DJ Skizo e Kamikaze: il produttore storico dell’hip hop italiano si racconta

DJ Skizo

C’è chi nella scena italiana ha costruito mattone su mattone, senza aspettare che qualcuno gli riconoscesse il lavoro. DJ Skizo è uno di quelli. Produttore, DJ, punto di riferimento per generazioni di ascoltatori e artisti, ha attraversato decenni di hip hop nostrano lasciando un’impronta che va ben oltre i crediti sui dischi. Con Kamikaze, il suo ultimo producer album, ha messo insieme venti tracce e una lineup che racconta la sua idea di musica nel 2026: nessun compromesso, nessuna fretta, solo il reciproco rispetto tra chi condivide la stessa visione.

Kamikaze non è un disco costruito a tavolino per intercettare tendenze. È un progetto che ha preso forma in circa un anno, con Gambino al fianco nello scouting degli artisti e con gli skit di Dre Love e P.H.A.S.E. 2 a dare all’insieme una dimensione culturale precisa. Attorno a Skizo si muovono nomi scelti per ragioni che hanno a che fare con la musica prima che con le classifiche.

In questa intervista Skizo parla di Kamikaze, del peso storico dell’hip hop italiano oggi che è diventato mainstream, del libro uscito in parallelo al disco e dei prossimi progetti suoi e dell‘Alien Army.

La nostra nuova intervista a DJ Skizo, fuori con Kamikaze

Kamikaze ha 20 tracce e una lineup enorme. Quanto tempo ci hai messo a costruirlo e come hai selezionato gli artisti? C’era un criterio preciso o ti sei fatto guidare dall’istinto?

«Ho seguito l’istinto nel mettere assieme un gruppo di persone che abbracciassero il mio progetto. Alla base della chiamata c’era un’idea semplice: il reciproco rispetto umano e artistico tra tutti questi “Piloti” che mi hanno accompagnato in questa avventura. Gambino mi ha dato una mano nello scouting e io ho cercato di costruire il tappeto sonoro per questa missione senza fronzoli né compromessi, cercando di far splendere gli artisti, il progetto e la mia idea di fare musica nel 2026. La gestazione è durata circa un anno, ma senza vincoli e senza fretta: le cose dovevano uscire nel modo giusto, senza pressioni o date imposte dal regime discografico».

Tra i ragazzi che hai chiamato su questo disco, chi ti ha sorpreso di più? Chi vedi con le spalle larghe per portare avanti la cultura?

«Potenzialmente ognuno di questi ragazzi ha spalle larghissime. Partendo dallo stesso duo Gambino Galante, che sono una riconferma dello stile vero di Bolo e della Scuola sana. Pessimo17 è uno storyteller da brivido: ascoltate il brano e, se non vi tocca l’anima, allora la musica non è roba vostra. Adriana ha il Soul dentro e credo che su quella produzione sia riuscita a tirarlo fuori al massimo. Con CommaUno abbiamo fatto subito crew e con lui vorrei sviluppare altra musica. Doye e Click, che cazzo di duo potenziato col turbo: loro hanno una strada spianata davanti. I Triflusso sono un’altra crew spaziale, con un delivery fresco e una grande personalità. Cease Gun è il quartiere, l’appartenenza, le panchine e il nostro slang. Toni Zeno è un pugno in faccia all’ovvietà: per lui la strada è infinita quanto le sue skill. Esa, in questo momento più visionario che mai, rappresenta lo spirito libero di chi se ne sbatte delle regole. Gentle T e J Ness, in combo su quel sound delirante, spaccano. Feddini porta quella freschezza e quella naturalezza che oggi in pochi hanno, con un delivery immediato e riconoscibile. Lucariello è la poesia amara che taglia l’animo. PoppaGee racconta il mondo della strada e dei writer con una crudezza autentica. E poi gli infiniti Ghost e Bront assieme a me sui piatti a confezionare queste pietre di beat. Per finire Douglas in mix e mastering al Laate di Milano».

Gli skit di Dre Love e P.H.A.S.E. 2 danno all’album una dimensione culturale precisa. Era un elemento narrativo pianificato fin dall’inizio o è venuto naturalmente durante la lavorazione?

«Era pianificato dall’inizio. In entrambi i casi si trattava di un omaggio dovuto a due persone che hanno dato tantissimo alla Scuola italiana. A volte ci sono figure che attraversano la storia dell’Hip Hop italiano in silenzio, lasciando informazioni preziose e linee guida per gli anni a venire. Per chi sa cogliere il loro messaggio c’è davvero molto da apprendere e approfondire. Dre Love mi ha insegnato a conoscere l’amore nella musica, Phase mi ha trasmesso la volontà di esser unico».

A distanza di tutto questo tempo in cui hai spinto come si deve la doppia h nostrana, cosa ti manca ancora fare? C’è qualcosa che senti di non aver ancora detto con la musica?

«Non credo che con la musica si arrivi mai a dire tutto. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, qualche stile da sviluppare o qualche territorio da esplorare. La musica è infinita e dopo tutti questi anni ho ancora la stessa voglia di mettermi alla prova, imparare e intraprendere nuove missioni con persone che possano stimolarmi artisticamente e umanamente».

La scena italiana ti ha riconosciuto il tuo peso storico nel momento giusto o hai dovuto aspettare troppo?

«Sono soddisfatto dei riconoscimenti e dei traguardi raggiunti. Non mi sono mai posto il problema di capire se siano arrivati troppo presto o troppo tardi, perché sono sempre stato consapevole delle cose fatte e del numero immenso di persone che ho instradato tra DJ, produttori o semplicemente appassionati che hanno usato la mia musica come colonna sonora delle loro giornate. Ho sempre cercato di dipingere in musica i miei sentimenti e le fotografie che vedevo in giro per il mondo, senza fermarmi ad aspettare consensi o medaglie. Ho fatto tutto per il gusto di devastare e lasciare un segno indelebile».

Da un po’ di anni l’hip hop italiano è mainstream, quasi ovunque. È una vittoria o qualcosa si è perso per strada?

«È una vittoria nella misura in cui una cultura che per anni è stata considerata di nicchia oggi è riuscita ad arrivare ovunque. Questo significa che tante persone hanno lavorato bene e hanno aperto delle porte. Quello che rende l’Hip Hop diverso da altre culture legate a generi musicali specifici, come il punk, il rock o anche lo stesso jazz, è la sua capacità di evolversi continuamente. Molti generi sono rimasti legati a una forma precisa e col tempo hanno perso centralità. L’Hip Hop invece non è mai uguale a sé stesso, perché non sono mai uguali le persone che si affacciano a questo mondo. Come tutte le cose che crescono, però, qualcosa si trasforma. Alcuni valori si sono un po’ persi per strada, ma allo stesso tempo ci sono ancora tantissimi artisti che portano avanti lo spirito originale dell’Hip Hop con passione e credibilità. Alla fine non è il mainstream il problema, è quello che decidi di metterci dentro. Ogni generazione porta nuove idee, nuovi linguaggi e nuovi punti di vista. È come una pianta: puoi tagliare un ramo, ma ne spunterà sempre un altro. Le radici restano le stesse, ma la crescita non si ferma mai. Quindi sì, sicuramente abbiamo perso dei pezzi per strada, ma ne abbiamo guadagnati altrettanti».

DJ Skizo

Hai pubblicato Kamikaze mentre stai promuovendo il tuo libro: senti che si completano o parlano a pubblici diversi?

«I due progetti si completano a vicenda perché sono nati nello stesso periodo e con lo stesso obiettivo: dare alla mia gente due prodotti sinceri e validi. Il disco racconta la mia visione attraverso la musica, mentre il libro la mette nero su bianco per la prima volta. Maurizio D’Apollo, autore del libro, si è occupato anche dell’art direction sia del libro che di Kamikaze. Ha saputo tradurre le mie parole in una forma scritta nella quale mi rivedessi davvero e mi sentissi completamente a mio agio, mantenendo intatto il mio modo di pensare e di raccontare le cose. Ma soprattutto ha costruito l’immaginario visivo che accompagna sia il libro sia il disco, riuscendo a trasformare idee, parole e musica in un linguaggio visivo coerente. Credo che il risultato finale racconti perfettamente quello che volevamo comunicare».

Prossimi progetti tuoi e dell’Alien Army?

«In questo momento sto preparando un LP strumentale molto interessante che annuncerò a tempo debito. È un progetto nato durante la gestazione del libro. Volevo tradurre in musica quello che racconto nel libro, perché quelle pagine hanno un suono preciso. Rimettere mano a certi ricordi e a certe storie ha riportato a galla atmosfere, sensazioni e suoni che avevo ancora dentro e che sentivo il bisogno di trasformare in musica. Nel frattempo mi sto concentrando su alcune produzioni che mi sono state richieste dopo l’uscita di Kamikaze. Quando persone con cui hai condiviso un percorso tornano a cercarti per costruire nuova musica insieme significa che il lavoro fatto negli anni ha lasciato qualcosa. Anche Alien Army sta concludendo la sua missione proprio in questi giorni, ma per il momento teniamo ancora tutto top secret. Posso però anticipare che sarà un disco in cui rimetteremo la tecnica al centro del discorso. Innovazione, ricerca e visione sono sempre state parte del nostro DNA e vogliamo continuare a essere uno stimolo per le generazioni attuali e per quelle che verranno. Un mega ringraziamento a tutti quelli che ci seguono, a chi ci supporta da sempre e a tutte le nuove persone che hanno abbracciato il mio sound. Stay tuned, arriviamo on point come sempre. Dj Skizo aka Bad Newz»

Se ancora non l’hai ascoltato, trovi Kamikaze di DJ Skizo di seguito: