Lontano dalle logiche dei trend effimeri e dalla schiavitù dei social, 1 44 9 8 (all’anagrafe Lorenzo Zuliani) rivendica il peso della parola e della narrazione nel rap italiano. Il rapper torinese, classe ’98, pubblica il 26 giugno 2026 il suo primo album ufficiale intitolato “CERCANDO IL MIO POSTO” (Dumba Dischi / Believe), anticipato da una speciale edizione in vinile uscita a febbraio.
Interamente prodotto da Dave_Zeta – con l’immancabile supporto di Dj LilCut (Gianluca Pipino) al mix e master – il disco è un percorso di 12 tracce rigorosamente senza featuring. Un viaggio diviso idealmente in due parti: un “Lato A” dove lo sguardo è rivolto verso l’esterno, critico verso un’industria musicale ipersatura e una generazione privata del futuro, e un “Lato B” dove la prospettiva si ribalta, sfociando in una profonda introspezione personale per liberarsi dal senso di colpa e dalle aspettative.
Vincitore del Premio della Critica e del Premio Riflettori al Premio Buscaglione 2025, 1 44 9 8 si conferma un vero e proprio outsider della scena. In questa intervista ci ha raccontato la genesi del suo nuovo progetto, il suo disincantato ma lucidissimo rapporto con le dinamiche promozionali odierne e perché, alla fine dei conti, il “successo” è solo il participio passato del verbo succedere.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Per chi non ha mai sentito mezza barra dei tuoi pezzi e ti scopre oggi per la prima volta: come ti presenteresti?
«“Se non hai nulla da dire stai zitto, fa miglior figura un morto di un finto”. Ci sarebbero barre migliori, ma la poesia e l’introspezione di rado pagano al primo ascolto.»
Il tuo nome d’arte, 1 44 9 8, è particolare. Racconti di essere tornato a Torino per essere “uno tra i tanti”, libero da etichette. Quanto ha inciso questa scelta nella tua identità artistica?
«Cresco dai 7 ai 19 anni nella provincia di Genova. Lì, per quanto a nessuno freghi di te, c’è una routine da rispettare. Aspettative da soddisfare. In città invece mi è sembrata subito diversa la situazione. A nessuno frega di te, punto. E questo, se non cerchi spasmodicamente la conferma sociale, ti aiuta a portare avanti ciò che desideri.»
Il titolo del tuo nuovo album è “CERCANDO IL MIO POSTO”. Qual è stata la scintilla che ti ha fatto fermare e mettere in discussione il tuo percorso?
«A fine 2024 sono rimasto a casa dopo più di 4 anni di lavori vari. Nell’anno e mezzo seguente ho cercato di approfondire l’esistenza e i funzionamenti di tutto ciò che avevo ignorato prima (discografia, concorsi musicali, social…). In questo periodo nasce il concetto di cercare il proprio posto nel mondo. Non perché debba trovarlo seduta stante, ma perché cercare diventa difficile se non sai dove farlo.»
Nel disco emerge un passaggio tra sguardo esterno e introspezione. Quanto è stato naturale questo cambio di prospettiva mentre scrivevi?
«È stato inevitabile. La narrazione “Io sono il meglio e voi fate cagare” mi appartiene poco, per quanto sia tipica del genere. A metà disco è uscita l’idea, anche banale, del “che bisogno c’è” di fare musica in un mondo dove escono 100.000 brani tutti i giorni. Da lì, si è aperto il vaso…»
La produzione è firmata da Dave_Zeta con il contributo di Dj LilCut. Come avete costruito insieme la direzione sonora del progetto?
«Con Dave ci siamo conosciuti nel 2023. Dopo la pubblicazione di Utile (Ep, ottobre 2024), abbiamo subito iniziato a lavorare su CIMP. In 3 mesi aveva chiuso tutte le produzioni! Con Taglie (Dj Lilcut) invece, sono anni che collaboro in studio. Dal 2021 è lui che ha registrato, mixato e masterizzato il 90% dei progetti che ho pubblicato.»
Hai scelto di anticipare l’uscita digitale con un vinile in edizione limitata curato da te. Che valore ha oggi per te il supporto fisico?
«Potessi uscirei solo su fisico. Come accennavo prima, la digitalizzazione della musica ha amplificato il catalogo di ogni ascoltatore, ma ne ha cancellato (quasi) ogni curiosità. Pur essendo del 1998, ho vissuto anni con il lettore cd portatile Aiwa prima, e l’mp3 poi, e ricordo nitidamente cosa significasse avere canzoni che altri non conoscevano e viceversa. Peccato al momento sia solo un ricordo per vecchi…»
Nel progetto il tema del “successo” viene messo in discussione. Oggi come lo definiresti, al di fuori delle definizioni classiche?
«Un anno fa circa mi veniva fatto notare da Colasanti (42 Records) come il termine “Successo” sia grammaticalmente un participio passato.
Questa osservazione apparentemente banale mi ha aiutato a riordinare le gerarchie delle mie aspettative.
Non puoi aspettarti il successo, se non hai lavorato a qualcosa di nuovo che possa succedere…e così avanti, progetto dopo progetto.»
Nel disco affronti anche uno sguardo critico sull’ambiente musicale e sulle sue dinamiche. Qual è, secondo te, l’aspetto che oggi limita di più un artista indipendente?
«È sicuramente il perenne confronto verso l’esterno. Solo negli ultimi 12 mesi ci sono state almeno 3 ondate di fenomeni musicali differenti che, anche se per poco, hanno monopolizzato l’attenzione del mercato. E la cosa più difficile resta il non farsi trascinare in queste dinamiche, altrimenti smetti di fare la tua musica e inizi a seguire le mode di un algoritmo.»
La musica oggi passa sempre più da algoritmi, social e promozione digitale. Io stesso ti ho scoperto tempo fa tramite una promo su Instagram. Quanto questa dinamica cambia il modo in cui un artista viene ascoltato e giudicato e come si inserisce nelle tue strategie?
«Ha cambiato tutto. I pubblici potenziali stanno in ogni angolo del web, e più sei capace ad anticipare la prossima piattaforma, più potresti arrivare a quantità inimmaginabili di persone.
Io in tutto questo però, nutro un profondo fastidio per il fatto di non potermi sottrarre a questo gioco. Ho trovato a fatica questa formula dove mi produco da solo un contenuto a brano, per poi lasciar lavorare gli algoritmi con budget ridicoli per qualsiasi agenzia di marketing (3 euro al giorno). È la soluzione migliore del mondo? No, ma è quella che ho trovato per stare il meno possibile sui social e fare arrivare a qualcuno di nuovo quello che faccio. Sul fatto che ad alcuni possa non piacere…poco mi importa. Non cerco approvazione, solo nuovi ascoltatori (o hater).»
Su questo tema, quanto conta oggi riuscire a restare coerenti con la propria identità artistica dentro un mercato che spinge verso velocità e numeri?
«Non credo che la coerenza personale ed artistica siano state messe in pericolo dai ritmi del mercato. Penso invece che si sia un po’ persa a causa della ricerca esagerata di un risultato, che deve sempre essere migliore del tuo precedente e nel frattempo migliore anche di quello del concorrente. E aggiungo ancora: siamo davvero sicuri che, arrivati ad un certo punto, la coerenza artistico-musicale non sia diventata solo la parola elegante per intendere continuiamo a fare quello che funziona per non perdere i traguardi raggiunti? Se vuoi la prossima intervista la facciamo solo sulla coerenza (ride,ndr).»
Il disco non presenta featuring: una scelta precisa o arrivata in modo naturale durante la scrittura del progetto?
«Ho un rapporto strano con i featuring. Nei progetti con una narrazione molto personale tendo a non prenderli in considerazione, mentre li trovo estremamente interessanti nei progetti più corali.
In ogni caso, la collaborazione per me non deve tappare buchi, o soccorrermi, o promuovermi ad altri pubblici. Se c’è è perché accresce, altrimenti può non esserci.»
Dopo aver chiuso il disco e averlo portato fuori, che rapporto hai oggi con il “posto” che stavi cercando all’inizio del progetto?
«Recentemente ho scritto “Sono ad un passo e al tempo stesso in Antartide Potrei viver da cantante, o sperarci per la vita mentre atterriamo su Marte”. Ecco, questa è un po’ la percezione che ho del cercare il mio posto al momento.»
Ora che il progetto è fuori, qual è il prossimo passo per te, sia a livello umano che artistico?
«Ho ripreso al lavoro, quindi qualche soldo c’è, ma con molto meno tempo ed energie. Nel frattempo, però, ho quasi finito di scrivere Kani Sciolti Mixtape II, mentre siamo a metà circa del prossimo album con Dave. Insomma, musica ne uscirà ancora, quantomeno fino alla fine del 2027, poi vedremo.»



