Riprendiamo i 4 MM in attesa del quinto capitolo

MadMan

Sono in corso, ormai da anni, molte esempi di saga nel rap game italiano a cui i fan sono affezionati. Fastlife di Guè, Keta Music di Emis Killa, QVC di Gemitaiz, i Machete Mixtape, giusto per fare nomi ben noti. Una delle più interessanti da analizzare per la sua evoluzione è sicuramente quella degli MM di MadMan. In attesa del quinto, ripercorriamo gli scorsi quattro capitoli, ognuno unico nel suo genere, ognuno rappresentativo di una fase artistica di Mad.

I 4 MM di MadMan riascoltati oggi: come si è evoluta la saga negli anni?

Iniziamo subito col dire che il MadMan del primo MM è un rapper che ha già sfornato alcuni lavori, che ha già vissuto anni di gavetta. Prima del 2013 (anno del primo mixtape della saga) MadMan aveva già pubblicato Prequel EP, Riscatto Mixtape con TemoXso, Rip Street Album, l’acclamato Escape Form Heart, oltre che i due primi dischi con Gemitaiz dal titolo Haterproof e Detto Fatto.

Se per artisti come Emis Killa il primo lavoro della saga (Keta Music) costituisce l’inizio della discografia, dobbiamo metterci nell’ottica che Mad in MM1 giocherà con strumenti già affilati. Vedremo nomi importanti, produzioni iconiche campionate e, soprattutto, una enorme capacità del rapper nell’arte dell’incastro metrico.

Ultimo dettaglio prima di iniziare: il susseguirsi dei MM non sarà lineare dal punto di vista qualitativo. I primi due li ricordiamo parecchie spanne sopra il terzo e il quarto, comunque validi. Questo per varie ragioni che varrà la pena trattare. Ma andiamo con calma.

MM volume 1: “Sai che me ne fotte della sorte?”

Parlando del primo mixtape, si recupera un progetto leggendario. Pubblicato nel giugno del 2013 per Tanta Roba Label, registrato nel mitico Bunkerino, diede il via alla saga per eccellenza di Mad.

Da rilevare da subito l’uso di strumentali americane (storiche) già edite all’interno di tutte le tracce, motivo per cui non è disponibile su Spotify. L’unica che fa eccezione è Come ti fa Mad, con la produzione inedita di PK. Un pezzo di una tale iconicità da aver dato vita ad un piccolo progetto (indipendente) con i remix di 6 produttori diversi, uscito nell’ottobre dello stesso anno.

Pezzi campionati per gli altri brani ad esempio: Bitch, Don’t Kill My Vibe di Kendrick Lamar, Dreams and Nightmares di Meek Mill, Gas Pedal di Sage the Gemini, Molly di Tyga. L’idea di fondo era quella di portare una manata di sound tutta nuova, elettrica, fortemente contaminata dagli States. E in diciotto tracce possiamo dire che ci si riesce, e anche alla grande. L’insieme suona come un sogno sonoro fuori di testa, in cui rabbia e tecnica hanno preso il controllo.

Il tutto viene proposto come un unico grande meccanismo, in cui ogni brano è legato all’altro. Per esempio in C’ho flow la prima frase pronunciata nell’intro (“Bella Ensi, bella En?gma”) è dedicata agli ospiti della traccia precedente, Numbers. O ancora, in Pay Day, viene ripresa la tematica del pezzo prima, Molly. Originariamente, i mixtape su cassetta venivano registrati senza soluzioni di continuità: la raccolta non era divisa in più tracce, ma ogni canzone succedeva la precedente senza interruzioni. E questo è un grande plus che MM1 può vantare di avere.

Inoltre, per quanto compaia esplicitamente solo in NLS (feat. Luché e Gem), la voce di Gemitaiz ci accompagna per tutto il mixtape. Apre e chiude le tracce, è l’host e aiuta fare da ponte e, a dirla tutta, si può vedere MM1 come un progetto tanto di Mad quanto di Gem, presente e fondamentale anche nella direzione artistica.

Non si tratta solo di collaborazione, ma di una continua e ferrea voglia di fare musica insieme, anno dopo anno, dando una mano all’altro anche se il progetto non è il proprio. E questo è una costante nella carriera di entrambi.

In generale ci sono tracce mostruose per base e flow, oltre a quelle già citate: Freaks, Senza finto Bon Ton (feat. Killa Cali), WTF, Guarda Mamma (feat. Mostro e Uzi Junkana), Tutti Kings Online (feat. Jack the Smoker), 5AMBunkerino feat. Sercho. Mad qui non ne sbaglia una.

A distanza di anni, MM1 resta ancora un manifesto generazionale: grezzo, caotico, affamato e incredibilmente avanti per il periodo. Un mixtape che non solo ha segnato la carriera di MadMan, ma che ha lasciato un’impronta precisa sull’evoluzione dell’underground italiano degli anni successivi. Ci piace pensare che tutti i capitoli successivi siano in qualche modo eredi di questo, con la responsabilità di portare avanti qualcosa venuto clamorosamente bene.

MM volume 2: il capitolo incandescente della saga di MadMan

Pubblicato nell’ottobre 2016, MM Vol 2 è forse il punto più alto mai raggiunto dalla saga di MadMan. Se il primo capitolo era esplosivo e istintivo, il secondo prende quella stessa energia e la rende più compatta, più consapevole. È il disco in cui MadMan sembra aver trovato il perfetto equilibrio tra tecnica, fame e direzione artistica.

Il tutto suona enorme, incendiario, sempre sul punto di collassare ma senza perdere mai il controllo. L’impressione è quella di ascoltare un artista totalmente immerso nel proprio mondo sonoro, deciso a dare sempre di più. Le produzioni si muovono tra atmosfere oscure, synth e bassi enormi, mentre Mad affronta il tutto con una gran sicurezza. Per i beat originali dobbiamo ringraziare producer come 2P, Ombra, Frenetik & Orang3, PK e Mixer T.

Anche qui tornano o fanno la loro prima apparizione nomi molto grandi come ospiti: Achille Lauro in Occhiali da donna RMX, Ensi, Er Costa e Lil Pin in Dead a Pu**y RMX, BlueVirus in Nel Cervello, Nitro in Baby Blu e, ovviamente, l’iconico Veleno 6 con il buon Gemitaiz. Gem è meno presente all’interno del progetto (non fa più da “voce narrante” come nel primo) ma compensa ampiamente con questo banger cult.

Forse è questo a rendere MM2 così amato ancora oggi: nonostante l’evoluzione tecnica e produttiva, mantiene intatta l’autenticità dei primi anni. Non suona mai costruito, di plastica. Non cerca il singolo radiofonico, non rincorre trend particolari. Vuole semplicemente essere il mixtape più devastante possibile. E, probabilmente, ci riesce.

Ci sono progetti che col tempo diventano “importanti” solo per il loro peso storico. Pensiamo che MM2 regga ancora all’ascolto in maniera impressionante. Ha una violenza sonora e una compattezza che tanti mixtape successivi non sono riusciti nemmeno ad avvicinare. È uno di quei casi (rari) in cui il mito creato dai fan non supera la qualità reale del lavoro.

MM Volume 3: un cambio di direzione, con qualche chicca nascosta

Con MM Vol 3, uscito nel febbraio 2019, la saga di MadMan entra invece in una fase diversa. Dopo due capitoli feroci, densissimi e quasi ossessionati dal rap puro, MadMan prova ad allargare il proprio linguaggio musicale. Il problema è che il risultato, pur restando orecchiabile a tratti, non riesce ad avere la stessa forza dei predecessori.

Il cambiamento si sente subito. Le atmosfere diventano melodiche, meno concentrate sull’impatto tecnico e sull’aggressività, pensate per un pubblico più ampio. In diversi momenti sembra quasi che MM3 voglia smarcarsi dalla formula storica della saga per cercare qualcosa di più aperto e contemporaneo.

Di per sé non sarebbe un difetto: il problema è che molte di queste intuizioni non funzionano davvero fino in fondo. Dove i primi due mixtape erano compatti e coerenti, qui l’impressione è quella di un progetto meno focalizzato, più dispersivo, quasi indeciso su che direzione prendere.

Va detto però che MM3 non è affatto un brutto progetto. Anzi, riascoltato oggi contiene comunque idee valide e momenti riusciti. Semplicemente in primo luogo soffre (inevitabilmente) il confronto con due mixtape, che avevano fissato un livello altissimo. E in secondo luogo paga anche il momento storico del rap italiano in cui è inserito. Nel 2019 la scena era completamente cambiata rispetto agli anni del primo MM: nuovi nomi, nuove stili, nuove esigenze. Ci piace ricordare, da 24/7:

Prima del rap e la svolta
Prima di fare le foto con gente
Che neanche mi ascolta

Resta comunque interessante continuare ad osservare come la saga stia seguendo l’evoluzione personale e artistica di MadMan. Ogni MM fotografa un periodo preciso della sua carriera e il terzo volume racconta chiaramente un artista meno istintivo, meno underground nel senso classico del termine, ma più disposto a sperimentare.

MM Volume 4: un ritorno a metà, anche qui con delle chicche

Con MM Vol 4 la sensazione iniziale è abbastanza chiara: MadMan vuole riportare la saga verso territori più rap dopo le sfumature più melodiche del terzo capitolo. E in parte ci riesce. Il problema è che il risultato finale lascia addosso una strana impressione, quasi quella di un ritorno incompleto.

Sicuramente, come per MM3, il progetto non riesce mai davvero ad avere l’impatto devastante dei capitoli storici. Ma oltre a ciò sorge, come nuova questione, il fatto che MadMan abbia cercato di aggiornare il proprio stile senza trovare fino in fondo una nuova forma davvero convincente. Ed è qui che emerge forse il limite principale del disco: mentre tanti artisti della sua generazione sono riusciti a reinventarsi completamente (non sempre in positivo), Mad sembra essere rimasto in una specie di terra di mezzo.

Dall’altro canto, pensiamo che possa essere stato un atteggiamento non completamente controproducente. In un momento caotico come il 2021, appena usciti dall’emergenza Covid, Mad ha fatto un mixtape senza troppe pretese, senza guardarsi troppo attorno. E questo, per quanto non abbia garantito un prodotto finale eccezionale, ha permesso di sfornare un mixtape comunque godibile. In Chillin’ scrive:

Non mi fotte un c*zzo di tutto sto gossip
Pensi di conoscermi, non mi conosci

Rispetto al capitolo precedente abbiamo sicuramente un uso migliore delle collaborazioni.

Rafilù e Speranza in Verso o falso, Massimo Pericolo in Solo per me, quella mina di Veleno 8 con Gemitaiz, MV Killa e Young Snapp in Like this Like that. Nulla a paragone coi feat dei primi, ma un punto in più sicuramente rispetto al 2019.

Considerazione finale: cosa rappresenta oggi la saga degli MM mixtape di MadMan?

C’è un problema di fondo con cui fare i conti. Ogni nuovo MM viene confrontato non solo con il presente (nel conteso rap in cui esce) ma soprattutto (e fin troppo) con il mito dei primi due capitoli. Un confronto quasi impossibile da vincere. Perché MM1 e MM2 erano figli di un momento irripetibile: fame, underground, voglia di spaccare tutto e una scena ancora abbastanza “vergine”. Oggi il contesto è cambiato completamente e anche MadMan è un artista diverso.

Forse il punto è proprio questo: l’ultimo mixtape, MM4, non è il ritorno definitivo che molti fan speravano, ma nemmeno un capitolo da cancellare o fingere che non esista. Lo stesso discorso con il terzo. Sono un dischi discontinui, con alti e bassi evidenti, che però conservano ancora sprazzi del talento enorme di MadMan. A tratti sembra quasi di intravedere una scintilla sotto la cenere, senza però la pretesa di alimentare di nuovo la fiamma.

Sarebbe proprio il fuoco ciò che speriamo di rivedere più forte in MM5, ormai prossimo.

E in fondo è anche questo il destino delle saghe lunghe nel rap: prima o poi smettono di essere soltanto esplosioni di energia e diventano il racconto di un artista che cambia, si evolve e che, soprattutto, non ha mai smesso di amare il rap.