Anatomia Di Uno Schianto Prolungato di Willie Peyote è fuori ora

Willie Peyote

Si può rimanere rilevanti dopo tanti anni di carriera? Come si fa, dopo nove dischi, a trasmettere ancora la propria visione con un’eleganza disarmante? Willie Peyote ce lo insegna in Anatomia di uno schianto prolungato, il suo ultimissimo progetto.

Willie Peyote lo ha fatto ancora: Anatomia di uno schianto prolungato crea una voragine a suon di barre e funk (ma non solo)

A concludere il documentario su Willie, Elegia Sabadua, era stato proprio lo spoiler del primo pezzo del disco: In cerca di uno schianto. Uno dei brani che maggiormente riconferma l’importanza di una penna come quella del Peyote. Il mondo intorno a noi sta collassando, crollando sotto il peso delle sue bugie, incertezze, perversioni. Lo schianto è lento, graduale, ma terribilmente inevitabile: il contributo della musica è quello di analizzare questo schianto, sviscerandolo con una visione quasi a raggi x, anatomica appunto.

E qui arriva il primo grande punto a favore di questo progetto. La musica di Willie Peyote rimane impegnata, per natura stessa dell’artista. In tanti anni di carriera è rimasto sempre cronista della realtà intorno a lui e, come accennavamo parlando delle date del tour, non vedevamo l’ora di sentire l’opinione cinica e spietata del rapper di Torino sui nuovi scottanti temi di attualità.

Scrive in questa intro (avvalorata dal campione di Tutti i miei sbagli dei Subsonica):

La propaganda è uno scam e il presidente è un pagliaccio
Perché schiavo della lobby che lo tiene in ostaggio
Questi gridano presente mentre alzano il braccio
Cronache di una caduta che non ha un atterraggio

La caduta è sicuramente morale, dei valori, della politica ma, come si evince da varie tracce, c’è il bisogno di dare conto alla nostra caduta interiore: quella che Willie ha testimoniato tante volte nel corso del tempo, toccando anche temi molto delicati. Anatomia di uno schianto prolungato dà spazio ad alcune questioni che vengono già affrontate nel documentario: il timore di non essere più considerati, il bisogno di indossare maschere, la paura di perdere chi si ama.

Nel pungentissimo brano conclusivo, Preferisco non sapere, afferma:

Era tutto bello e io mi sono fatto prendere la mano
Di solito a scappare son più bravo
E invece a questo giro tu mi hai preso alla sprovvista
Fortuna che domani alle 5 c’ho l’analista
Per non rischiare di sembrare narcisista
Sono sembrato scemo e infatti chi t’ha più vista

Mood da cinema anni 90′: Anatomia di uno schianto prolungato è un viaggio sonoro

Un ulteriore dettaglio che ci ha colpito è stata la dinamicità del disco. Un album itinerante, ambientato a Milano, Roma, Torino, nella Riviera Romagnola. E il mood sonoro ed estetico è andato di conseguenza, variando e ramificandosi tenendo come costante (quasi) fissa il sound rap e funk.

Un enorme big up per tutta la squadra di musicisti che Willie ha chiamato per la realizzazione di questa colonna sonora, che ha visto la partecipazione attiva anche degli stessi Subsonica, padri artistici del rapper: ogni strumentale del disco suona alla grande, da quelle più minime come in Burrasca alle più complesse come in Air B&B (feat. Jekesa).

Se quello che mancava in Iodegradabile Pornostalgia era una coesione forte tra le tracce (a detta di Willie, figlia della difficile collaborazione nella squadra), qui troviamo l’esatto opposto: un viaggio, varie tappe collegate tra loro che non cadono nella monotonia ma che, anzi, ci comunicano enorme spirito di inventiva. Un pezzo magico come Che caldo fa a testaccio con Noemi ne è una prova.

Un brano dal flow fortissimo, in cui il rap si sposa con il pop versatile e incalzante di Noemi: il risultato sono due artisti, molto diversi fra loro, ma che surfano insieme in un’atmosfera pungentissima, andando in completa armonia. Il tutto ricorda tantissimo la musica di Willie del periodo 2016-2017, tremendamente contagiosa, per mood e testo:

È come a scuola non vedevo la lavagna senza occhiali
Ma la prof pensava che non stessi attento
E poi quando ho scoperto che ero miope ero allo stadio
Perché in fondo il posto giusto non è quello più scontato

Anche il terzo feat (di fatto il primo in ordine di scaletta) si sposa molto bene con l’economia del progetto. Brunori Sas e Willie Peyote in Mi arrendo fanno la loro figura, anche considerando la caratura artistica di entrambi. Per quanto diversi, i due sono impegnati da sempre nel trasmettere la loro visione, oltre che il loro amore sconsiderato per la musica.

Interessante che i nomi degli ospiti siano pochi (ormai una controtendenza) e soprattutto non rap. L’ultima collaborazione rap su un disco di Willie risale al 2022, con Jake la Furia e Speranza in I soldi non esistono. E questo ci può far pensare.

Innanzitutto al fatto che Willie sia sempre riuscito a mantenere una forte identità rap, senza omologarsi alla scena e senza esserne dipendente. Ma anche all’idea che la selezione degli ospiti, così come il suo sguardo sulla musica, sia visto come cinico solo perché molto razionale. Willie ha scelto solo artisti con cui sapeva di poter far nascere qualcosa di bello e orecchiabile. E questo è un atteggiamento che molti mettono da parte, per rincorrere la hit del momento che al suo interno rimane apatica, insapore.

Il miglior disco di Willie degli ultimi anni?

In definitiva, Anatomia di uno schianto prolungato dimostra ancora una volta quanto Willie Peyote sia riuscito a costruire un’identità precisa, credibile e soprattutto duratura nel panorama musicale italiano. Un disco che riesce a essere politico senza risultare retorico, personale senza cadere nell’autocommiserazione e sonoramente ricchissimo senza quasi mai perdere compattezza.

Willie osserva il presente con una lucidità feroce, ma che ormai abbiamo imparato a conoscere: lascia sempre spazio all’ironia, alla vulnerabilità, alla ricerca musicale. Forse è proprio questo il segreto della sua “longevità artistica”: continuare ad evolversi senza mai snaturarsi, senza mai forzare le cose.

E sì, per certi versi siamo davvero davanti al miglior Willie degli ultimi anni. Non vediamo l’ora di sentire live queste tracce che, come ben sappiamo dagli scorsi album, acquisiscono tutto un altro valore se rappate un palco.

Cliccate qui sotto per ascoltare Anatomia di uno schianto prolungato: