Summer’s Eve: il nuovo singolo di Boldy James e Nicholas Craven

nicholas craven boldy james

Dopo un 2025 che li ha visti insieme con i due progetti Late To My Own Funeral e Criminally Attached, e quest’anno con Salvation For The Wicked in collaborazione con Ransom, Boldy James e Nicholas Craven si confermano col singolo Summer’s Eve una delle coppie più autentiche e meglio navigate degli ultimissimi anni, preannunciando un altro lavoro davvero interessante.

Boldy James, Nicholas Craven e la dura realtà narrata in Summer’s Eve

Ascoltando Summer’s Eve non si può non rimanere colpiti dal contrasto, tipico dell’estetica di Griselda, tra la durezza dei testi e dei temi trattati da James e il campionamento vocale soul alzato d’intonazione e accelerato di Craven, unito a una sezione ritmica più rallentata e rilassata. Questa tensione permette all’MC di Detroit e al producer di Montréal di esaltare le proprie arti senza perdere di vista la coerenza artistica neanche per un secondo.

Il verso di apertura è decisamente claustrofobico, dal momento che non sembra esserci spazio per agire liberamente in un mondo in cui ogni medaglia che brilla ha un rovescio molto più inquietante, pesante. Non esiste, di fatto, uno spazio di umanità autentica dove non c’è comunità:

It’s crazy but those closest to you be your biggest haters
In the same breath it’ll force you to get some paper
Shit be janky when your biggest supporter is a stranger
Makin’ the most of these one-sided relationships
My so-called friends the onеs who plot on me the most

Questo presupposto porta il narratore a chiedersi se, forse, non possa trovare forza in una realtà che trascenda questo orizzonte maleodorante. Un’invocazione espressa e resa nella sua drammaticità grazie al ricorso all’anafora:

Or what else I’m gon’ hear?
Or what else they gon’ say?
‘Bout what else that they done did, left it all in God’s hands
Ain’t no man that I fear

La chiusura del secondo verso è particolarmente suggestiva, con l’MC che si chiede come sia stato possibile per lui padroneggiare l’arte della rima, in un contesto così deleterio da essere espresso proprio nelle due barre che racchiudono questo pensiero. Una fugacissima ginestra, ma destinata a marcire ancor prima di sbocciare:

Food fightin’, gotta move right, I can’t go back to jail
At night, I wonder sometimes how I come up with the rhymes
And all these thoughts in my head, some corrupted my mind

Buon ascolto!