I MoFos, trio varesino che con MOFO aveva acceso già la nostra l’attenzione, tornano quest’anno con MOFO Volume 2, secondo capitolo di un progetto che in dodici mesi è cresciuto più di quanto chiunque si aspettasse. Il disco esce praticamente a un anno esatto di distanza dal primo, e arriva dopo una stagione di concerti che ha trasformato Don Pexo, Habanero e Madd Paloma da scoperta locale a realtà con un seguito vero, soprattutto nella loro città.
MOFO Volume 2: un anno di concerti e di scritte per i MoFos a Varese
Tra l’uscita di MOFO e quella di MOFO Volume 2 i tre hanno suonato parecchio, passando da serate organizzate in autonomia a palchi via via più grandi, e costruendo attorno al progetto un movimento che a Varese si è fatto sentire concretamente. Lo scorso luglio il centro città si era ritrovato tappezzato da scritte e stencil con la frase “MOFO The Album”, comparsi di notte su cabine elettriche, panchine e muri, fino a finire sulle pagine de La Prealpina – storico quotidiano varesino – che aveva raccontato il fenomeno a metà tra street art e guerrilla marketing. Indipendentemente dal giudizio sulla forma, l’episodio racconta bene quanto il nome dei MoFos avesse già iniziato a circolare oltre la cerchia di chi li seguiva dal palco.
È in questo contesto, fatto di date, di serate e di una base di ascoltatori che si è consolidata, che nasce MOFO Volume 2.
Musicalmente MOFO Volume 2 riprende lo stesso concept del primo capitolo: synth bassi, spensieratezza e quell’immaginario G-Funk e West Coast anni 2000 che i MoFos avevano già abbracciato con risultati convincenti. Le influenze restano quelle, identiche al capitolo precedente, ma cambia l’approccio: più diretto, meno levigato, il loro rap va dritto al punto.
Resta intatta la qualità che funzionava meglio nel primo capitolo: la fluidità del progetto. MOFO Volume 2 si ascolta senza intoppi, merito di un’alchimia tra Don Pexo, Habanero e Madd Paloma che a un anno di distanza si sente ancora più rodata, frutto di decine di date passate a testare i pezzi anche dal vivo, e non solo chiusi in studio.
Jack The Smoker in MOFO Volume 2: il featuring che i MoFos aspettavano
Se nel primo disco gli ospiti di spicco erano Esa e DJ Vigor, questa volta lo spazio è stato lasciato solo ad un nome, che può valer da solo il prezzo del biglietto: Jack The Smoker. Il rapper milanese, istituzione per il punchline rap, porta nel disco la sua esperienza e la sua forza, offrendo ai colleghi di VA una signor strofa, non il compitino che a volte i big lasciano nei dischi altrui. Conoscendo il suo curriculum, non è nemmeno una sorpresa, ma resta comunque la conferma che il progetto dei MoFos viene preso sul serio anche da chi il rap italiano lo fa da prima che loro cominciassero a rappare.
A un anno da MOFO, i MoFos confermano la direzione presa e la spingono oltre. MOFO Volume 2 è un disco rap che scorre bene, merito dell’alchimia tra i tre che continua a far suonare la G-Funk come lingua naturale anche a Varese, senza forzature di maniera. La strofa di Jack The Smoker alza ulteriormente l’asticella, e il resto del disco non sfigura al suo fianco.
Per un trio che dodici mesi fa era ancora una scoperta locale, è un passo avanti netto, e la prova che attorno al progetto MOFO si è costruito qualcosa di solido.


