, con un parallelismo già richiamato in altri brani, associa la sua battaglia personale alla guerriglia antimperialista afgana, libica o sandinista, tutte caratterizzate dall’uso di strumenti spesso inferiori in potenza ma superiori in astuzia. Anche lo status elogiato da numerosi rapper che si vantano di stilisti e marche viene qui ridicolizzato, in un’atmosfera sovversiva e controcorrente.

La seconda traccia ci riporta invece indietro nell’adolescenza dell’eroe: il racconto di una quotidianità difficile, in cui è dovuto crescere in fretta, ci fa comprendere come si faccia strada in lui un forte senso di frustrazione. Da una parte la sensazione di soffocamento di una realtà che non lo capisce, dall’altra però la paura di crescere con delle prospettive così poco chiare e promettenti, percependo che “il presente è avvilente, e il futuro inquietante”. Come fare quindi a uscirne? La risposta la troviamo nel titolo, è Disobbedire.

Infatti, aprendo il ritornello, 18K ci spiega come “sbagliando ha vinto sempre”: andare contro le aspettative della società lo ha portato a diventare chi davvero si sente di essere. E soprattutto, la disobbedienza si fa ancora più importante quando è necessaria per chi, nel costruirsi il futuro, potenzialmente ha il mondo in mano, ma le opportunità gli vengono negate da un sistema che non funziona.

Tra musica, identità e appartenenza

Una delle tracce più evocative è però sicuramente Sentire la Musica, ovvero una dedica scritta solo per quest’ultima. La traccia si apre con il campionamento di una voce femminile, che pare essere proprio lei, la musica, che viene da subito personificata nella storia della sua crescita.

Tutto inizia con il racconto del silenzio che c’era prima in Yugi, che ovviamente corrisponde anche a un senso di vuoto interiore, e che viene tuttavia colmato non appena inizia a sentirla. Dapprima molto semplice, “senza note come una gran cassa”, è però forte abbastanza da diventare nel tempo la cosa più importante per lui, al cui solo pensiero di perderla trema.

È poi molto interessante ciò che viene chiarito nel ritornello, che in qualche modo ristabilisce un equilibrio, asimmetrico, per cui la musica, nonostante quanto lui dia, sarà sempre di più, essendo sorgente artistica di ciò che poi lui conseguentemente crea. Ne descrive i vari generi, quasi fossero le sfaccettature di un’unica personalità, quella della sua musa, “della sua musica”, nella traccia che più di tutte riapre la parentesi sentimentale introdotta dall’ultimo album.

La scena pugliese viene invece valorizzata dal brano posse presente, che non a caso si chiama Puglia Crime. Gli otto artisti della regione che si alternano sono Rrari dal Tacco, Yugi, Young Hash, Dariè Baby, Lil Parta, Scaccia, 9×21 e LB Gang. La canzone sembra quasi essere più un esercizio di stile, che ci tiene a evocare un immaginario tipico in primis di Kid Yugi quando parla della sua terra, fatto di armi, droghe, donne, famiglia e attitudine antisistema.

Un epilogo tra introspezione e atmosfere epiche

L’outro della deluxe, Il mio posto nel Mondo è una riflessione finale che l’eroe, ormai morto, si sente di fare. Dove collocarsi? Il continuo cercare di definirsi in vita, di capire se sta dalla parte del buono o del cattivo, se è “il debole o il colosso”, finisce in realtà con l’immobilizzarlo.

Non è nessuno di loro, perché il suo percorso non è riconducibile a quello ideale di “una scia d’inchiostro o di sangue”: è il semplice esito del suo percorso di vita, così personale e dunque difficilmente categorizzabile. Il discorso è ampliabile a un’analisi sociale: il fatto che si sia scelto di imporre “un solo inferno” piuttosto che “mille paradisi” ci fa riflettere su come, invece di accettare più posizioni differenti e sfumate, che possono tuttavia coesistere, si cerchi di incasellare tutto, portando inevitabilmente a uno scontro. Il featuring di Guè ci fornisce una sua particolare visione di che posto occupa nel mondo, e come da suo tipico immaginario, è un posto controverso e spesso contorto.

Per quanto riguarda le basi, che vedono il contributo di numerosi producer tra cui Depha, sono una continuazione organica del resto dell’album: nell’intro e nell’outro soprattutto, l’atmosfera epica è resa dai cori, mentre il resto delle produzioni rimangono volutamente in secondo piano rispetto al testo. Le batterie, il pianoforte e le chitarre, difatti, forniscono una base completa e tuttavia piuttosto essenziale, che resta sullo sfondo delle immagini che Yugi, da bravo liricista, dipinge con le sue parole.

Questa deluxe prende quindi la direzione di ampliare, da un’angolazione differente e complementare, un discorso iniziato con l’album. Funziona perché, oltre ad incuriosire l’ascoltatore con il concept stesso, così peculiare e coerente, ci offre molteplici spunti di riflessione che ci fanno ritornare al Kid Yugi più profondo ed espressivo, che scrive per trattare di tematiche complesse e difficilmente spiegabili se non con metafore. 

La deluxe Post Mortem quindi non stravolge l’architettura dell’album di Kid Yugi, ma ne sposta il focus, creando una sorta di sequel a quello che potremmo identificare come il filone narrativo principale.