Diss Gacha pubblica Non È Solo Swag: un disco atteso che conferma la sua identità

Diss Gacha
Foto di @Doppia.A_AndreaAdriano

Diss Gacha ha pubblicato Non È Solo Swag, il suo nuovo album ufficiale. Un progetto che arriva in un momento chiave del suo percorso e che, inevitabilmente, viene osservato con attenzione per capire quale direzione avrebbe preso dopo quanto costruito in precedenza.

Diss Gacha ci vuole dire che Non È Solo Swag

Non È Solo Swag è un disco importante per Gacha, non solo per il tempo passato dall’ultimo lavoro, ma per il peso che si porta dietro in termini di aspettative. La sensazione è che l’artista abbia scelto di non stravolgersi: il suo stile resta riconoscibile, diretto, coerente con quanto fatto finora. Allo stesso tempo però emerge una volontà di mettere qualcosa di più personale dentro il racconto, andando oltre la semplice estetica.

Brani come Come Sarebbe Il Mondo Se Regnasse L’Arte, Vittoria > Business (con quel ritornello alla No Role Models di J Cole) o Gloria (forse la migliore dell’album) mostrano proprio questo lato: meno focalizzato sull’immagine e più su una dimensione introspettiva, che aggiunge profondità senza snaturare il suo approccio. È qui che si percepisce il tentativo di ampliare il proprio linguaggio, senza rompere con il passato.

Sala dietro tutto: una presenza forte ma poco valorizzata

L’intero album è prodotto da Sala, elemento centrale del suono del disco. Fa però riflettere il fatto che il progetto non sia stato promosso mettendo maggiormente in primo piano il suo nome. Non è una dinamica nuova nelle major, dove i producer spesso restano in secondo piano, ma in questo caso è difficile ignorare quanto il suo contributo sia determinante.

La produzione è uno degli aspetti più riusciti del disco: ci sono diversi switch di beat ben costruiti e una varietà di influenze che spaziano dalla west coast fino alla jerk, passando ovviamente ai cori gospel, mantenendo però una coerenza complessiva. In Sfilate poi c’è anche un qualcosa alla Black Skinhead di Kanye West che aumenta l’impatto sonoro del progetto. Soprattutto, si sente un’alchimia consolidata tra Gacha e Sala, frutto di un percorso condiviso che continua a dare risultati concreti.

Altro elemento interessante è la selezione degli ospiti. In un contesto in cui spesso si punta su nomi prevedibili, qui si nota una scelta più ragionata e meno scontata. Questo contribuisce a dare respiro al disco e a evitare quella sensazione di déjà-vu che molti album finiscono per avere.

Nel complesso, Non È Solo Swag non è un progetto che cerca la rivoluzione a tutti i costi, ma un leggero passo avanti nel suo percorso. Gacha resta fedele a sé stesso, ma lascia intravedere margini di crescita, soprattutto quando decide di esporsi di più a livello personale. Un equilibrio che potrebbe essere la chiave anche per i prossimi sviluppi del suo percorso.