Recoechi pubblica Act 2: Body of God, un lavoro ispiratissimo in cui convergono storytelling e fede, introspezione e crescita personale.
Act 2: Body of God – Recoechi tra crescita e fede
L’MC del South Side di Chicago apre il progetto con THE BODY OF GOD, come a mettere subito in evidenza quale sarà il tema centrale dell’album: una voce femminile, infatti, recita come la vita debba essere vissuta lasciando spazio alle sue metamorfosi, al divenire, senza mai perdere di vista l’eternità, il divino che dimora in noi. Recoechi parte da qui, accompagnato da un cinematico andante d’archi.
Nel primo verso di SI BUENO / ON BRO, con Mike DFG e Saba, l’attenzione viene spostata sulle difficoltà dell’ambiente urbano, dove il blues non può trovare spazio, la polizia e il reverendo sono figure opache e diafane che spingono il narratore a contare sulla sua arte e sulla bellezza divina che alberga in lui:
Like the police in our city
We can never drop the blues
Forever set growth and development
Used to go see the reverend
Till I found God in melanin
My mama was struggling
With cashes I dropped out of classes
And then start rapping perfecting craftsman
Then became a blacksmith
Una biografia segnata da riferimenti evangelici
Scorrendo la tracklist, emergono tre brani che fanno riferimento diretto a versetti tratti dal Vangelo. Il primo è I NEED IT ALL (MARK 11: 24), che rimanda alle parole di Marco: “Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà“. L’artista si annuncia come predicatore in grado di parlare direttamente alla sua gente ricucendo i cocci logori delle anime. Paradossalmente rispetto alla forma del titolo, l’arte dell’MCing non necessita di alcuna mediazione, tantomeno delle Scritture:
I spit shit spirit levitate I
Just get em high just like the preacher
When he preaching
Ain’t no lectures I’m just teaching
Knitting lines thats sewing souls
Il secondo è DEAD AND ALIVE (LUKE 15: 32), in dialogo con la profondità della penna di Hanumankind. Laddove Luca scrive: “ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato“, Recoechi fa eco in apertura confessando la necessità di essere perdonato. Tuttavia, l’MC rivendica con forza la dimensione ineluttabile del trauma, la drammaticità della crescita in ambienti inospitali:
Father God forgive me again
Here I go again confessing
To you all my sins
I slipped in flesh again
What a catastrophe
My people from a distance
Imprisoned by my trauma
Every black and brown
Shorty raised in the trenches
Cosa resta da fare?
Dopo la ricchezza di soul di OSIRUS, con Malik Jewelz, RHOME e Young(In), la chiusura dell’album è affidata a JOHN 6: 28, con VIC MENSA e Naira Bills, con uno stile più conversazionale e un beat più improvvisato e meno tagliente dei precedenti due brani omologhi. Giovanni pone lo stesso interrogativo che Recoechi si potrebbe porre al termine dell’album: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?“.
Forse la risposta si può trovare in WHEN GOD SAVES GANGSTAS, dove a prendersi la scena è il poeta spoken word J. Ivy, con un recitativo pazzesco sulla necessità di lottare per i propri propositi e di elevare la propria condizione spirituale. Una vera e propria performace creativa, che raccoglie toni e temi dimessi dela primo verso dell’MC di Chicago per reindirizzarli in nuove, sorprendenti strade. La traccia è un gioiello incredibile anche per la produzione, partendo da alcuni accordi jazz morbidi e trasognanti, per farsi progressivamente trionfo gospel.
Act 2: Body of God certifica Recoechi come MC di grande carisma, riuscendo a dare spazio e corpo alla propria urgenza di trasmettere un messaggio forte alla propria gente, confrontandosi con la fede e il proprio vissuto su strumentali originali e significative.
Buon ascolto!


