Promessa l’ha fatto di nuovo: Morendo ad occhi aperti è fuori ora

Promessa

Parlando della sua ospitata a Real Talk, avevamo definito Promessa come un “rapper di nome e di fatto”. Forti anche dei due album precedenti, Danza del grano e Vite Sgrammate, le aspettative per questo nuovo capitolo erano alle stelle. Il tutto certamente non era privo di un certo timore: una carriera partita così velocemente, cresciuta in modo così luminoso, poteva facilmente incappare in un primo passo falso, come successo spesso con molti artisti nel corso degli anni. Ma fortunatamente, così non è stato: Promessa con Morendo Ad Occhi Aperti ha sfornato un lavoro che potrebbe il suo migliore finora. Parliamone insieme.

Promessa l’ha fatto di nuovo: Morendo Ad Occhi Aperti è il nuovo fiore all’occhiello della discografia del rapper milanese

Morendo ad occhi aperti è un disco che fa esattamente quello che gli viene chiesto. Scorre bene, immerso in un unico grande mood di sound e scrittura, si ramifica in tematiche e stili che non lasciano l’ascolto piatto. Nessun compromesso, nessun pezzo da radio, solo tanto e succulento rap di strada.

Volendo osare, un bel paragone che si può tracciare è con Marracash, disco di esordio di Marra del 2008. L’idea che li accumuna è quella dell’ambientazione: in entrambi i casi si respira di pezzo in pezzo l’aria del quartiere, dei palazzoni, dell’asfalto bollente.

La componente “umana” viene sviscerata nelle tracce, ma è ampiamente accompagnata da dettagli e riferimenti che ci fanno sempre ricordare dove dobbiamo pensare di essere mentre ascoltiamo. Se per Marra a fare da sfondo era la desertica e polverosa Barona, qui è Bicocca, anche se la narrazione a tratti sembra sfiorare anche la periferia di Milano. Scrive in Grande Salto:

Per le botte, per la rabbia che fumo di notte
La gabbia di questa città che ti inghiotte
La baida che fotte
Per mia mamma chiedi al cielo di essere forte
Per le cene che prima smezzavo e invece ora offro

Tracklist completa, tanti rimandi al “vecchio Promessa” e lo sfondo affettivo-amorso

Si avverte un legame forte con tutta la carriera precedente di Prome, anche verso i suoi primissimi pezzi. Per fare un esempio, nella traccia Al portone (che riprenderemo a breve) la barra di apertura della seconda strofa “Scrivo mentre un fra’ disimpara” è la stessa di Ultimo passo e Brutto tempo, entrambe del 2024. Promessa non scorda il suo passato, le sue origini, e questo vale anche dal punto di vista della musica.

Le tracce sono tutte valide, alcune più alcune meno. Perenne sullo sfondo il tema amoroso, in buona parte dei pezzi: questo però non va a cozzare con la narrativa di strada, ma rende il tutto ancora più vulnerabile. Non possiamo dire che Prome si sia messo completamente a nudo in questo album, ma sicuramente non si tira mai indietro quando c’è da mettersi in gioco, sia come rapper sia come uomo.

Brani in cui le due tematiche (affettiva e street) si incontrano sono ad esempio: 200 motivi (feat Ernia), 9 febbraio Ordinaria follia (feat Franco126). La donna amata è descritta come una musa del passato, con cui il rapper ha avuto un rapporto incandescente e viscerale, ma che ora è solo una brezza lontana.
Molto pungente in 9 febbraio:

Tu che mi guardi e sbrocchi, tu che mi guardi e brilli
Pure quando gridi, con le lacrime agli occhi, seh
Fammi un sorriso, restiamo belli come un film, pure senza filtri

L’omaggio a Bassi Maestro: solido e non scontato

Nella già citata Al portone c’è una chicca che ci testimonia come Promessa sia cresciuto con l’hip-hop milanese della vecchia scuola. A 30 anni esatti dal disco Contro gli estimatori, viene ripresa l’iconica Ad occhi aperti di Bassi Maestro. Un pezzo che si sposa perfettamente con il concept del disco sulla vista e sul tenere gli occhi chiusi.

Sognando ad occhi aperti da quando mi sveglio fino a sera
Just rollin’ nella città degli angeli o nella grande Mela

Un grande big up a questo giovane rapper per aver riportato allo nostra attenzione e a quella dei suoi giovani fan un brano e un album così iconici. Chissà se avverrà mai una collaborazione tra i due artisti milanesi. Abbiamo visto quanto Busdeez non si tiri indietro alle sfide coi giovani rapper, soprattutto negli ultimi anni.

Collaborazioni: tutte necessarie?

Partiamo dal presupposto che non troviamo i soliti nomi su questo disco o, almeno, ne troviamo meno e la loro presenza è abbastanza motivata.

L’importante è che il nostro rapper di Bicocca rimane il protagonista dell’album, e questo non è scontato. Racconta la sua storia, i suoi pensieri, la sua rabbia, i suoi amori. Ogni tanto, sporadicamente, entrano in scena anche delle altre voci, degli altri personaggi: cercano di contribuire all’ecosistema generale, e non ci danno la strofetta apatica e ritagliata. Questo è sicuramente un plus dell’album.

Immancabili 22simba e FlacoG, che portano un pezzo non al pari di Old Fashion ma comunque meritevole. Abbiamo Franco126, che porta una strofa leggermente rap sempre con una componente più melodica.  Troviamo la prima ospitata di Sayf dopo Sanremo, in un pezzo non banale e molto orecchiabile sull’essere italiani. Ovviamente compare anche Ernia, da sempre propositivo verso carriera di Promessa. E, ultimo ma non per importanza, il buon Rrari dal Tacco: Montana è forse uno dei pezzi più “ignoranti” della tracklist, ma sentirli rappare insieme è oggettivamente una goduria.

Detto ciò, bisogna sottolineare un concetto: nessuna di queste collaborazioni spicca particolarmente. Fanno il loro, aiutano a far scorrere il disco, ma Morendo ad occhi aperti è un progetto che poteva benissimo procedere da solo. Detto ciò ribadiamo che comunque sono nomi graditi, contigui col tipo di rap che porta Promessa.

Ma quindi è meglio Morendo ad occhi aperti o Vite sgrammate?

Per quanto non stia a noi dirlo, ma ai centinaia di migliaia di fan di Promessa, si può fare una considerazione. Vite sgrammate aveva un po’ più di componente sociale all’interno dei suoi testi. Morendo ad occhi aperti sferra degli attacchi feroci, mostra la rabbia di Prome, ma solo in alcune tracce, senza farne la base portante del disco. Però: la scrittura e la consapevolezza artistica hanno raggiunto qui dei livelli davvero alti, più dei dischi prima.

Detto ciò è un paragone fine a sé stesso perché, come visto prima, tutti gli album di Promessa dialogano fra loro: la crescita di questo rapper è straordinariamente lineare, fedele alle sue radici, e ogni singola traccia è stata occasione di migliorarsi.

Quindi sì, Promessa rimane uno degli artisti più affilati della nuova scena, Morendo ad occhi aperti lo conferma. I suoi pezzi spingono, il mood del disco è potentissimo (avvalorato anche dai beat d’oro di Idua), la sua visione della vita e della strada è sanguigna e diretta.

E noi non potevamo chiedere di più.

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