In occasione dell’album tributo Faber Nostrum, la cover di Willie Peyote omaggia il cantautore genovese.

Faber Nostrum è un progetto, uscito come album fisico il 26 aprile, il cui scopo è raccogliere le reinterpretazioni da parte di nuovi artisti dei grandi classici di de André: la cover di Willie Peyote è forse la meglio riuscita del progetto. Ma vediamo perché.

Il Bombarolo è una canzone contenuta nel quarto concept album di de André Storia di un impiegato, un album che era una dichiarazione politica da parte di Faber. A partire da Canzone del Maggio, sui movimenti del ’68, fino a Nella mia ora di libertà, con cui l’album si chiude, il disco racconta la vita di un impiegato attraverso ribellioni, lotte, sconfitte e rivalsa finale.

Le reinterpretazioni contenute in Faber Nostrum sono incredibilmente varie, ma Willie è stato l’unico a sconvolgere radicalmente il testo, oltre che la musica. Willie riprende infatti il nucleo della drammatica storia del bombarolo, ovvero quella di un sovversivo, di un operaio la cui frustrazione e il cui sentimento di impotenza verso la propria condizione lo spingono a farsi giustizia da solo, e la narra usando il linguaggio e il suono fluido, fresco e attuale che appartengono al rap.

“Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d’un’altra razza,
son bombarolo.

Nello scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l’amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo.”

(Fabrizio de Andrè)

***

“Chi va dicendo in giro che ora sembro pazzo
Come la gente del palazzo
Se mi incrocia per le scale mi saluta
Con un cenno veloce e grande imbarazzo
“Eppure era così un bravo ragazzo” “Eh già”
Ho sentito commentare la vicina
“Tutta la famiglia è strana quindi per favore stai lontana”
Mormorava quasi per rassicurare la bambina
Forse pensava a mio padre morto suicida
Due anni dopo che la sua azienda è fallita
Quando la banca in sei mesi gli ha pignorato una vita
Di sacrifici, di sangue e fatica
L’investimento sbagliato l’ha suggerito
Proprio il consulente che dopo un mese è sparito
Ho chiesto al suo capo, ho cercato in ufficio
Nessuno si è scusato, nessuno si è mai pentito
Non si è pentito chi mi ha licenziato
Perché ha solo seguito leggi di mercato
E quando ha delocalizzato ha salvato l’azienda
Quindi di fatto è un eroe, non si offenda
E ognuno ha gli eroi che si merita
Ho già abbassato il capo alla predica
E resto in mezzo a questi poveracci che non hanno un eroe
Anche per loro son di un altra razza, son bombarolo”

(Willie Peyote)

Willie Peyote non è affatto estraneo a questi temi e questa rielaborazione è un perfetto esempio della sua personalissima abilità di avere a che fare con temi che riguardano il sociale.

C’è da dire però, che per qualunque musicista italiano, onorare o anche solo confrontarsi con Faber è probabilmente il compito più arduo che possa affrontare. Ci vuole sì coraggio, ma per non fare flop ci vogliono soprattutto una gran dose di talento e la capacità di possedere una visione d’insieme del pezzo, del suo messaggio e dei due differenti contesti storici, altrimenti è molto facile scadere nella banalità di rendere semplicemente più orecchiabile ad un pubblico odierno un classico senza tempo che in realtà non ne ha bisogno.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un’altra scuola,
son bombarolo.

(Fabrizio de Andrè)

***

“Per strada tante facce non hanno un bel colore
Qui chi non terrorizza si ammala di terrore
Di paura trasuda il televisore
La paura è la briglia dell’elettore
Però questa paura è un po’ meschina in effetti
Si concentra solo su certi gruppetti
E io sono tranquillo, non desto sospetti
Da uno così bianco tu non te lo aspetti
Intellettuali d’oggi, idioti di domani
Opinionisti da talkshow tra casi umani
Parlano di gente stanca di scendere in piazza
Tra colpo di stato e colpo di grazia (ringraziami)
Ti scoverò i nemici, per voi così distanti
E dopo averli uccisi sarò fra i latitanti
Ma finché li cerco io i latitanti sono loro
Ho scelto un’altra scuola, son bombarolo”

(Willie Peyote)

Tra le tante magie di cui Faber è stato arteficie c’è quella, riscontrabile oggi, a vent’anni dalla sua morte, per cui i suoi testi sono perfettamente adattabili al presente. Le ingiustizie e l’angosciante indifferenza verso il dolore altrui di cui de André cantava sono flagelli che inquinano il nostro quotidiano più che mai.

Ed è per questo che quando Willie prende un messaggio così attuale e lo comunica attraverso il rap, l’unico genere, assieme al cantautorato, ad avere come caratteristica base quella di narrare la realtà nelle sue accezioni più scomode e drammatiche, il risultato è, a mio parere, perfettamente riuscito.

Spero di avervi convinto, buon ascolto!

Foto di Chiara Mirelli.

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