Il rap a Napoli: alcuni rapper napoletani che hanno fatto la storia

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Un giro nelle principali città italiane che hanno fatto la storia del rap: dopo Bologna e Genova, continuiamo con Napoli, capoluogo della Campania e ricco di storia, anche per quanto riguarda il genere musicale di cui vi parliamo ogni giorno su Rapologia.

Un po’ di storia del rap a Napoli

Per comprendere chi e come ha fatto la storia del rap napoletano, affronteremo di seguito in maniera sintetica i seguenti:

Sfruttate questa serie di articoli come una sorta di bigino, dato che chiaramente la storia non è tutta qui: acquistate i dischi oppure utilizzate Spotify, YouTube e simili per approfondire ancora di più.

Gli anni Novanta del rap a Napoli

Per raccontare Napoli non basterebbe una vita intera, tantomeno un semplice articolo che prova a fare da panoramica generale di chi ha fatto e sta facendo la storia del rap campano.

Se però si vuole iniziare a palare della scena rap e urban di questa città ricchissima di storia è facile partire dai 99 Posse e dalla loro Curre Curre Guagliò, con cui hanno dato vita a un inno generazionale, entrato nella colonna sonoro del film Sud di Gabriele Salvatores e tutt’ora suonato da giovani e non solo. Il brano è uscito nel 1993, all’interno dell’omonimo album di un gruppo che mixa rap e raggamuffin e formato da ‘0 Zulù (voce), Marco Messina (campionatore e Dub Master), JRM (basso) e Sacha Ricci (tastiere)

Lo stesso anno ha sancito l’inizio della carriera di uno dei primi gruppi partenopei che possiamo definire rap fino al midollo: La Famiglia, ossia Polo, ShaOne e Dj Simi. Poco dopo fu anche il turno dei Fuossera, trio composto da O’Iank, Sir Fernandez e Pepp J-One.

Con La Famiglia e gli stessi 99Posse ha collaborato anche Speaker Cenzou, MC icona del rap napoletano ora facente parte dei Sangue Mostro, gruppo fondato del 2006 assieme anche ad esponenti dei 13 Bastardi, storico collettivo con all’interno diversi esponenti della scena hip-hop campana.

L’importanza dei Co’Sang: Ntò e Luché

Chi dal basso ha dato voce a quella gente non agiata dei quartieri e della periferia di Napoli è stato soprattutto un duo che ha fatto la storia del rap non solo in Campania, ma in tutta Italia.

Parliamo dei Co’sang, ossia di Luché e Ntò, un duo icona di quel rap forte e crudo che nei primi anni Duemila aveva poco da invidiare anche a livello internazionale, grazie alla loro metrica e all’uso di un linguaggio facilitato dal dialetto napoletano utilizzato in ogni singolo brano. Se non l’avete mai messo in play, recuperate il loro primo album: Chi More Pe’ Mme, una vera e propria pietra miliare del genere, prodotta quasi per intero da Luché e con cui hanno dato voce a un ambiente costantemente martoriato dalla criminalità organizzata.

Il 2009 fu il turno del loro secondo album ufficiale, Vita Bona, ma, mentre si avvicinava l’uscita di quello successivo, nel 2012 le loro strade si separarono, con un annuncio su Facebook che ancora molti si ricordano.

Seppure entrambi abbiamo proseguito la carriera da solista, chi è maggiormente riuscito a riscuotere successo a livello mainstream è stato Luché, con un graduale abbandono del dialetto e successi di vario tipo che hanno spesso messo d’accordo sia i fan dai tempi dei Co’Sang che quelli acquisti negli ultimi anni.

Da Clementino ai rapper napoletani dei giorni nostri

Agli occhi del grande pubblico. il rappresentante di spicco del rap napoletano ha un solo nome: Clementino.

Questo successo se l’è guadagnato con tantissima gavetta, cominciata nei primi anni duemila con i contest di freestyle, tra cui spiccano senza dubbio le vittorie al Tecniche Perfette del 2004 e, soprattutto, al 2TheBeat del 2006, nella rivincita con un altro campione: Ensi.

Con la sua forza, carisma e coinvolgente presenza scenica, Iena White ha pian piano ampliato sempre di più il suo pubblico. Prima con gli album ufficiali personali, poi con i progetti assieme ai Videomind (trio con il salernitano Dj Tayone e un altro MC icona del rap napoletano, Francesco Paura) e a Fabri Fibra (sotto il nome Rapstar) fino ad arrivare alla partecipazione alla sessantatreesima edizione del Festival di Sanremo e ai numerosi programmi televisivi, dove ha ricoperto perfino il ruolo di giudice a The Voice Senior.

Sappiamo la cultura partenopea ricca di superstizioni e trucchi di scaramanzia, ma se si dovesse aprire un giro di scommesse sul prossimo rapper di successo proveniente da Napoli è facile che molti punterebbero proprio su Emanuele, in arte Geolier:

A differenza di altri colleghi che hanno abbandonato il dialetto per raggiungere più ascoltatori, Geolier lo utilizza ancora nei suoi pezzi, senza tuttavia compromettere un grande riscontro mediatico a livello nazionale. Ormai lo vediamo nei dischi di chiunque e non è raro sentirlo elogiato dai big della scena.

Il dialetto contraddistingue anche i progetti di Nicola Siciliano, classe 2002, cresciuto nel quartiere di Secondigliano e presentatosi nella scena con brani esplosivi, spesso anche autoprodotti, a testimonianza di come essere artisti completi nel rap italiano sia ancora più che fattibile.  

Geolier e Nicola non sono gli unici giovani però in rampa di lancio. Da tenere d’occhio c’è anche J Lord, talento genuino che, come i Co’Sang più di quindici anni fa, sta facendo molto per la sua gente con una musica a fortissime tinte hip-hop. Con il suo primo album ufficiale in uscita nel 2022, questo classe 2003 è stato tra l’altro autore di Testamento, brano facente parte della colonna sonora di Gomorra, una serie TV da sempre ricca di rap napoletano (scopri di più sul legame tra rap e colonne sonore)

Il rap partenopeo viene infine rappresentato dal giovane talento di Vettosi e da un altro collettivo, Siamo La Fam, composto da MV Killa, Yung Snapp, Lele Blade, Vale Lambo e Niko Beatz. Un insieme di rapper e beatmaker napoletani nati tra il 1986 e il 1996 che hanno riunito le forze per dare vita al mixtape We The Squad Vol 1, ricco di ospiti, e che se siete arrivati fin qui vi invitiamo a recuperare.

Il contributo di Salerno

Spesso vengono presi in questo calderone anche i rapper di Salerno, città che ha dato i natali tra l’altro al grande Neffa.

Due in particolare: Capo Plaza e Rocco Hunt, rapper che in maniera diversa si son presi una considerevole fetta del mercato discografico italiano, collaborando anche spesso con i vari artisti sopracitati.

Non chiamateli però rapper napoletani: loro sono salernitani fieri.

Nella città che ha dato i natali a leggende come Pino Daniele, Nino D’Angelo, Massimo Rainieri e Renato Carosone, dagli anni Novanta ad oggi è nata una forte wave hip hop, che possiamo vedere contrapposta a quella neomelodica divenuta famosa ormai in tutto il mondo e che spesso si intreccia con il rap locale (vedi anche Buongiorno, il recente album di Gigi D’Alessio ricco di ospiti della scena).

La scena urban però si sta allargando sempre di più grazie anche ad altri artisti come CoCo, Enzo Dong e Samurai Jay, che con il loro calore, voglia di spaccare e condividere le proprie storie siamo sicuri troveremo ancora protagonisti della cosiddetta scena urban italiana.

Testo inizialmente scritto per la Storify di BSMNT 105 e poi rivisto