Vince Staples torna con Blackberry Marmalade: un attacco frontale al sistema americano

Vince Staples

Dopo il capitolo di Dark Times, Vince Staples riemerge con Blackberry Marmalade, un brano e video che non cercano compromessi. È un ritorno che ribadisce una costante della sua carriera: usare la musica come lente critica sulla società americana, senza filtrare troppo il messaggio.

Blackberry Marmalade di Vince Staples: un video disturbante per mettere lo spettatore dentro il problema

Il pezzo si muove su coordinate sonore insolite per lui, con un impianto quasi punk-rock che richiama certe asperità dei suoi esordi. Ma è soprattutto il contenuto a colpire: una rappresentazione dura del razzismo negli Stati Uniti e della violenza sistemica che lo alimenta e lo perpetua.

Il videoclip spinge ancora più in là il discorso. Girato in prima persona, segue un mass shooter come se fosse il protagonista di uno videogioco sparattutto. Lo spettatore è costretto a vedere tutto attraverso i suoi occhi, senza mai vederne però il volto. Il tutto parte con l’aggressione e poi uccisione dello stesso Staples, poi l’ingresso in una tavola calda e la strage di persone nere, fino al suicidio finale.

Non è un semplice esercizio estetico. La scelta di questa prospettiva serve a mettere a disagio, a costringere chi guarda a interrogarsi sul proprio ruolo di osservatore e consumatore di violenza. Il riferimento finale alla celebre frase di Martin Luther King Jr. — tratta dalla Lettera dalla prigione di Birmingham — apre ulteriormente il campo: che tipo di “estremismo” è legittimo quando si parla di lotta contro un sistema ingiusto?

So the question is not whether we will be extremists, but what kind of extremists we will be

La seconda strofa è il vero centro del brano

Se il video costruisce il contesto, è nella seconda strofa che Staples scopre davvero le carte. Qui l’uso reiterato della n-word diventa il punto focale del discorso. Non è casuale né decorativo: è quasi provocatorio, diretto contro chi utilizza quella parola — proprio quella, non la versione censurata — con leggerezza o fuori contesto, spesso davanti a persone nere.

Staples sembra ribaltare il peso della parola, usandola in modo insistito per evidenziarne la carica storica e sociale. È un meccanismo scomodo, che obbliga l’ascoltatore a confrontarsi con il significato reale del linguaggio e con chi ha il diritto di usarlo.

Blackberry Marmalade, ad ogni modo, non offre risposte semplici. Piuttosto, mette in discussione la natura stessa della violenza: quella “anti-sistema” può davvero portare cambiamento, o finisce per replicare le stesse dinamiche oppressive?

Staples sembra suggerire che, negli Stati Uniti, la violenza — sia quella istituzionale sia quella individuale — venga spesso usata per soffocare qualsiasi reale possibilità di trasformazione. E che, in questo contesto, anche le reazioni più radicali rischino di essere assorbite o distorte dal sistema stesso.

È un ritorno pesante, stratificato, che lascia intendere come un eventuale nuovo album di Vince Staples potrebbe muoversi su coordinate fortemente politiche. A noi non dispiacerebbe affatto.

Guarda il video di Blackberry Marmalade di Vince Staples qui sotto (ma devi loggarti su YT e dichiarare la maggiore età per vederlo):