Antonovvi, fuori Disgusto. Splendore. C*glione.: il titolo che aspettava da vent’anni

Antonovvi

C’è un titolo che Antonovvi si portava dietro da vent’anni. Non era un appunto su un foglio, non era una bozza abbandonata in qualche cartella: era una definizione che gli era rimasta impressa e che, col tempo, era diventata l’unica possibile per il disco che aveva in testa. Durante un gioco di società, la sorella piccola di un suo amico aveva descritto il rapper ligure con tre parole, senza nominarlo: disgusto, splendore, c*glione. Quella combinazione grottesca e stranamente precisa è rimasta in circolo per due decenni, fino a diventare il titolo del suo nuovo album, disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta indipendente Dichotomic Dreams.

Disgusto. Splendore. C*glione. è composto da 11 brani prodotti interamente da Erma — già stretto collaboratore della Casa Degli Specchi — con una traccia aggiuntiva nella versione fisica e in quella disponibile su YouTube. Agli ospiti hanno partecipato i rapper Blo/B, Tusco, Mefis Depedis e Aarek, oltre alla cantante Chiara Ragnini.

Disgusto. Splendore. C*glione. di Antonovvi: un disco “superficialmente profondo”

Definire questo album è un esercizio che Antonovvi stesso risolve con un ossimoro: “superficialmente profondo e profondamente superficiale”. Non è understatement, è una dichiarazione di metodo. I temi che attraversano il disco — il patriarcato, il rapporto con le donne, la massoneria, la corruzione politica, l’arrivismo, le sostanze — non vengono affrontati con la solennità del pamphlet, ma restituiti attraverso immagini, simboli e figure retoriche. È l’ascoltatore a dover fare il lavoro, se vuole farlo.

Come ci spiega lo stesso Antonovvi:

Ho voluto trasmettere concetti e sensazioni che, a ben vedere, possono far ragionare in maniera profonda, ma al contempo sono raccontati e affrontati in maniera scanzonata, leggera, grottesca e ‘cazzona’

Il risultato è un ritratto corale e distorto di un’umanità di provincia allargata al mondo: il transgender, il party boy, l’ubriacone da bar, le ragazze “libertine”, il massone, il sindaco corrotto, il furbetto del cartellino. Personaggi che popolano i testi con la stessa naturalezza con cui abitano certi angoli di città o certi bar di paese. A differenza dei lavori precedenti, dove dominava l’immaginario rurale della Liguria interna, qui i testi virano su registri più metropolitani, pur senza perdere quella specificità di sguardo che ha sempre contraddistinto il suo rap.

La cultura pop come linguaggio

Ogni titolo dei brani cita un personaggio o un’opera famosa — da Lello Splendor a Red Hot Chili Peppers, passando per Les Miserables e Cloudyo Skyola— come se queste figure fossero abitanti del mondo che Antonovvi ha costruito. Non è una scelta decorativa: è strutturale al suo modo di scrivere.

“I personaggi della TV, della musica e del cinema fanno e hanno sempre fatto parte del mio immaginario. Sono dei compagni di viaggio, e mi viene molto spontaneo utilizzarli come metafore e simboli di ciò che voglio dire e rappresentare”, racconta.

Un approccio che affonda le radici nell’essere cresciuto figlio della televisione — non dei social — e in una fascinazione dichiarata per la cultura pop-trash, che in questo disco trova forse la sua espressione più compiuta.

Musicalmente, Erma costruisce un impianto che parte dall’hip hop classico e underground ma accoglie campionamenti e citazioni sonore agli anni ’80 e al pop in senso lato, scelti in parte dallo stesso Antonovvi. Il disco suona volutamente ibrido, leggero nella forma e denso nella sostanza.

Lo puoi ascoltare al link di seguito: